La Fantastica Avventura (V)

Parte V: Anche i buchi del culo hanno un cuore

Un giorno mi svegliai con una magnifica erezione. Aprii gli occhi, mi misi seduto, mi stiracchiai e sentii tirare dal basso ventre. Ed ecco che l’occhio mi cadde sul birillo più dritto che ebbi mai avuto. Rimasi diversi minuti ad ammirarlo e quasi ebbi l’impulso di fargli una fotografia, in modo da mostrarla in giro.
L’uomo è affezionato al proprio pene in maniera quasi morbosa, non c’è solo una componente di potenziale utilizzo sessuale e/o diuretico, c’è un vero e proprio rapporto sentimentale continuato e fedele. Io credo che un uomo possa essere capace di fidanzarsi col proprio pene, se riuscisse a insegnargli a cucinare.
Cosa c’entra questo col mio discorso? Nulla, serve solo per risvegliare la vostra attenzione.

L’Inferno. Date fondo a ogni vostra conoscenza in materia, immaginazione e fantasia, retaggio di catechismo o videogiochi. L’Inferno. Io credo che l’Inferno non sia un posto dove si soffre per tirture, credo invece che la vera sofferenza sia la ripetizione dell’esistenza, come stare nella pellicola di un film che comincia, scorre, finisce, si riavvolge e ricomincia. Giorno dopo giorno. Credo nel karma, nel destino, credo in una motivazione superiore alla nostra presenza qui.
E l’ho trovata.
Accadde quando riuscii a fuggire dall’ennesima cuffia, per farlo dovetti informare il mio diretto responsabile che avrebbe dovuto trovarsi altri collaboratori, perché quella sera stessa li avrei aspettati fuori e gonfiati di botte. Il giorno dopo mi presentò Danny.
Danni, come Danny De Vito, a cui un poco assomigliava. Il genio, il totale, colui che mi illuminò con la sua profonda comprensione del creato. Il mio nuovo capo.
Allora, Danny aveva un problema: era troppo geniale per essere compreso. Lui arrivava e cominciava a investirti di alitosi cronica (sembra che qua dentro siamo in tre a comprarci gomme e caramelle per l’alito, ragazzi, è facile, basta farsi la conchetta ogni tanto per sentire che puzzate), poi iniziava a esporre le sue teorie, molto pratiche, al che nascevano i dubbi.
“Senti, Danny, ma se succede questo?”
“Beeeeee… pfffff (soffia)… maaaaaaaa… pfffff (soffia ancora”
“No, perché se osservo questi dati mi accorgo che… che…” che Danny è sparito, un secondo prima stava di fianco a me e poi non c’era più. Mi guardo intorno, lo cerco, lo chiamo. Niente. Inghiottito da una realtà parallela. Dopo mezz’ora torna.
“Maaaaaaaaaa… pffffff… lasciamo stare” va bene.
Bellissimo quando cercava di usare proverbi e modi di dire.
“Questi confondono la Nutella col cioccolato” anch’io, ogni tanto, ma lo spettacolo doveva ancora arrivare.
“Eh, capisci? Noi così gli diamo il piatto della testa con l’argento… no, il piatto d’argento sulla testa… la testa… col piatto…” Danny, la testa sul piatto d’argento “Ecco, sì, quella!”
Io amo la New Economy, la conservazione della cultura, gli antichi valori che la tecnologia non ci fa dimenticare. E non si dica in giro che in questo ambiente lavorano sempre profughi suburbani, assunti durante una battuti di funghi in un bosco del Laos e ignoranti come catamarani: c’è della dignità pure in una tazza del cesso. Talvolta cade nella fossa biologia, però c’è.
Di persone geniali il mondo ne è pieno, una volta al fiume conobbi un tipo, tale Gianni, che nemmeno con tutta l’immaginazione e la creatività di questo mondo sarei stato capace di inventarmi.
Gianni si avvicinò a noi distrattamente tendendo una sigaretta, per farsela accendere. Gianni è esattamente il tipo con cui non solo non vorreste, ma nemmeno vi immaginereste vostra figlia uscirci assieme e magari andarci pure a letti: alto un metro e ottanta, grasso da fare schifo, girava con una canottiera troppo stretta, dalla quale usciva un rotolo di ciccia che pareva un tappeto persiano piegato male, la faccia era tonda come un pallone da calcio, e la pelle talmente flaccida che se gli tiravi una martellata oltre a non fargli nulla restava la forma. Immaginatevelo arrivare in spiaggia con un bel paio di calzoni corti, il lardo che gli esce minaccioso dal davanti coprendogli l’inguine; questo arriva, guarda il fiume, si gratta i coglioni, rutta, altra grattatina e poi si siede a terra, dove lancia una terrificante scorreggia che fa tremare gli astanti.
