Sospensione delle ostilità

Cominciamo da qui, poi mi sposto sui social…

Da un po’ il blog non viene aggiornato, non per particolari motivi, giusto per l’impegno profuso in SteamWitch Inc.

Ora si sospende proprio, perché il vostro deve essere ricoverato. Un’operazione abbastanza impegnativa che mi vedrà degente per non meno di tre settimane. Nella speranza di tornare al più presto operativo, vi saluto e vi ringrazio per avermi seguito sin’ora.

A presto (spero)

SteamWitch Inc. Volume 01: Le Streghe di Cambridge

Sta arrivando, dopo mesi di fatiche il primo volume di SteamWitch Inc. Sta per vedere la luce.

SteamWitch Inc

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In arrivo su tutti gli store online il primo volume di SteamWitch Inc.: Le Streghe di Cambridge.

Quarta di copertina:

“Cambridge, 1852. Rubimonda Mariesol Lastrelle è una strega che vive in un bosco a nord della città, in una piccola comunità isolata dal progresso tecnologico e dai problemi della società moderna. Pepper Mint è una cittadina, erede di un’azienda in declino e perseguitata da un avido imprenditore.
Due vite, due mondi, due personalità agli antipodi che il destino farà incontrare, gettandole in un’avventura per salvare un prezioso manufatto, opera del defunto padre di Pepper.”

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Garben Fantasy e Il Cavalier Buffone

Spero di non essere fuori tempo massimo, ma segnalo che a Garbagnate Milanese (MI) sabato 9 e domenica 10 aprile si terrà il primo Garben Fantasy, una rassegna medioevale con tanta, tantissima roba: cosplay, rievocazioni, dimostrazioni di scherma, arti marziali e duelli magici e… anche presentazioni libraie.

Garben Fantasy

Il sottoscritto presenterà “Il Cavalier Buffone” alle ore 15, distribuendo gratuitamente degli splendidi segnalibri con copertina e sinossi.

Allora, segnatevelo: sabato 9 e 10 aprile, Garbagnate Milanese, Parco dei Bambini in Via Bolzano. Siamo circondati da parcheggi, ma ci si arriva anche in treno. Fatevi un favore e venite!

Il Cavalier Buffone

 

SteamWitch Inc.

Il silenzio è durato abbastanza, credo sia arrivato il momento di fare un annuncio.
Entro l’estate pubblicherò il mio nuovo progetto, denominato SteamWitch Inc.

In cosa consiste?
Si tratta di un’opera seriale a tematica fantasy/steampunk, al momento programmata in dieci volumi brevi (circa 50 pagine per 100.000 battute). Episodi autoconlusivi con tema portante, come una serie TV, e finale di stagione.
Il progetto è INTERAMENTE DIGITALE e, a sorpresa per chi mi conosce, lo porterò avanti da solo. In self.
Lo so, ho detto peste e corna in passato sul cosiddetto ‘onanismo letterario’, ma recenti e cocenti delusioni in ambito editoriale, nonché l’esempio di amici di indubbia bravura, mi hanno portato a fare questo tentativo. Trattandosi comunque di un’idea poco fruibile da un editore canonico, forse gestirmelo da solo è la soluzione migliore.

SteamWitch Inc. non è solo testo, mi sto avvalendo di un bravo illustratore che curerà non solo la copertina ma anche delle immagini all’interno. Delle splendide immagini.

La serie è fruibile da qualsiasi tipo di lettore, senza limiti di sesso ed età (inizialmente era un testo per ragazzi). Ho scelto di non includere sesso o violenza, solo azione e divertimento e due protagoniste femminili che spero vi piaceranno.

Per ulteriori informazioni vi rimando al nuovo blog che ho messo in piedi, sebbene anche da qui potrete seguirne lo sviluppo e altri annunci importanti.

In ultimo vorrei dire che tengo molto a questo progetto e desidero portarlo avanti sino in fondo.

A risentirci. Presto. Molto presto.

Steamwitch_Tit

https://steamwitchinc.wordpress.com/

Ancora vivo, ma nessuno ci crede

Una volta scrissi un articolo scemo su come al blogger possa venire l’ansia da prestazione, della serie che deve assolutamente scrivere qualcosa altrimenti perde contatti, visibilità eccetera.

E’ vero. In questi mesi ho perso contatti perché non ho scritto nulla o davvero poco. Il punto non è che non ho più niente da dire, piuttosto la mie energie creative sono state dirottate su un altro progetto letterario che, mi auguro, possa vedere la luce entro primavera.

