Della materia di cui sono fatti i fallimenti

Ho concepito questo blog per essere un piccolo diario di appunti letterari, notizie, recensioni. Col tempo ho smesso di recensire, ma non di leggere, ho smesso di dare notizie e gli appunti sono andati a farsi benedire.
Non volevo arrivare a un post personale, però quando non sai più dove sbattere la testa alla fine viene spontaneo comunicare col muro su cui l’hai schiantata fino a poco prima.

Il primo post di questo blog risale al 12 marzo 2013, si intitolava “Della materia di cui sono fatti i sogni“. Era un momento delicato, ma al tempo stesso ero carico di speranza e motivazione. Erano appena 5 anni fa. In questo tempo è accaduto di tutto: problemi sul lavoro mai risolti, problemi famigliari, un tumore, amicizie perdute. E il fallimento.
Ecco perché oggi intitolo il post in questo modo, perché di fatto considero tutti gli sforzi fatti sino a qui falliti. Sconfitti. Ha vinto il mondo, le sue regole che ho sempre rifiutato, le sue promesse puntualmente infrante, la resilienza che si è rivelata solo masochismo; ha vinto la consapevolezza che tutto il percorso di crescita letteraria (tecnica, stile e progetti) ha portato al niente assoluto, tanto che la voglia di scrivere sta andando giù per il tubo di scarico. Lentamente. Ha vinto il cinismo, ha vinto l’odio, ha vinto chi diceva che erano tutte cazzate, che la vita fa schifo ma quella hai e allora continua a soffrire, anche se non serve a niente. Ha vinto l’arroganza, la prepotenza, l’ignoranza, il pianto e le grida di rabbia sul sorriso e l’ottimismo.
E ho perso io.
Forse questo è l’ultimo post in questo blog, ormai non vedo più il futuro, nemmeno una traccia, quindi tutto è possibile. Ma al momento non ho voglia di pensare positivo.
Non c’è motivo.
Perché hanno ragione loro, fa tutto schifo. Non serve a niente lottare. Non serve a niente resistere.

Scrivevo questo:

La materia di cui sono fatti i sogni ha la consistenza dell’aria, ma profuma come una
rosa selvatica siderale.

Una frase che oggi mi rendo conto non abbia alcun senso. L’unica materia che riesco a definire e a toccare in questo momento è il fallimento, e la materia di cui è fatto è consistente come il fango che, pur scivolandoti dalle dita, ti lascia una traccia. Puoi lavarlo, liberartene, ma le mani in quella merda le metti tutti i giorni, quando ti svegli, esci, vai al lavoro e torni, trovando tutto come lo hai lasciato. Sporco. E ti ci immergi, tuo malgrado, perché non hai altro posto dove stare.

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Presentazione Steamwitch Inc al Garben Fantasy 2018

Steamwitch Inc

Segnalo che il giorno 7 aprile 2018, presso il Parco dei Bambini in Via Roma a Garbagnate Milanese, si terrà la consueta festa medievale nota come Garben Fantasy.

Durante l’evento, alle ore 16, verrà presentato Steamwitch Inc, con cartacei e simpatici gadget.

QUI L’EVENTO SU FACEBOOK

Garben Fantasy 2018

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SteamWitch Inc.: Volume 03-L’Ordine di Latona

È finalmente disponibile il terzo volume della saga, con un nuovo design, una copertina spettacolare e due illustrazioni da capogiro.

Steamwitch_03

Pepper riceve un invito a una conferenza di tecnomanti, il cui mecenate la introduce in un’organizzazione segreta dagli oscuri obbiettivi. Quando questi divengono chiari, Pepper si ritrova in un mare di guai e non ha altra scelta se non chiedere ancora l’aiuto di Rubimonda.
Il terzo volume della serie Steamwitch introduce Vincent McCall, un villain che darà filo da torcere all’improbabile duo di amiche. Si aprono nuovi scenari che avranno conseguenze devastanti sulla storia, ma soprattutto vede il ritorno di un vecchio avversario.

Magia, treni a vapore, scope volanti e strabilianti invenzioni sono gli ingredienti di questa breve storia fantasy/steampunk, secondo capitolo di una saga in dieci volumi autoconclusivi.
Immergetevi in una bizzarra Inghilterra vittoriana, innamoratevi delle due irresistibili protagoniste, e rifatevi gli occhi con le splendide illustrazioni di Luca Canova.

Ebook, Cartaceo, Kindle Unlimited.

IN VENDITA DIGITALE E CARTACEA SU

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Sei anni senza il Buffone

Sono trascorsi ormai sei anni da quando ho terminato Il Cavalier Buffone, una stesura che mi ha tenuto compagnia dal 2006, pur essendo stato concepito prima. Sei anni durante i quali ho tentato di promuoverlo con scarso successo, trovandogli poi innumerevoli difetti, in cui ho avuto modo di pentirmi di non essermi concesso altro tempo per sistemarlo, o per tentare altre vie editoriali.
Cosa è rimasto dopo sei anni?
Ho scritto Non chiederlo alla Luna, iniziato la saga di Steamwitch Inc, partecipato a diverse iniziative di gruppo (Dodicidio e 99 Rimostranze a Dio), preso una cintura nera, un diploma da istruttore, fondato e abbandonato un’associazione sportiva, iniziato a insegnare Tai Chi e, in mezzo a questo casino, sono pure riuscito a farmi una famiglia.

