Consigli Non Richiesti Atto II: Associazioni a delinquere legalizzate

Consigli Non Richiesti Atto II
Associazioni a delinquere legalizzate
ovvero
‘Te lo dico cordialmente: questa è una rapina. Ma restiamo amici, ok?’

scream

coglione (s.m.) Testicolo; per lo più in locuzioni fig. denotanti un’accentuata volgarità di linguaggio: rompere i coglioni e far girare i coglioni, seccare infastidire, disturbare; levarsi dai coglioni, lasciare in pace, andarsene; avere qualcuno sui coglioni, non poterlo soffrire; mi girano i coglioni, sono irritato, infastidito o preoccupato per qualcosa; è uno coi coglioni, uno che sa il fatto suo, capace, deciso e scaltro. Balordo, stupido, minchione
Sinonimi: babbeo, idiota, cretino, imbecille, palla, testicolo

Le esperienze giovanili sono quelle che gettano le basi su quello che diventerà un uomo. Le mie, come quelle di molti altri, hanno contribuito a rendermi ciò che sono, nel bene come nel male.
Quand’ero un giovane menestrello scrissi il mio primo romanzo, un horror, che riletto oggi tiene una storia interessante ma è scritto col culo. Beh, ero pur sempre un principiante. Riscritto oggi magari sarebbe pure figo, ma si chiama archeologia e bisogna averne l’attitudine.
Ebbene, carico di ogni motivazione possibile mandai il manoscritto a una casa editrice che aveva trovato mio padre nei dintorni del suo negozio, dopo un po’ mi chiamarono chiedendo un incontro. Ci andai, ingiaccato e incravattato, pettinato e sbarbato, pulito ed educato. Mi ricevette questa signora di mezza età con lunghi e folti capelli neri, mi fece accomodare alla sua scrivania e si mise accanto me, ponendo tra noi il mio manoscritto.
“Ecco” mi disse aprendolo e tenendo in mano una penna “noi toglieremmo questa parte e quest’altra” va bene “qui ci sono degli errori di battitura, ma li correggiamo” all’epoca non avevo un computer e usavo una macchina da scrivere meccanica, gli errori erano frequenti.
In conclusione, dopo una decina di ‘Va bene’ mette via tutto e sfodera un contrattone, mi elenca passo per passo le condizioni e me le spiega dettagliatamente, fermandosi di tanto in tanto per chiedermi se c’erano domande. Bene. Finito il tutto la penna si posa su una scritta denominata “Contributo dell’autore”, accanto alla quale c’era questo numero: 6.500.000. Di lire.
La distinta e disponibile signora di mezza età mi stava dicendo che per pubblicare con loro avrei dovuto pagare sei milioni e cinquecentomila lire, che poi loro avrebbero investito in stampa, diffusione, presentazioni e altre cose.
La mia reazione dovette essere evidente, perché persi colore e lei se ne accorse. La penna scivolò sul ‘5’ che divenne ‘0’: 6.000.000. Mi stava facendo lo sconto.
Quando il cuore smise di battere all’impazzata, ripresi a respirare e le chiesi dove, secondo lei, avrei potuto trovare sei milioni di lire.
“Se ci vuole pensare non c’è problema”
Beh, dovevo pensarci per forza, visto che quei soldi non li avevo.
Tornai a casa, ero sconvolto, incazzato, furioso, volevo uccidere qualcuno per recuperare il buon umore. Risposi male a mia madre che s’incazzò pure e alla fine uscii di casa, andando in giro senza meta. Mio padre lo venne a sapere, così il giorno dopo (sant’uomo) andò dalla signora di mezza età a sentire un po’ che minchia mi avesse detto per ridurmi così. La risposta glielo fece capire senza poche elucubrazioni. Ne parlammo, gli dissi che non m’importava, che comunque non me lo sarei potuto permettere e che non ne volevo più discutere.

Ecco qual è stata la mia prima esperienza con un Editore a Pagamento.