Si tratta di un progetto ambizioso, una scommessa dai costi comunque calcolati ma che mi ha portato via il bene più prezioso che un uomo ha: il tempo. Quindi va bene, potrei perderci dei soldini, pur senza finire sul lastrico, ma quel tempo non me lo ridarà nessuno. Se va male non sarà comunque perso, grazie a questa idea ho capito che la mia creatività, per quanto malata, non ha davvero limite.

A presto altre news.

Steampunk-Station

UN CAVALIERE UN PO’ MENESTRELLO UN PO’ GIULLARE: FABRIZIO COLONNA

Amneris Di Cesare ha scritto parole fin troppo buone sul mio conto.
Sono solo un pazzoide con la fissa della penna😀

Sono Solo Scarabocchi

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Quando si affacciò sul forum Fiae, Fabrizio Colonna fu tartassato pochissimo prima di essere ammesso. Si sa, noi i nuovi iscritti li torchiavamo per benino, li si faceva aspettare un po’, si cercava di spremerli in modo che desiderassero sul serio partecipare al nostro convivio. Fabrizio no, perché da subito dimostrò quello che sarebbe stato e che è: una persona con grande fantasia, ilarità e delicatezza. Da quel 22/10/2012, Fabrizio Colonna è parte integrante di FIAE (o quel che ne resta) e un caro amico, oltre che aver dimostrato di saper essere un bravo autore.

Del resto da me ha ricevuto fin troppe stroncature per non sapere che difficilmente io faccio un complimento, e quando lo faccio è perché son realmente convinta che quel complimento uno se lo meriti. E Fabrizio se lo merita. Il suo primo romanzo, Cavalier Buffone, è un concentrato di immaginazione, creatività, comicità e poesia…

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BUIO (Storyteller)

Buio

E’ uscita su Amazon ed è dolcemente gratuita questa raccolta di racconti edita da Lettere Animate, un prodotto che contiene parecchi racconti di autori della scuderia a tema horror/paranormale.

Ho dato il mio umile contributo con il racconto “Puoi chiamarmi Stuart”, in cui uno scozzese alticcio viene convinto dagli amici a una prova di levitazione che, purtroppo, ha un esito alquanto bislacco e… letale.

***

Lo potete scaricare GRATUITAMENTE su Amazon a questo link:
http://www.amazon.it/Buio-Storyteller-aa-vv-ebook/dp/B016CXG002/ref=pd_ecc_rvi_2

Recensione: “Oltre ogni apparenza” di Giuseppe Pellegrino

Oltre ogni apparenza

Emilio quel fatidico giorno, in contrasto con le scelte della banca presso cui lavora, viene destituito dalla sua carica. Emarginato dai suoi stessi colleghi, dovrà abbandonare tutto e tutti, anche la famiglia e la moglie. Comincia la sua seconda vita, in cui la sua nuova famiglia sarà il gruppo di barboni con cui stringe un forte sodalizio, la sua casa la strada o il dormitorio, il suo approvvigionamento alimentare la mensa dei poveri. Fino all’altro evento che sconvolgerà nuovamente la sua vita: il casuale e inaspettato incontro col figlio.

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I quattro gatti che leggono ciò che scrivo, sanno che da lettore non ho restrizioni di genere. Ciò non è del tutto vero, in fin dei conti a me piacciono le storie leggere o, nel caso di certi romance molto forti, vicende che richiamano specifiche culture. Comunque si tratta di storie che a modo loro mi aiutano a sognare.
Trovarmi tra le mani, su dono dello stesso autore, questo duro romanzo realista mi ha messo in difficoltà. L’ultimo approccio al genere lo ebbi a scuola con Verga, immaginate quanto tempo sia trascorso da allora, accoppiatelo col mio desiderio di fuga dalla realtà e fate un conto.
Ho accettato comunque di leggerlo e di dare un parere e solo a distanza di ben quattro mesi mi accingo a scriverne la recensione.

Il primo impatto si è diviso in due, un’ambivalenza che mi ha perseguitato per tutta la lettura.
Da un lato (in positivo) una storia davvero triste, che nel suo distacco emotivo colpisce comunque. Un uomo fallito, non per colpa bensì per onore e integrità morale, abbandonato da tutto e da tutti, persino da se stesso. Il continuo fallimento mentre cerca di risalire, aneddoti purtroppo ispirati dalla realtà: persone indigenti che si scontrano con il giudizio di una società benestante e la burocrazia di uno Stato assente. Una denuncia, quindi, della povertà e dell’impossibilità di uscirne.

