Sul Pianeta Silenzioso

La terra desolata che si para a me dinanzi ha il volto della fine del mondo. Percepisco lo scorrere del tempo, il flusso di nascita, vita, morte e resurrezione, il principio della Natura. Se chiudessi gli occhi, se chiudessi la mente forse perderei la percezione del tempo, il mio corpo invecchierebbe, si stancherebbe, la Natura continuerebbe a fluire attraverso di me e io non me ne accorgerei.
Vivrei nel tanto sospirato oblio.
Se fossi morto o vivo, qui su questa terra desolata non farebbe differenza, percepisco d’esser vivo come percepirò di essere morto, questo silenzio spinge la mia mente a non pensare, ma essa cerca nel mio spirito una traccia della sua esistenza. Non ha certezze, il mio pensiero, sono capace di provare emozioni, conosco i miei sentimenti, dialogo con le mie sensazioni, ma tutto ciò è animato dal dubbio…

Sul Pianeta Silenzioso comincio il mio cammino, viandante senza meta cerco il Deserto dell’anima, dove vengono segregati i motivi del tormento che ho nel cuore. L’aria è fredda e pestilente, il cielo nuvolo, buio e senza stelle; posso ascoltare il canto del silenzio, sinfonia dell’abbandono. Se mi fermo e penso a perché vivo in questo corpo comprendo che a nulla è valso pormi domande senza prima provare a cercare risposte, i quesiti che ho fatto al mio cuore si sono incarnati nella mia paura d’esser vivo, nel timore di aprire quelle porte che mi conducono alla libertà.
Sulla terra riposa il mio corpo stanco e in lontananza scorgo le luci della civiltà, sempre più lontane, se le porto ancor più in là posso finalmente esser solo. Il desiderio di solitudine è tanto forte in me e allo stesso tempo vorrei avere qualcuno al mio fianco, vorrei dividere con lui ciò a cui la mia mente da’ vita e vorrei ascoltare ciò che partorisce la sua, vorrei accogliere tutto questo dentro di me e stringerlo forte per non farlo più andar via. Che sarà mai tanto paradosso nella mia volontà?
Le domande che mi struggono vorrei avessero una risposta che io non so loro dare e non trovo nessun altro che le sappia. Che debbo fare, quindi? Rimuoverle e dimenticarle? Sarebbe un po’ come perdere una parte di me.
E se mi rialzo e riprendo a camminare posso solo trovare deserto e silenzio, un vento freddo, a volte duro a volte carezzevole, come se fosse un padre triste che cerca di abbracciarmi ma non sa come fare e io mi rattristo con lui. Sono un figlio ingrato perché non so parlargli, sono uno sciocco arrogante che pensa di poter rispondere a se stesso di domande che credo importanti e vitali. Ma che siano queste le domande che devo pormi?
Oh, se trovassi quella strada, se riuscissi ad aprire quelle porte e farmi accettare, guarderei in volto il mio dolore e gli direi che adesso non ho bisogno di lui, perché mi impedisce di continuare a camminare, qui sul Pianeta Silenzioso, dove non ho trovato spazio per la vita, dove l’unica cosa viva è l’oblio. Ma che posso fare io che sono umano, io che sono un semplice animale di poco evoluto, e neppur sincero?

Le notti sono fredde, le notti sono silenziose. Solitudine.
Se porto lo sguardo verso casa so di non essere solo, so che qualcuno c’è sempre come io ci sarò per loro.
Eppure questo freddo, questo silenzio opprimente e questo buio che mi assale, che mi abbraccia gelido e crudele.
Che forma hai, solitudine? Forse ami trovare identità nel buio, nell’ombra.
Che volto hai, solitudine? Forse il mio riflesso, mentre osservo questo cielo nero senza stelle.
Il dubbio ho scelto perché voglio conoscere certezze. Ma certezze non ho perché mi suonano futili e arroganti. Per quanto tempo potrò vivere nel non sapere? Per quanto tempo potrò non essere me stesso, al di là del mio respiro, al di là del mio corpo mortificato dalla stanchezza?

Deserto dell’anima, città e capitale del mio cuore sporco e ignavo, luogo di eterna maledizione, di eterna struggersi, le sue porte a me dinanzi si spalancano con violenza, il fetore della discordia invade ogni mio poro, posso credere di essere morto, per quanto mi possa importare ora, posso credere di essere solo, per quanto possa servirmi ora.
Ci sei, Silenzio? Sei fuga dalla mia realtà, sei l’immateriale che mi ammalia di abbandono, sei l’incubo incarnato dei miei sogni più segreti.
Ci sei, Tormento? Sono il tuo ospite, giunto da lontano sul Pianeta Silenzioso per conoscere il tuo volto.
Posso entrare, miei padroni? Posso entrare per scoprire se posso uscire?

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