Monologue

Bussa, bussa alle porte della follia, benvenuto a casa mia. Dove sei, chi sei, cosa fai, ogni forma di luce avido tu inghiottirai. E mentre il mondo scorre veloce attorno a te, mentre la vita muore e non lascia nulla se non il desiderio di sé, chiudi gli occhi, lasciati andare, non pensare a nulla, il silenzio ti culla, tieni in grembo le tue mani perché, amico mio, tu non hai domani…

Sto pensando a quello che ho lasciato mentre dico di andare avanti, io ipocrita, io codardo, io stronzo invece di muovermi resto immobile nel rammarico, nel pentimento, nel fallimento. Un passo solo basterebbe ma il fegato per farlo l’ho mangiato pensando di rimuovere il rancore. E quindi eccomi ad osservare lo spettro del mondo morto in me, l’unica cosa che mi appartiene e che a denti stretti in vita mi tiene.
E i ricordi si fanno intensi, sempre di più, io rammento, io rammento, io rammento…

I giorni in cui portavo una divisa, all’inizio sembrava qualcosa d’importante poi compresi e qualcosa smise di funzionare, la prima rottura del complesso ingranaggio.
Quando ti danno una matricola, una tuta verde e un fucile pensi che quello sarà il tuo mestiere, quando marci al suono di uno stronzo che urla pensi che il lavoro sia pure facile. Poi ti mandano altrove, ti tolgono il fucile e ti danno una scopa, uno spazzolino per il cesso, ti dicono che quello è il tuo lavoro. All’inizio non capisci, poi pian piano il dubbio ti coglie.
A me dissero la verità, mi dissero che quel cesso qualcuno lo doveva pulire, che i muri qualcuno li doveva verniciare e tenere in piedi, che il cibo qualcuno lo doveva cucinare, che i capibranco qualcuno li doveva servire.
Allora ho capito di essere uno schiavo.
Per pochi spicci coi quali a malapena compravo schifose sigarette ecco il mio nuovo lavoro, cominciato all’alba e finito oltre il tramonto, un errore, negligenza, stanchezza, ribellione pagate con la prigionia, quella che loro chiamavano consegna. Nei pochi momenti che avevo di uscire mi sembrava fosse l’ora d’aria.
Fare il soldato non era una questione di pacifismo, non era un problema morale se il fucile ti faceva schifo o meno: fare il soldato voleva dire chiederti fin dove eri in grado di sopportare la schiavitù.

Sto pensando a quello che ho lasciato mentre dico di andare avanti, io infame, io maiale, io bastardo invece di parlare resto zitto in un silenzio vigliacco, ignorante, egoista. Basterebbe una parola ma non esce fiato da queste sporche labbra, sporche di bestemmie, volgarità e sesso orale. Io sono un povero idiota, lo scemo di un villaggio in fiamme, io rammento, io rammento, io rammento…

Rammento il filo della lama che mi segava il polso, mentre tre giorni di digiuno venivano soddisfatti da gustose pasticche bagnate di pessimo whiskey. Rammento che persino la morte è riuscita a beffarmi, perché per quanto ci provassi non riuscivo a tagliare quella fottuta vena e allora, dico, non c’è giustizia nemmeno in questo? Non posso morire nemmeno se lo voglio? Devo essere incapace anche in questo? Io fallito, io miserrimo, io lamentoso figlio di puttana, io codardo porco senza speranza, io con la mia immeritata pietà, io da biasimare, io indegno di compassione, meritevole del vostro disprezzo.
Io che non riuscii nemmeno a uccidermi.