Che cos’è un Editore a Pagamento? Fondamentalmente è uno stampatore, né più né meno, uno stampatore caro come il fuoco e con la faccia da culo, che con allettanti e drammatici giri di parole vorrebbe farvi intendere che il mercato dell’editoria oggi funziona così, specie per gli autori esordienti, che non ci sono alternative, vi piaccia o meno.
Realizzai, dal basso della mia ignoranza, che finché non mi fossi trovato un lavoro non avrei mai pubblicato. Ecco perché in apertura ho scritto la definizione di ‘coglione’.
Lasciate che vi riveli una cosa: una Casa Editrice VERA non vi chiede soldi, ma investe i suoi perché il vostro manoscritto l’ha convinta a rischiare. Sono persone che lo fanno per passione, oltre che per lucro.
Un Editore a Pagamento lo fa solo per lucro.
Pensate stia dicendo cazzate? Funziona così.
Voi pagate grana sonante, loro vi danno 100/200 copie stampate tutte per voi da vendere per i cazzi vostri. Questa è la distribuzione. Se li vendete e recuperate un po’ di soldi bene, altrimenti avete tanta carta da parte. Inchiostrata.
Beh, direte, offriranno qualche servizio, no? Ma certo, intanto vi aiuteranno non leggendo il vostro testo, infatti uscirà con tutti gli errori che ci avete messo dentro, non correggerà la grammatica, il lessico e tutte quelle cose superflue che servono a leggere tranquillamente. Poi non muoverà un dito per proporlo in alcuna libreria, figuriamoci, nemmeno in conto vendita. Infine non vi promuoverà, non organizzerà nessuna presentazione e voi rimarrete con le vostre 100/200 copie in casa e in cantina.
Un bel risultato.
L’Editore a Pagamento non campa sulla vendita dei libri, perché i suoi clienti siete voi. Voi che avete sborsato 6.000.000 di lire, 3.000 euro (ma anche di più). Nel momento in cui firmate lui ci guadagna. Fine. Perché fare altra fatica e affrontare altre spese? Perché pagare un correttore di bozze, un editor, chiamatelo come minchia vi pare? Tanto nessuno leggerà il vostro libro, forse solo gli amici e i parenti che convincerete ad acquistarlo (e che poi vi toglieranno il saluto), ma alla fine le regalerete quelle copie, statene certi. E nessuno le leggerà.

E’ facile incappare in un Editore a Pagamento, da adesso EAP, troppo facile. Cercate un editore su Google, c’è scritto ‘Inviaci il tuo manoscritto’, voi obbedite e dopo una settimana o due vi rispondono, andate lì, vi mostrano il contrattino con l’obolo da versare. Talvolta (TALVOLTA) sul loro sito compaiono frasi del tipo “l’editore si impegna, con un minimo aiuto economico dell’autore…” o qualcosa del genere, oppure il subdolo “Gli autori delle opere selezionate riceveranno una proposta editoriale dopo un’attenta valutazione”. Proposta editoriale vuol dire contratto con l’obolo. Recentemente ho visto anche questo: “Per ogni autore verranno offerte proposte personalizzate per promuovere il proprio libro edito con noi”. Cioè hanno i pacchetti tipo Alpitour, chessò, se hai 2.000 euro in banca te ne chiedono 1.500 ma la copertina è scritta a mano e la carta è quella igenica.
Poi ci sono quelli che non dicono niente, i più balordi, che alla resa dei conti presentano, appunto, il conto.
Di giustificazioni ne tirano fuori un sacco, ma nessuna regge: sono balle. Quelle peggiori arrivano da chi firma, purtroppo, non capisco se ci credono o vogliono crederci. Il più delle volte sono delusi, rifiutati da ogni Casa Editrice del globo e incazzati con loro.
Ora, io non dico che tutte le CE hanno ragione, ma i miei libri fin’ora li hanno rifiutati per evidenti motivi: impostazione discutibile, genere non in linea con la politica editoriale e via di questo passo.
Se io ammetto di essere mediocre, perché non farlo anche voi?
Cioè, non è che per disperazione vado da questi che vogliono l’obolo pur di vederlo pubblicato. Piuttosto faccio da solo, con un Print on Demand o una tipografia: si risparmia parecchio e il risultato è il medesimo. A dire il vero preferisco riflettere sul motivo del rifiuto, capire se ho sbagliato, come migliorare, se possibile.
Forse non pubblicherò mai un cazzo, ma soldi a questi ladri non gliene darò mai. Tanto non cambierebbe nulla, preferisco continuare a provare.