Mi presento, sono Gianni. Due chiacchiere veloci e cominciò a raccontarci di sè.
“Beh, mmmm, io faccio la guardia, sai, nelle discoteche, conosco la padrona di una e vado quando mi pare. E’ un lavoro di merda ma da qualche parte i soldi li devo prendere. E’ vero o no? Eh? E’ vero o no?” e mi guardava come se dovessi rispondere.
E’ vero, dissi, e quello fu tutto contento.
“Tu ce l’hai una donna?” chiese, gli dissi di no “No, perché mi sono accorto che oggi è più difficile conoscere la figa, insomma io vado lì, anche per fare due chiacchiere, quella ha il cane e le faccio ‘Posso sedermi?’ e lei ‘Guarda che morde’ e vaffanculo. Quando vado a ballare, se ti sto dietro fino alle tre della mattina tu me la devi dare, non è che aspetto le tre per andarmi a fare una sega. Tanto vale che vado a casa a mezzanotte che recupero tre ore di sonno. E’ vero o no? Eh? E’ vero o no?”
Cominciai a desiderare una pistola.
“No, perché prima avevo questa tipa, non parlava mai, la andavo a prendere a casa e poi venivamo qua: un’ora di macchina e diceva tre parole” si ferma un momento e guarda nel vuoto “Scopare scopava, però non parlava molto. No perché le donne si sono fatet difficili, devi fare fatica… L’altra sera stavo da un’amica, dico ci chiacchiero, faccio per accarezzarla e quella ‘Non mi toccare!’ e vaffanculo, siamo amici, no? E che non ti posso dare una carezza? Mica t’ho chiesto di farmi un pompino!”
Meditazione tantrica, cerca di pensare ad altro, un bel giardino, una fontana…
“No, perché poi avevo quest’altra tipa, una schizzata. Teneva quella malattia, non mi ricordo, comunque sclerava e le veniva la bava alla bocca, mi rompeva i coglioni, gridava…” ancora lo sguardo nel vuoto “Scopare scopava, però non ce la faceva proprio. No, perché con questi casini una sera mi sbrocca e mi lancia le chiavi della macchina nel prato e stavamo in aperta campagna e vaffanculo tutta la notte con la torcia a cercare queste cazzo di chiavi. Guarda che le donne hanno dei problemi. E’ vero o no? Eh? E’ vero o no?”
Le previsioni danno sereno variabile.
“No, perché settimana scorsa stavo al mare, bel tempo, si poteva fare il bagno e dico dove sta la spiaggia nudisti. Cazzo erano tutti uomini, ma froci. E tu dici come lo so, eh, lo so io che s’imboscavano nei cespugli. E poi quelle con le poppe fuori che vai a controllare e sono dei travestiti e che cazzo, mi è capitato anche a ballare, questa ci stava, vai che si tromba dico e poi strusciano sento una cosa di troppo. No perché adesso questi sono più fighe delle fighe vere, ti confondono, o diventi frocio pure te o stai attento. E’ vero o no? Eh? E’ vero o no?”
Tenete sempre da conto tipi come Gianni e Danny, perché si riveleranno preziosi nelle serate noiose.
Alla fine Danny trionfò, ebbe la sua bella promozione grazie al nostro lavoro, a me venne tolto l’incarico e passato a quello a cui facevo i turni e, dopo quattro anni di sbattimento e fedeltò, mi sono ritrovato senza nulla da fare.
La beffa mi giunse quando il capo mi comunicò che, secondo l’Ufficio del Personale, in quel reparto io ero un esubero. Esubero, gente, m’hanno chiamato in tanti modi ma mai così.
Non mi arrabbiai, non me la presi, alla fine sono solo uno di quei tanti buggerato, ma… ma c’è qualcosa che non va. Io non ho sbagliato. Io ho dato a questo posto anni della mia vita, sacrificando buona parte del mio privato.
Poi un giorno mi sveglio dopo tanti dubbi e ho l’illuminazione.

(Fine quinta parte)

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