Bussa, bussa alle porte della follia, benvenuto a casa mia. Dove sei, chi sei, cosa fai, ogni forma di luce avido tu inghiottirai. Il mondo sta scorrendo veloce attorno a te, pensi di morire, hai paura di morire, paura, paura, paura, trema bastardo e sorridi, lasciati andare, la morte non è così male. Hai ancora paura? Se questo è il tuo destino che ci puoi fare? Ma soprattutto, che importa? Guarda, sono tutte le vie e le forme che può prendere la tua esistenza, sono strade percosse che hanno termine in infinite porte, così, stolto, costruisci in vita una casa per la morte. Ce l’hai un nome? Non importa a nessuno, sei di passaggio. Hai denaro, possesso, hai una figa, un cazzo o altre cose che ti sembrano utili? Non importa a nessuno, sei di passaggio. Quindi fregatene, guarda avanti e bussa alla mia porta, sono solo un altro dei tuoi frammenti sparsi in coloro che t’hanno conosciuto, tu sei anche questa briciola in me riflessa. Il mondo scorre intorno a te, ti schiaccia, ti uccide, ti stupra e ti fa godere, il mondo è merda, il mondo è amore e odio, il mondo è oro, una puttana, una vagina, un membro, uno schifoso, un traditore, un morto di fame, un rotto in culo, un messia, un dio, un gay, una lesbica, un pelo di fica, un pezzo di merda, un assassino, un suicida, un morto fresco, un morto decomposto, un morto violentato, necrofilia, un getto di sperma, un orgasmo, un pompino, una coltellata, un’evirazione, un’infibulazione, uno scroscio di vomito, un urlo disperato, un grido di vittoria, un rapporto anale, la mia faccia riflessa in uno specchio rotto che squarcia i propri pezzi al mondo e dice cazzo cazzo cazzo rimettetemi insieme rimettetemi insieme rimettetemi insieme non lo merito no non lo merito aiutatemi andate a fare in culo lasciatemi stare violentatemi salvatemi uccidetemi cazzo cazzo cazzo rimettetemi insieme rimettetemi insieme rimettetemi insieme non mi sentite sto gridando grido grido grido andate a fare in culo il sangue la morte la decomposizione voglio fottere il mio corpo morto corri corri corri mentre il mondo scorre attorno a te mentre la vita muore e non lascia nulla se non il desiderio di sé chiudi gli occhi lasciati andare non pensare a nulla il silenzio ti culla tieni in grembo le tue mani perché amico mio tu non hai domani tu non hai domani tu non hai domani Bussa, bussa alle porte della follia, benvenuto a casa mia. Dove sei, chi sei, cosa fai, ogni forma di luce avido tu inghiottirai. E mentre il mondo scorre veloce attorno a te, mentre la vita muore e non lascia nulla se non il desiderio di sé, chiudi gli occhi, lasciati andare, non pensare a nulla, il silenzio ti culla, tieni in grembo le tue mani perché, amico mio, tu non hai domani…

Sto pensando a quello che ho lasciato mentre dico di andare avanti, io ipocrita, io codardo, io stronzo invece di muovermi resto immobile nel rammarico, nel pentimento, nel fallimento. Un passo solo basterebbe ma il fegato per farlo l’ho mangiato pensando di rimuovere il rancore. E quindi eccomi ad osservare lo spettro del mondo morto in me, l’unica cosa che mi appartiene e che a denti stretti in vita mi tiene.
E i ricordi si fanno intensi, sempre di più, io rammento, io rammento, io rammento…

I giorni in cui portavo una divisa, all’inizio sembrava qualcosa d’importante poi compresi e qualcosa smise di funzionare, la prima rottura del complesso ingranaggio.
Quando ti danno una matricola, una tuta verde e un fucile pensi che quello sarà il tuo mestiere, quando marci al suono di uno stronzo che urla pensi che il lavoro sia pure facile. Poi ti mandano altrove, ti tolgono il fucile e ti danno una scopa, uno spazzolino per il cesso, ti dicono che quello è il tuo lavoro. All’inizio non capisci, poi pian piano il dubbio ti coglie.
A me dissero la verità, mi dissero che quel cesso qualcuno lo doveva pulire, che i muri qualcuno li doveva verniciare e tenere in piedi, che il cibo qualcuno lo doveva cucinare, che i capibranco qualcuno li doveva servire.
Allora ho capito di essere uno schiavo.
Per pochi spicci coi quali a malapena compravo schifose sigarette ecco il mio nuovo lavoro, cominciato all’alba e finito oltre il tramonto, un errore, negligenza, stanchezza, ribellione pagate con la prigionia, quella che loro chiamavano consegna. Nei pochi momenti che avevo di uscire mi sembrava fosse l’ora d’aria.
Fare il soldato non era una questione di pacifismo, non era un problema morale se il fucile ti faceva schifo o meno: fare il soldato voleva dire chiederti fin dove eri in grado di sopportare la schiavitù.