L’altro lato, purtroppo, riguarda l’aspetto puramente tecnico. Il romanzo non è scritto male, beninteso, ma è evidente una carenza di editing, in particolar modo per quanto riguarda refusi, parole e concetti ripetuti nella stessa pagina e un uso eccessivo della punteggiatura, in alcuni casi -ahimè- non proprio corretto. C’è chi non la usa proprio e chi ne eccede, rallentando o addirittura arrestando il ritmo.
Beninteso, nulla che un editor non potesse risolvere in qualche giorno di lavoro, un editor che qui è stato assente.
Avevo già letto qualcosa di Giuseppe Pellegrino, sa scrivere, quindi qui il problema non riesco a darlo a lui, anzi. Rispetto al passato mi è sembrato adottare un linguaggio molto più scorrevole e dolce, senza appesantirlo con elucubrazioni eccessive, semmai funzionali alla trama. Quindi Giuseppe promosso, editor no, ammesso che ne sia esistito uno.

E poi c’è il terzo fattore, più personale.
Romanzi di questo genere, per quanto ne abbia memoria, hanno una tragicità intrinseca, mentre qui si è scelta la via dell’ottimismo. E’ palese che Pellegrino, nonostante disegni una convincente vicenda di caduta umana, sia positivo nei confronti del futuro. Questo ottimismo si traduce in eventi un po’ troppo fortuiti (l’incontro casuale col figlio) e su comportamenti di deriva buonista di altri comprimari (i compagni di strada di Emilio). Ad aggiungere carne al fuoco lo stesso figliolo, che ne prende le difese ponendosi contro la stessa madre e rischiando tutto per lui: è un segnale di fiducia verso le nuove generazioni, materia rara vista l’età dello scrittore.
Quindi, la domanda che mi sono posto è la seguente: è un problema?
Ciò è dato al parere, più che allo sterile giudizio, del lettore. Una storia così triste per me avrebbe dovuto avere un epilogo tragico, per alcuni però la catarsi potrebbe essere più auspicabile. Il lettore deciderà se preferisce la fine di Emilio o la sua rinascita, ma solo alla fine, quando ne avrà vissuto la sofferenza.

***

MY TWO CENTS

Premesse, trama e protagonista convincenti, penalizzati da uno scarso editing. La deriva ottimista potrebbe indispettire chi cerca una storia davvero tragica.
Una nota davvero MOLTO personale a Giuseppe Pellegrino. Ai miei soli quarant’anni, per quanto squillibrato, sono diventato un po’ cinico e poco speranzoso nel futuro. Magari come lettore e pessimista cronico avrei preferito un finale tragico, ma sono felice che l’autore, alla sua età e con ciò che ha visto, abbia ancora tanta fiducia nel futuro e soprattutto nelle nuove generazioni. Al di là del giudizio personale sull’opera, ritengo sia doveroso spezzare più di una lancia a favore dell’uomo che l’ha realizzata.

***

PROS
-Una storia cruda e triste, ma realista
-Soprattutto una molto attuale e sensibilizzante
-Protagonista convincente
-Stile alleggerito rispetto ai precedenti lavori di Pellegrino (molto bene)

CONS
-Assenza di un valido editing
-Alcuni eventi fortuiti sfiorano il WTF (ma sono sopportabili)
-Il buonismo imperante potrebbe irritare chi cerca storie più dure

L’amore ai tempi del pallone

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Questo sarà un articolo un po’ diverso dal solito e solo in apparenza non in linea col blog.
Parlerò di calcio. Sì, giuro, lo sto per fare davvero, ma prima di andarvene di corsa aspettate un momento.

La rivista letteraria online Inkroci ha pubblicato un mio racconto, e fin qui niente di eclatante, ciò che mi preme riferire è che è stato incluso in uno speciale dedicato al calcio. Letteratura e calcio sono due parole che sembrano cozzare con forti stridii, eppure nell’ambiente la tematica del pallone è stata più volte trattata.
Se date un’occhiata al bellissimo editoriale di Michele Curatolo QUI potete farvi un’idea del motivo che ha portato la redazione ad affrontare il tema.
Tengo, in particolare, a riportare questo passaggio:

