Caro lettore, ti scrivo ancora per chiederti scusa

Scrivo queste parole a seguito della lettura di un articolo, quello di Lucia Silver che in fondo linko, che mi ha dato da riflettere.
Talvolta (non spesso) invito i lettori a lasciare recensioni. Lo faccio perché, in tutta onestà, mi servono. Servono a chiunque scriva, in realtà, perché rappresentano una testimonianza, un modo per sfoggiarla o, nel caso fosse negativa, per correggere il tiro e fare ammenda.
Quando non ci sono un autore si preoccupa, vede che magari si vende (e già questo dovrebbe fargli piacere) ma nessuno commenta. Ti è piaciuto il libro? O ti ha fatto talmente schifo che ti rifiuti di scrivere due parole? O magari manco l’hai finito?
Pippe mentali a profusione, quando la risposta è davvero semplice: non sono tenuti a farlo.
Lo avevo considerato, insomma scrivere qualcosa del libro porta via del tempo e io non sono padrone di esso; c’è anche chi non ha proprio voglia, e qui lo capisco perché io stesso molte recensioni le evito, anche se il libro/prodotto m’è piaciuto.

Cambiamo approccio, allora.
Caro lettore, a me la tua recensione è davvero utile, qualunque ne sia la natura.
Però.
Però non voglio che ti senta obbligato, tantomeno ti assillerò. L’importante, per me, è che tu lo sappia e che non ci sia rancore, o, come suggeriscono nell’articolo:

1.Lettori, non siete responsabili del mio sostentamento, né del successo/fallimento della mia carriera di autore/autrice.
2.Lettori, non mi dovete niente. Non mi dovete recensioni, né “mi piace”, né commenti; non siete tenuti a “diffondere il verbo” sui social media né altrove.
3.Lettori, non vi chiederò mai di “barare” per me… e questo include segnalare come utili le recensioni a 5 stelle e come inutili quelle negative; falsificare le recensioni su Amazon per “fare numero”; segnalare quelle ad altri autori – e qualunque altra pratica poco pulita.
4.Lettori, se avete preso il mio libro in prestito in biblioteca o da un amico… Andate in pace. È un vostro diritto, e non mi riguarda.
5.Lettori, avete un solo compito: leggere. Se vi va. Avete il diritto di avere una vostra opinione, di prendere i libri in prestito, e non siete minimamente tenuti a “provvedere” o “preoccuparvi” per me.

Mi fa piacere ricevere recensioni entusiaste? Ovvio che sì.
Considero i lettori alla stregua di servetti/tirapiedi? Col cavolo.

https://silently-aloud.blogspot.it/2016/06/il-diritto-di-tacere.html

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Intervista È Scrivere

Lunedì 20 novembre, sul gruppo Facebook È Scrivere è stata pubblicata, come di consueto, un’intervista a un autore. A questo giro è toccato a me e ne sono stato onorato. Di seguito riporto domande e risposte.

escrivere

1.Presentati in poche righe. Chi sei? Da quanto tempo scrivi? Non rispondere “da quando ero piccolo/a” o ti banniamo.  Vogliamo sapere da quanto tempo scrivi seriamente, con l’intenzione di pubblicare.1.Presentati in poche righe. Chi sei? Da quanto tempo scrivi? Non rispondere “da quando ero piccolo/a” o ti banniamo.  Vogliamo sapere da quanto tempo scrivi seriamente, con l’intenzione di pubblicare.
Mi chiamo Fabrizio, per mangiare faccio l’impiegato, nel tempo libero insegno arti marziali, faccio il papà, bevo e mi adopero come scribacchino. A tal proposito, visto che mi chiedete da quanto tempo scrivo…E se invece fosse davvero da piccolo? Ero ambizioso, scrivevo fanfiction di Lone Wolf (i celebri Librogame del compianto Joe Dever), oppure trasponevo le storie che creavo coi miei giochi e le mettevo da parte, che ‘non si sa mai’.Vorrei però evitare di essere bannato, così dirò che, dopo anni di tentativi, a diciotto anni riuscii a concludere un romanzo breve. Sapevo che non fosse granché, si trattava di un horror fantascientifico con elementi storici, un guazzabuglio scritto con le competenze di un adolescente ma che, a modo suo, mi incoraggiò a continuare. Letto oggi è una cosa che mi vergognerei a mostrare in giro, ho provato pure a editarlo ma, sul serio, no.I romanzi giovanili sono comunque parecchi, tutti esercizi più o meno riusciti. Uno l’ho recuperato e a modo suo potrebbe funzionare, ma ora sono imbarcato in altri progetti e l’archeologia non è tra essi.