Va bene, potrebbe dire qualcuno a questo punto, ma come riconosco queste EAP? Una volta era schifosamente difficile, oggi per fortuna c’è internet, si infila la ragione sociale su Google (santo subito) e si cercano informazioni, magari nei forum. Talvolta la ricerca è breve, altre è più lunga e tortuosa. Se si è proprio incerti e non si capisce spedite pure il lavoro, se vi arriva una proposta editoriale che richiede contributo sappiate che ‘NO, GRAZIE’ si può dire, cioè non siete obbligati, potete dire no. E soprattutto state certi che quel testo non l’hanno nemmeno letto.
Con la poca esperienza accumulata nel FIAE, sono arrivato a questa distinzione per gli Editori a Pagamento. Vediamoli.

Editori a Pagamento classic

Inviaci il tuo manoscritto, premi qui. Ok. Poi se ci va bene ti mandiamo la ‘proposta editoriale’ (=contratto a pagamento). Ok. Se li conosci li eviti, se non vuoi informarti ci caschi e ci rimani male come me. Ma almeno questi non ti fregano, lo dicono e basta, ci devi pagare, fanculo.
Porci, ladri e disonesti, ma sinceri.

Editori a Doppio Binario

Inviaci il tuo manoscritto, premi qui. Ok. Poi se ci va bene ti facciamo sapere. Allora, dunque, Pino, ci piaci ecco la ‘proposta editoriale’ (=contratto a pagamento). Ok. Tu, Gino, ci piaci, vieni qua che ne parliamo, non sborserai un centesimo. Ok. Funziona che il rischio di un testo promettente viene finanziato da un contratto con l’obolo, cioè il vostro manoscritto viene pubblicato a spese di altri autori inculati. Sappiatelo. Ma soprattutto voi che vi viene proposto l’obolo: i vostri soldi serviranno a promuovere GRATUITAMENTE un altro.

Editori Marchettari

Una nuova realtà si affaccia sul mercato ed è innovativa. Vuoi inviarci il tuo manoscritto? Va bene, prima però devi comprare i nostri libri. Se ne compri 3 ti rispondiamo in due settimane, per 5 facciamo che ci sentiamo tra un mese o due. Che succede poi, è tutt’ora ignoto. Ok. L’Editore Marchettaro vuole i vostri soldi subito, ma come lo giustifica? Vogliamo che gli autori siano in primo luogo lettori. Va bene, vi mando il mio profilo di Anobii, dovrebbe convincervi che quei 300 libri non si sono letti da soli. Eh, no, ci vuole la marchetta. Questi mi fanno veramente incazzare, vi avverto.

Editori a Pagamento Ninja

Ninja perché subdoli, Ninja perché agiscono nell’ombra. Inviaci il tuo manoscritto, premi qui. Ok. Poi se ci va bene ti facciamo sapere. E NON PAGHERAI! Arriva la risposta, parliamone, ecco il contratto (via mail). Ma… qua mi chiedete dei soldi! Eh, la situazione, la crisi, qua e là… Ok, ma sul sito non lo dite! Non lo facciamo sempre, dipende dal momento… oh, guarda che se non t’interessa lo capiamo, eh, non vogliamo mica estorcerti i soldi. No, però la mano in tasca me la stavate mettendo, il problema è che vi ho visto.
Come riconoscere i Ninja? Difficile, molto difficile, secoli di tradizione e tecniche di fuga, il fumo, l’ombra e quelle cose lì. Tendenzialmente se scrivono in continuazione e a caratteri cubitali che NON PAGHERETE è molto probabile, quasi scontato, che vi toccherà farlo. Potete provare, ma volendo oltre che dire ‘no’ potete anche sfotterli un pochino. Ah, vi ho beccato! Furbacchioni, vi tirerei le orecchie, malandrini!

In conclusione, cari colleghi autori emergenti, rimbocchiamoci le maniche e continuiamo sulla vecchia via. Non facciamoci fregare da questi ladri che approfittano dei nostri sogni per mandare i figli all’università, non diamo loro nemmeno un centesimo. Perché sono dei ladri. Punto. Possono girarla come vogliono ma lo sono e voi non fate i coglioni, stracciate quei contratti e riflettete, soprattutto continuate a scrivere per migliorare. Chissà se un giorno… non so, ma non facciamoci fregare, ok?

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Un commento su “Consigli Non Richiesti Atto II: Associazioni a delinquere legalizzate

  1. Pingback: La carità artistica che ti vuole a portafoglio aperto: il fascino antico della pubblicazione a pagamento. | Wormhole Diaries

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