“Davanti a chi, al solo sentir nominare il calcio, gli parlava in redazione della violenza dei tifosi, dello spreco inutile di denaro, dell’inclinazione verso il razzismo, l’omofobia e la corruzione di alcuni suoi esponenti, e persino del periodo negativo in cui versa la Nazionale italiana […] Ha rapidamente ricordato la Storia critica del calcio italiano di Gianni Brera, scrittore sapido e coltissimo, che teorizza il calcio non già come un gioco, ma come l’immagine viva e autentica dello spirito del popolo da cui esso trae origine. E poi l’etologo inglese Desmond Morris, che in La tribù del calcio dà di questo sport (e della sua presunta carica di violenza) un’interpretazione sociologica, rappresentandolo come un nuovo tipo di caccia rituale, in cui il goal è la preda da catturare e il pallone l’arma per colpirla. E infine Nick Hornby e il suo romanzo autobiografico (e poi film) Febbre a 90°, ove si svela la natura della passione dei tifosi e si spiega che, per chi ama il calcio attraverso la propria squadra, esso non potrà mai, assolutamente mai, essere “solo un gioco”, ma piuttosto una posizione esistenziale o, ancor più giustamente, un destino.”

Il punto cardine, quindi, è che se non siete tifosi o avete smesso di esserlo per lo schifo, difficilmente riuscireste ad accettare il concetto di gioco del calcio in Italia come parte della nostra cultura. Sarebbe più facile indicare la corruzione, i tifosi violenti, le offerte su Sky e Mediaset e calciatori con troppi grilli in testa che infestano i telegiornali con gossip e altre sciocchezze.
Il calcio è uno sport privo di contenuti, mi hanno detto. Forse. O forse no. Forse il problema non è il calcio.
Io pratico arti marziali, c’è un contorno filosofico e atletico, tutto bello, tutto figo finché non saltano fuori gradi e cinture vendute al miglior offerente, maestri improvvisati che insegnano stili a caso, per tacere di quelli che usano il proprio ruolo e carisma per schiacciare qualche allieva.
Il problema, allora, è l’arte marziale?
No, allora perché accanirsi sul calcio?

Un tempo fui tifoso, era bello, era divertente, appassionante. Ho portato avanti questa cosa sino ai mondiali del ’90, poi ho smesso. Le cause furono tante, ma soprattutto non riconoscevo più il calcio, non era quello di Scirea, di Platini, di Baresi, Rumenigge e Van Basten che ricordavo con gioia. Era diventato, ai miei occhi, un marasma di cifre d’ingaggio, gossip, ciarlatani e puttane.
A parlarne oggi mi dispiace, perché ho bellissimi ricordi della mia vita di tifoso. Qualche domenica allo stadio senza riuscire a capire una mazza di quello che vedevo in campo, la dimenticanza delle regole del gioco che oggi non mi fanno più riconoscere un fuorigioco ma che allora erano motivo di dispute con parenti e amici, le serate birra e pizza davanti alla TV per dimostrare che se gridi di tirare prima o poi quello tira davvero, che ti sente, diamine, in barba alle invettive di mamma.
Era bello essere tifoso negli anni ’80 e nei primi dei ’90. Poi non m’è più piaciuto, ma i ricordi non se ne sono mai andati.

Da questa ingenua gioia ho partorito “L’amore ai tempi del pallone”, che è sì una piccola storia sentimentale tra ragazzi, ma è anche una mezza autobiografia che tenta di rievocare la sciocca e dolce gioia di una partita vista cogli occhi di uno sciocco tifoso, che paragona i begli occhi di una ragazza ai fari dello stadio in notturna, che nonostante vada avanti con la propria vita nella sua testa continua a martellare un pallone e i colori della sua squadra.
Perché è vero, io col mio cugino interista mi menavo davvero, qualche volta le prendeva lui e qualche volta io, però a distanza di 30 anni gli voglio ancora bene. Il calcio non ci ha diviso, semmai il contrario. Oggi non siamo più i tifosi di una volta, ma se lo prendo da parte e gli chiedo di ricordare le ore passate sul tavolo della cucina, tagliando foto dalla Gazzetta dello Sport per arricchire il NOSTRO giornale sportivo secondo me un bel sorriso gli si dipinge eccome.
E gli chiederei finalmente per quale accidenti di motivo dipingeva gli scudetti di nerazzurro.

Se lo desiderate cliccate sulla copertina di Inkroci e andatevi a leggere il racconto, altrimenti vi ringrazio lo stesso per avermi letto fin qui.

Inkroci_speciale_calcio

LEGGI
“L’AMORE AI TEMPI DEL PALLONE”