Effetti Collaterali-Capitolo I e II

The Story so far. Tanto, tanto, tanto tempo fa giocavo parecchio a Ultima Online. Per molti anni stazionai sul caro, vecchio shard di Erehwon, per poi approdare a Faerun’s Legends, dove non pensai manco per un momento di tirare spadate a mostrini o altri avversari, concentrandomi sul puro gioco di ruolo sopra le righe.
Stevenus McSion, uno dei personaggi principali de Il Cavalier Buffone è nato qui e, tra una cretinata e l’altra, mi sono imbarcato in un fumetto scemo che ho pensato di riproporre in questa sede.
Spero che la cosa vi piaccia.

Non c’è niente di speciale nell’essere originale

Era da un po’ che volevo scrivere questo articolo, uno spunto di un mio contatto su Facebook mi ha fatto venire l’ispirazione, quindi eccoci qua.

Tema del giorno: l’originalità.

L’autore del post fa una simpatica provocazione, citando gli innumerevoli autori che millantavano trame originali sul suo profilo.

Fortunatissimo, direi, anche perché l’ultima trama originale che ho visto è stata in un videogame, per l’esattezza Attack of the Friday Monsters.

Attack of the Friday Monsters

Tralasciando per un momento la pretenziosità di una trama originale, che magari c’era davvero ma al momento non è pervenuto, dicevo che era un po’ che volevo scrivere questo articolo, nella fattispecie da quando ho recensito Dove le strade non hanno nome, un discreto romanzo di fantascienza che più classica non si poteva, abbastanza prevedibile ma scritto bene, e che mi era piaciuto proprio in virtù del suo voler essere vintage nelle intenzioni e moderno nella resa. Insomma una lettura per nulla originale, però divertente.
A tal proposito scrissi:

“Monteduro sceglie quindi la vecchia via, quella di narrare gli eventi, senza eccessivi approfondimenti psicologici sui personaggi (che risultano quindi volutamente stereotipati e quindi funzionali alla narrazione), immaginando le possibili conseguenze di un primo contatto.
Nulla di originale su ogni fronte, beninteso, ma è davvero necessario essere originali a tutti i costi?”

Di acqua sotto i ponti ne è passata, nel frattempo ho pubblicato del mio e ho ricevuto anche delle recensioni, non sempre lusinghiere, alcune delle quali puntavano il dito sulla mancanza di originalità. Non critico mai i giudizi sul mio lavoro, però anche qui mi è sorta una riflessione: è davvero un male non essere originali? Perché, in fin dei conti, di originale oggi si trova poco e niente.
Ogni genere ha ormai un suo cliché, da cui ci si discosta poco, che comprende un certo tipo di personaggi, funzionali a una trama che tenta di costruirsi in modo tale da essere attinente alla narrazione voluta. Tradotto: se vuoi raccontare di un’invasione aliena, puoi dipingerla come vuoi ma è pur sempre un’idea da anni ’50, se non prima (vedi anche mia analisi scema in merito).

Ma questo NON vuole essere un articolo polemico, bensì una breve disamina che si riallaccia a una mia antica ambizione, ovvero ricordare al personale addetto che il lettore sa benissimo cosa vuole, e non è detto che l’originalità rientri nel menu.
Comprendo alla perfezione l’esigenza artistica di uno scrittore di voler fare qualcosa di diverso, di emergersi, elevarsi, di tentare nuove strade per non voler essere, magari, tacciato di poca originalità. Vorrei dire a costoro che apprezzo le intenzioni, che se ci riescono buon per loro, ma tranquilli, va bene anche non essere originali, se scrivete una bella storia.
L’originalità a tutti i costi può portare a forzature tali da rendere la narrazione faticosa, poco coerente: come lettore certi tentativi mi hanno sempre spiazzato, in molti casi deluso.
Io sono dell’idea che questa ricerca di originalità a tutti i costi ci distolga da un concetto che ritengo basilare: non c’è nulla di male nel NON essere originali. Puoi anche scrivere trame che sanno di già visto e infarcirle di altre cose che differenzino l’opera, non necessariamente elevarla, rispetto al già letto. Insomma, di alieni invasori è pieno il mondo, ma posso comunque scrivere un romanzo sul tema rendendolo semplicemente bello, l’appassionato apprezzerà lo stesso.

Da lettore, piuttosto, apprezzo l’originalità di forma, magari un tentativo di destrutturare la narrazione, che può avere una trama canonica ma venire narrata in modo particolare. Un esempio che mi salta sempre in mente è Mr Bad Guy, dove la struttura lineare della storia viene frammentata e i suoi tempi collocati in modo non-lineare, arrivando a fornire il finale prima della fine del libro stesso. Un metodo anche questo non originale, pur restando comunque un tentativo di raccontare una storia già letta in modo diverso.
Per concludere, non considero la mancanza di originalità come un difetto, visto che in fin dei conti voglio solo leggere una bella storia, con personaggi interessanti o almeno funzionali.
La letteratura esiste da che l’uomo ha iniziato a scrivere, dopo secoli di testo sarà davvero rimasto qualcosa di originale da raccontare?
In attesa della risposta, torno sul blog di Martin per capire a che punto è Winds of Winter: la sua saga non sarà originalissima, però mi piace da matti. E tanto mi basta.

Letture estive

Sarà un’estate breve, me lo sento, di quelle fatte di corsa e poco soddisfacenti. Però anche ricca di idee e di possibilità.
Finito l’oroscopo diciamo che anche quest’anno recupererò il non-letto in ferie e ho già pronta la lista dell’accumulato.

Sicuramente leggerò “Il ragazzo ombra” della Costantini, un progetto che mi ha affascinato sul web e che ora si è concretizzato in un testo assai interessante. Leggerò il cartaceo, più che altro perché mi piaceva la copertina, ma tutto il resto (o quasi) sarà digitale.
Quel ‘quasi’ è riferito a “Qwan Ki Do” del Maestro Tong, un testo interessante sul suo stile, ma soprattutto per le nozioni geografiche e culturali del Vietnam sulle quali dovrò elaborare un test per gli istruttori. Resta il fatto che è un bel libro, quindi ben venga.
A seguire “Cruore” di Andy Ben e “Nella pancia del mostro” di Dario Villasanta, due autori che è davvero giunto il momento di leggere, oltre che due generi ai quali non sono avvezzo, quindi sarà anche una sfida.
Da qui in poi conto di farci stare tutto quello che mi resta di John Ajvide Lindqvist.

Chiudo questo inutile post in modo promozionale: se non avete ancora scelto cosa portare o se ve lo siete solo dimenticato, vi ricordo che “Non chiederlo alla Luna” è sempre lì per voi.

Bye