2.C’è un tuo scritto di cui vai più fiero/a? Perché?
Sotto un profilo tecnico e concettuale potrei dire Steamwitch Inc, ma devo essere sincero: il lavoro di cui vado più orgoglioso è Il Cavalier Buffone, pubblicato nel 2013. Ha molti difetti, tanto che pensavo di rivederlo da cima a fondo; ci ho lavorato per ben otto anni, avendo sempre in testa in che direzione sarebbe andato. I personaggi, il loro apparente cliché e la parlata differente dall’uno all’altro, la storia concepita ponendo il lettore e non l’autore come alter ego del protagonista e, la parte più impegnativa, lo studio del linguaggio affinché diventasse un ibrido tra moderno e medievale. Quando lo rileggo e penso a tutto il lavoro immane che vi ho compiuto, la cura certosina nei dialoghi, nell’ambientazione, lo scervellamento per concepire gag e battute che facessero ridere, distaccandolo da un comune fantasy, mi rendo conto di quanto abbia influito sulla mia attuale poetica. Un romanzo come Non chiederlo alla Luna o Steamwitch non sarebbero esistiti in questa forma, se prima non ci fosse stata quella combriccola di squinternati che mi ha accompagnato in otto, lunghi, anni.

3.C’è un tuo personaggio che hai odiato? Perché?
Odiare un mio personaggio è impossibile, li costruisco con cura, creo un loro background, metto in piedi la loro personalità come un Lego, pezzo dopo pezzo: come potrei odiare qualcosa assemblata con tanta attenzione? Forse potrei provare rammarico per non averli usati al massimo del loro potenziale, come accaduto con Ingeltore in Non chiederlo alla Luna. Un personaggio che all’inizio doveva svolgere una funzione da puro villain, divenuto poi molto più profondo. Le avrei dedicato volentieri molto più spazio, ma già il romanzo si era allungato più del previsto ed ero in fase di taglio, aggiungere parti sarebbe stato un suicidio.Ingeltore per me è meravigliosa, una donna arrabbiata, frustrata, che sfoga il proprio rancore col disprezzo per la vita altrui e che, in fin dei conti, vuole solo morire: non poter rivolgere il proprio odio verso chi le ha fatto del male, preferisce cancellarne il ricordo con la propria morte.

4.Quali generi scrivi e quali leggi?
Mi piace scrivere fantasy ibridi, dove per ibrido accoppio commedia (Il Cavalier Buffone), fantascienza (Non chiederlo alla Luna) e steampunk (Steamwitch Inc). Il fantasy è uno strumento eccezionale, pur coi suoi bei rischi. Uscire dal cliché è un azzardo, ma sono convinto che l’ibridazione dei generi sia la strada giusta e la storia della letteratura me lo dimostra: i generi classici sono sempre nati dal tentativo di unire diversi aspetti letterari per crearne uno nuovo. Oggi la faccenda si è complicata, forse ce ne sono troppi, ma in fin dei conti rappresentano pur sempre il tentativo di creare qualcosa di nuovo, il che per me è positivo.Di contro non leggo fantasy. O meglio, ne ho letto tantissimo ma dopo vent’anni mi ha stancato, proprio perché ripeteva sempre se stesso. L’unico materiale fantasy che leggo è quello di George Martin, perché a modo suo ha ibridato il genere creando qualcosa di nuovo.Oggi preferisco fantascienza distopica o noir, anche se alla fine mi trovo a leggere qualsiasi cosa mi attiri solo per trama e ambientazione. Per fare un esempio, l’ultima lettura è stata il Ragazzo Ombra della Costantini, mi affascinava l’ambientazione esotica dell’India (perché mi ricordava Salgari, un amore di gioventù) e l’epoca vittoriana. Però ho anche apprezzato thriller estremi come Mr Bad Guy dell’esordiente Andrea Memmo, libro coi suoi difetti tutti perdonati dall’assurdità di una narrazione non lineare (al punto che il finale arrivava prima della fine).Se il libro è originale il genere con conta, più è strampalato più mi attira. L’ultimo amore sono le opere di Lindqvist (Lasciami Entrare, L’Estate dei Morti Viventi), un autore che tratta l’horror con delicatezza e sensibilità. Un altro, guarda caso, che ha tentato con successo l’ibridazione tra generi.

