Recensione: VERSO LA LUCE di Andrey Dyakov

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Gleb è un ragazzino, orfano e senza alcun futuro in un mondo devastato dalla guerra atomica. Vive nel sottosuolo di San Pietroburgo, nella metropolitana, e attende solo di morire. Taran è uno stalker, un avventuriero che si reca in superficie per ogni genere di missione, dal recupero di oggetti all’esplorazione, sfidando radiazioni e orrende creature mutate. Lo stalker accoglierà Gleb a casa sua, con l’intenzione di istruirlo e fargli ereditare le sue abilità e conoscenze.
Poi la missione: in superficie altri stalker hanno avvistato una luce provenire dal mare e a Taran viene affidata una squadra di esploratori, con lo scopo di aiutarli a raggiungere il luogo e scoprire se qualcuno vive ancora, là fuori.

Vorrei usare una metafora per aprire il commento a questo libro, qualcosa che viene dai giochi di ruolo. Nel videogioco The Witcher, tratto da una saga di Andrzej Sapkowski (ancora inedita in Italia), facendo crescere il personaggio era possibile acquisire un’abilità definita Sanguinamento, grazie alla quale si infliggeva un colpo speciale che lacerava le carni dell’avversario provocandogli, appunto, un copioso sanguinamento che lo privava pian piano delle energie.
Andrey Dyakov ha acquisito questa abilità e mi ha sferrato un fendente agli occhi, non ho alcun dubbio, perché altrimenti non potrei giustificare il sanguinamento oculare che ho sperimentato leggendo il suo libro.
Facciamo un po’ di storia.
Metro 2033 era un romanzo scritto da Dmitry Glukhovsky, pubblicato in Italia nel 2010 (dopo otto anni di uscita in patria). L’idea era interessante, perché si immaginava un mondo post apocalittico dove l’umanità aveva trovato rifugio nel sottosuolo, più precisamente nell’enorme metropolitana sotto Mosca. Era in sostanza un romanzo di formazione con molti elementi sci-fi e horror (mostri mutati, cannibali e così via), che dipanava lungo 789 pagine le avventure di Artyom, un giovane con una missione fondamentale per la sopravvivenza della sua gente. Nulla di eclatante, ma un testo che ho sempre consigliato per freschezza e visionarietà.
Glukhovsky tentò il bis non con un seguito, ma con uno spin-off, Metro 2034, un romanzo abbastanza valido che virava su altre coordinate, come i rapporti sentimentali in un mondo distrutto e senza speranza. Dopo quest’esperienza lo scrittore russo appese la penna al chiodo per godersi i frutti del suo successo (presumibilmente un sacco di grana), inaugurando il Metro 2033 Universe, ovvero una collana di romanzi fan-made ambientati nel suo universo.
Fu un successo, perché da ogni parte del mondo fioccarono racconti e romanzi, i più interessanti vennero stampati e proposti in libreria. Ricorderei che anche il nostro Tullio Avoledo ha aderito all’iniziativa con il suo Le Radici del Cielo, che sinceramente ho apprezzato, soprattutto per la caratterizzazione dei villain.

Ma siamo qui a parlare di Verso la Luce, uno dei romanzi, pare, tra i più votati dai lettori online. Va bene, dico, e applaudo le Edizioni Multiplayer per il coraggio di aver non solo portato in Italia il capostipite, ma anche questi testi. A parte la qualità di alcune traduzioni e impaginazioni errate, credo che questi signori debbano essere unicamente ringraziati.
Chi non ringrazierò mai saranno invece tutti coloro che hanno sollevato il mio hype (altrimenti dette aspettative) verso questo libro, che non solo si è rivelato sin dall’inizio ostile a qualsiasi approccio, ma è riuscito a peggiorare man mano che trovavo la forza di continuare a leggerlo. Faticoso, questo è stato.
Non mi aspettavo molto, ma dopo la prova di Avoledo pensavo che a questo progetto venissero applicati dei filtri qualitativi. Andrey Dyakov non è uno scrittore, e si vede, ci si perde nei meandri delle sue descrizioni, che non danno mai un’idea precisa dell’ambiente pur rileggendole diverse volte, crea scene d’azione confuse dove la gente muore all’improvviso e poche volte la dinamica risulta chiara. Tutto il romanzo è costruito attorno al viaggio, scelta di per sè poco appetibile e molto rischiosa, perché il pericolo di annoiare è elevatissimo. Infatti. Il gruppo corre sempre, qualche mostro sempre più strano li assale, qualcuno muore. Via di questo passo, sempre uguale. Nessuna sorpresa, nessuna variante: si gioca al gatto col topo a ogni passo, un po’ come guardare Jurassic Park 3 dopo essersi sorbiti gli altri due e chiedersi “Perché non riescono a inventarsi qualcosa di nuovo?”.
La ‘rivelazione’ finale è quasi offensiva, così come l’improbabile duello, un attacco all’arma bianca contro l’intelligenza che non lascia nemmeno perplessi, solo col sopracciglio leggermente alzato. Per fortuna in soccorso giunge l’epilogo, assicurandone la conclusione.
E’ da poco che scrivo recensioni online, ma è da sempre che stendo giudizi critici orali su ciò che leggo. Non mi piace castrare un libro, che è sicuramente frutto di tanta fatica, e se si fosse trattato non di un romanzo mainstream ma di un testo poco noto sicuramente non avrei scritto una riga.
In questo momento sta scrivendo il lettore, deluso, che ha in mano un altro libro ispirato alla saga, Piter, e ha il terrore di aprirlo.
Dyakov ha pensato addirittura di scrivere una trilogia su Gleb e Taran, buon per lui. Io mi asciugo il sangue e passo oltre.

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Un commento su “Recensione: VERSO LA LUCE di Andrey Dyakov

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