Mi manca Il Cavalier Buffone. Mi manca scriverlo. E’ stato lungo, spesso tedioso, ma anche molto divertente. Immergermi in quel mondo pieno di cliché, con la sua metanarrativa, la quarta parete che sfrigolava, il Viandante, Jamie, Mia Dulcecor e la combriccola del Grifone Lussurioso.
Mi manca la poesia, il linguaggio aulico e studiato, le trovate narrative, gli esperimenti linguistici e di forma, di impostazione.
Mi manca la fantasia sfrenata con cui l’ho concepito e realizzato.

A modo suo Il Cavalier Buffone è unico, non perché sia un capolavoro, ma per il modo in cui nasce e si sviluppa, ma soprattutto per quello che mi ha dato scriverlo. In un tempo così lungo (otto anni!) c’è una vita che si dibatte e cerca di essere qualcosa, ci sono amicizie, amori, delusioni, drammi. Otto anni sono tanti, poi li lasci così, di colpo, e te ne restano altri sei per renderti conto che Finisterre ha lasciato un vuoto nella tua sfera puramente artistica. Cambio di prospettiva, io che divento tu. Perché non è solo gergo, in quel libro io parlavo a me stesso, mi cercavo in quelle pagine e al di fuori.

Ora sto pensando seriamente di riprenderlo, rivederlo, sistemarlo e soprattutto toglierlo dalle dita di un editore che editore non è, dargli il suo ruolo, un posto tutto suo dove stare, anche a impolverarsi.
Mi manchi, caro Buffone, mi manchi tanto.

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Gara Cosplay: Garben Fantasy 2018

Come ogni anno, da due anni a questa parte, inizio ad ammorbarvi col Garben Fantasy, e non smetterò fino a che non mi sarò dimenticato di lui per i fumi dell’alcool (indicativamente tra maggio e giugno).

La preparazione è in corso, quasi del tutto definita, però è stato lanciato un appello. Siete cosplayer? Volete venire a divertirvi e sfoggiare i vostri abiti in una gara? Appuntatevi l’avviso.

Garben Fantasy-Gara Cosplay

Garben Fantasy 2018

Garben Fantasy 2018_02

E per il terzo anno consecutivo si torna a parlare del Garben Fantasy, giunto alla terza edizione.
Per chi non lo sapesse, è un festival a tema fantasy che si svolge ad aprile (quest’anno il 7 e l’8, con cena medievale la sera del 6) a Garbagnate Milanese (MI). Durante la prima edizione ho presentato Il Cavalier Buffone e accennato a Steamwitch Inc. Quest’anno sto cercando di replicare, ma la parola finale resta agli organizzatori.

Comunque vada, cominciate a segnarvi le date sul calendario. Seguiranno aggiornamenti.

Caro lettore, ti scrivo ancora per chiederti scusa

Scrivo queste parole a seguito della lettura di un articolo, quello di Lucia Silver che in fondo linko, che mi ha dato da riflettere.
Talvolta (non spesso) invito i lettori a lasciare recensioni. Lo faccio perché, in tutta onestà, mi servono. Servono a chiunque scriva, in realtà, perché rappresentano una testimonianza, un modo per sfoggiarla o, nel caso fosse negativa, per correggere il tiro e fare ammenda.
Quando non ci sono un autore si preoccupa, vede che magari si vende (e già questo dovrebbe fargli piacere) ma nessuno commenta. Ti è piaciuto il libro? O ti ha fatto talmente schifo che ti rifiuti di scrivere due parole? O magari manco l’hai finito?
Pippe mentali a profusione, quando la risposta è davvero semplice: non sono tenuti a farlo.
Lo avevo considerato, insomma scrivere qualcosa del libro porta via del tempo e io non sono padrone di esso; c’è anche chi non ha proprio voglia, e qui lo capisco perché io stesso molte recensioni le evito, anche se il libro/prodotto m’è piaciuto.

Cambiamo approccio, allora.
Caro lettore, a me la tua recensione è davvero utile, qualunque ne sia la natura.
Però.
Però non voglio che ti senta obbligato, tantomeno ti assillerò. L’importante, per me, è che tu lo sappia e che non ci sia rancore, o, come suggeriscono nell’articolo:

1.Lettori, non siete responsabili del mio sostentamento, né del successo/fallimento della mia carriera di autore/autrice.
2.Lettori, non mi dovete niente. Non mi dovete recensioni, né “mi piace”, né commenti; non siete tenuti a “diffondere il verbo” sui social media né altrove.
3.Lettori, non vi chiederò mai di “barare” per me… e questo include segnalare come utili le recensioni a 5 stelle e come inutili quelle negative; falsificare le recensioni su Amazon per “fare numero”; segnalare quelle ad altri autori – e qualunque altra pratica poco pulita.
4.Lettori, se avete preso il mio libro in prestito in biblioteca o da un amico… Andate in pace. È un vostro diritto, e non mi riguarda.
5.Lettori, avete un solo compito: leggere. Se vi va. Avete il diritto di avere una vostra opinione, di prendere i libri in prestito, e non siete minimamente tenuti a “provvedere” o “preoccuparvi” per me.

Mi fa piacere ricevere recensioni entusiaste? Ovvio che sì.
Considero i lettori alla stregua di servetti/tirapiedi? Col cavolo.

https://silently-aloud.blogspot.it/2016/06/il-diritto-di-tacere.html