5.Sei:  -autore self -autore con CE -autore ibrido (self + CE)? Perché questa scelta?
Ibrido, e il motivo è amaro. Il Cavalier Buffone aveva ricevuto due proposte da CE, con una terza in arrivo di cui non ero a conoscenza (me lo ha detto l’editore stesso conosciuto in fiera). Purtroppo ho fatto la scelta peggiore e a distanza di 4 anni sono davvero deluso dalla sua gestione. Vorrei disdire il contratto, sistemare il testo e ripubblicarlo da solo, ma ho avuto anche delle buone recensioni e quindi sono combattuto. Inoltre nel corso di questi quattro anni è successo di tutto, le CE che mi davano più fiducia hanno cambiato atteggiamento, non promuovono né pagano più i propri autori, così mi sono fatto un discorso allo specchio.Se gran parte di queste CE non editano il testo (o lo fanno male), se non promuovono neanche facendo un piccolo sforzo, se manco ti pagano chi me lo fa fare di andare a corteggiarle? Esistono servizi di valutazione ed editing, li paghi il giusto e provi da solo. Così ho fatto. In ogni caso avrei dovuto promuovermi per i fatti miei, almeno quel poco di denaro che entra lo prendo.Perché, parliamoci chiaro, l’arte/la passione/i lettori ok, ma mica ci sbattiamo così tanto per la gloria: lo facciamo ANCHE per un ritorno economico e laddove questo non c’è cosa rimane? La recensione dell’amico che ci dice quanto siamo bravi e manco ha letto il libro? Non serve a niente.Ora sto investendo del denaro di tasca mia anche con un illustratore, ma a me della recensione carina non interessa nulla: il progetto che ho in corso (Steamwitch) ha delle tappe e delle fasi ben precise, e non hanno nulla a che vedere con la gloria. Voglio creare un prodotto di qualità che piaccia ai lettori e che, spero, entri in altri media. Ci sto lavorando.

6.Perché un lettore dovrebbe scegliere di leggere un tuo libro?
Ne ho due, se me li fate passare.1) Perché vuole provare qualcosa di diverso. Non offro un’originalità esasperata a tutti i costi, cerco l’ibridazione tra generi per creare storie che divertano, senza velleità morali.2) Puro e semplice piacere. Scrivo per intrattenere, per questo lavoro tanto sui personaggi: i lettori devono poterli odiare e amare, magari col tempo rimanerne stupiti scoprendone dei lati nascosti. Ciò non toglie che nei miei testi includa elementi che possano portare a qualche riflessione, ma lo scopo principale è divertire, consentire a qualcuno di chiudere il libro e ammettere che due risate se l’è fatte, o che è stato un piacevole diversivo e che leggerebbe altro di simile.

7.Quali progetti hai per il futuro?
Steamwitch. Steamwitch. Steamwitch.Ho un piano ben preciso su questa serie, che dovrebbe dipanarsi in tre stagioni da dieci volumi ciascuna. Collegandomi coi lettori sto raccogliendo le loro richieste, cosa si aspettano, cosa vorrebbero. Doveva essere una serie solo digitale, in una presentazione mi hanno chiesto il cartaceo e mi sono attivato. E ho fatto bene.Ho altri progetti in cantiere, ma li prendo in mano solo durante le pause: Steamwitch Inc è, al momento, il mio solo obbiettivo.

8.Consiglia il libro di un tuo collega e dicci perché hai scelto proprio quello.
Aspettavo con ansia questa domanda, perché vorrei fosse resa giustizia a un libro che ho amato tanto e, purtroppo, non è stato considerato come meritava: Lo Stagno di Fuoco di Daniele Nadir.È pura follia, l’esempio di ibridazione che mi ha convinto quanto l’idea del Cavalier Buffone fosse valida.Si tratta di un fantasy basato sull’Apocalisse cristiana, dove al termine di essa rimangono sulla Terra un gruppo di persone ‘rifiutate’ dal Paradiso ma al tempo stesso dall’Inferno. Tra loro tre angeli e… Giuda Iscariota. Nadir crea una sua versione della Divina Commedia al contrario, ricca di gag e avventure, il tutto trasposto come se stessimo leggendo un romanzo storico. Si perde un po’ verso la fine, per riprendersi poi con eleganza, ma l’esperienza generale è di leggere una cosa del tutto fuori di testa. Rendere Giuda un comprimario importante, dandogli delle motivazioni e una simpatia enorme è un tocco di classe.Se lo trovate non fatevi spaventare dalla lunghezza, per me è memorabile.


 

Un ringraziamento sincero allo staff di È Scrivere per l’opportunità.