Sto pensando a quello che ho lasciato mentre dico di andare avanti, io infame, io maiale, io bastardo invece di parlare resto zitto in un silenzio vigliacco, ignorante, egoista. Basterebbe una parola ma non esce fiato da queste sporche labbra, sporche di bestemmie, volgarità e sesso orale. Io sono un povero idiota, lo scemo di un villaggio in fiamme, io rammento, io rammento, io rammento…

Rammento il filo della lama che mi segava il polso, mentre tre giorni di digiuno venivano soddisfatti da gustose pasticche bagnate di pessimo whiskey. Rammento che persino la morte è riuscita a beffarmi, perché per quanto ci provassi non riuscivo a tagliare quella fottuta vena e allora, dico, non c’è giustizia nemmeno in questo? Non posso morire nemmeno se lo voglio? Devo essere incapace anche in questo? Io fallito, io miserrimo, io lamentoso figlio di puttana, io codardo porco senza speranza, io con la mia immeritata pietà, io da biasimare, io indegno di compassione, meritevole del vostro disprezzo.
Io che non riuscii nemmeno a uccidermi.

Bussa, bussa alle porte della follia, benvenuto a casa mia. Dove sei, chi sei, cosa fai, ogni forma di luce avido tu inghiottirai. Il mondo sta scorrendo veloce attorno a te, pensi di morire, hai paura di morire, paura, paura, paura, trema bastardo e sorridi, lasciati andare, la morte non è così male. Hai ancora paura? Se questo è il tuo destino che ci puoi fare? Ma soprattutto, che importa? Guarda, sono tutte le vie e le forme che può prendere la tua esistenza, sono strade percosse che hanno termine in infinite porte, così, stolto, costruisci in vita una casa per la morte. Ce l’hai un nome? Non importa a nessuno, sei di passaggio. Hai denaro, possesso, hai una figa, un cazzo o altre cose che ti sembrano utili? Non importa a nessuno, sei di passaggio. Quindi fregatene, guarda avanti e bussa alla mia porta, sono solo un altro dei tuoi frammenti sparsi in coloro che t’hanno conosciuto, tu sei anche questa briciola in me riflessa. Il mondo scorre intorno a te, ti schiaccia, ti uccide, ti stupra e ti fa godere, il mondo è merda, il mondo è amore e odio, il mondo è oro, una puttana, una vagina, un membro, uno schifoso, un traditore, un morto di fame, un rotto in culo, un messia, un dio, un gay, una lesbica, un pelo di fica, un pezzo di merda, un assassino, un suicida, un morto fresco, un morto decomposto, un morto violentato, necrofilia, un getto di sperma, un orgasmo, un pompino, una coltellata, un’evirazione, un’infibulazione, uno scroscio di vomito, un urlo disperato, un grido di vittoria, un rapporto anale, la mia faccia riflessa in uno specchio rotto che squarcia i propri pezzi al mondo e dice cazzo cazzo cazzo rimettetemi insieme rimettetemi insieme rimettetemi insieme non lo merito no non lo merito aiutatemi andate a fare in culo lasciatemi stare violentatemi salvatemi uccidetemi cazzo cazzo cazzo rimettetemi insieme rimettetemi insieme rimettetemi insieme non mi sentite sto gridando grido grido grido andate a fare in culo il sangue la morte la decomposizione voglio fottere il mio corpo morto corri corri corri mentre il mondo scorre attorno a te mentre la vita muore e non lascia nulla se non il desiderio di sé chiudi gli occhi lasciati andare non pensare a nulla il silenzio ti culla tieni in grembo le tue mani perché amico mio tu non hai domani tu non hai domani tu non hai domani tu non hai domani tu non hai domani tu non hai domani tu non hai domani tu non hai domani tu non hai domani game over

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