Consigli Non Richiesti Atto III: La teoria del complotto

Consigli Non Richiesti Atto III
La teoria del complotto
ovvero
‘Le Case Editrici rilasciano scie chimiche sui cieli di Monfalcone’

scream

rifiuto [ri-fiù-to] s.m.
1 Negazione di consenso; non accettazione di un invito, di una proposta, di un’offerta e sim. SIN diniego: opporre un r. cortese ma fermo
2 Eliminazione di qlco. perché inutilizzabile o dannoso, scarto; (spec. pl.) residuo inutilizzabile di lavorazioni, processi organici ecc.; spazzatura, immondizia: r. industriali, tossici; frugare in mezzo ai r.
3 fig. Delinquente o persona emarginata: un r. della società

Che brutto argomento sto per trattare, brutto perché ancora mi pesa, ancora mi rode. Ma è un’altra lezione che ho imparato e voglio condividerla con voi, cari colleghi autori emergenti.
Avete speso mesi, magari anni a scrivere il vostro capolavoro? Bene. Vi piace? Ottimo. E mandiamolo a qualche Casa Editrice, va’, proviamoci!
Intanto vi rimanderei al mio articolo precedente, se non l’avete letto, che vi aiuterà un pochino a riconoscere l’Editore ladro (quello che fa pagare) da quello vero, qui trattato.
Partiamo dal presupposto che qui si parla di Case Editrici autentiche, quelle che selezionano i testi, spulciano quelli interessanti e, soprattutto, buttano quelli che non valgono nulla, a parer loro. Solo a parer loro?

Dunque, abbiamo spedito il manoscritto a cinque CE (ipotizziamo), possono accadere un po’ di cose.
La prima potrebbe risponderci no, grazie, non ci interessa.
La seconda potrebbe dirci che non trattano quella roba.
La terza che è scritto col culo e loro quella merda non la pubblicano
La quarta (promettente) che potrebbe anche essere interessante, ma andrebbe rivisto questo e quello.
La quinta non risponderà mai.
Potrebbero volerci mesi per avere una risposta, quindi armiamoci di santa pazienza e soprattutto continuiamo a scrivere, magari ogni tanto riprendiamo il testo e diamogli una limatina. Andare avanti è la cosa migliore, poi magari ve ne dimenticate e se non risponde non vi dispiace nemmeno. Perché avete scordato di averlo spedito.

Possibili reazioni dell’autore emergente:

Caso 1: -Bastardi! Non capite una minchia!
-Sono un fallito…
-Va beh, chi se ne frega, tanto l’ho spedito ad altre 100 Case Editrici
-Maledetti, volete solo raccomandati!

Caso 2: -Che editori del cazzo!
-Dove ho sbagliato?
-Va beh, chi se ne frega, tanto l’ho spedito ad altre 100 Case Editrici
-Maledetti, volete solo raccomandati!

Caso 3: -Villano, stronzo, ignorante!
-Pensavo di essere bravo, invece sono una merda…
-Va beh, chi se ne frega, tanto l’ho spedito ad altre 100 Case Editrici
-Maledetti, volete solo raccomandati!

Caso 4: -Va benissimo così, deficienti!
-E adesso come faccio?
-Va beh, chi se ne frega, tanto l’ho spedito ad altre 100 Case Editrici
-Maledetti, volete solo raccomandati!

Caso 5: -Ma guarda ‘sti infami che non rispondono…
-Guarderò l’email tutti i giorni fino alla morte…
-E con questa fanno 100…
-Maledetti, volete solo raccomandati!

Facciamo un gioco, troviamo il punto in comune. L’avete trovato? Spero di sì, perché devo proseguire.
Allora, la storia è questa, mettetevi seduti perché è una rivelazione enorme, roba grossa!
All’alba dei tempi, un popolo di antichi astronauti alieni gettarono le basi per la nostra società attuale, e allo scopo di controllarla come si deve stilarono un elenco di cose che avrebbero dovuto seguire un preciso iter per essere realizzate. Questo elenco travalicò il corso dei secoli, fino a che un gruppo noto come gli Illuminati, dopo averlo analizzato con cura, lo applicò alla lettera insidiandosi in ogni livello dello strato sociale.
Uno di questi elementi era lo scrittore. In pratica gli alieni decisero che non tutti potevano esserlo, ma solo quelli accuratamente selezionati allo scopo di essere asserviti alla classe dominante. Lunghe furono le discussioni nell’astronave per decidere il da farsi, così si decise che, una volta scoperto il silicio, avrebbero fornito all’uomo la tecnologia per produrre un chip. Tale ameno oggetto veniva inserito nel corpo di quello che, secondo altre analisi e calcoli del supercomputer spaziale, avrebbe dovuto diventare scrittore servo del potere.
Non vi è chiaro? Farò un esempio.
Dan Brown sin dalla nascita è stato selezionato dal cervellone per essere uno scrittore, anche se avrebbe potuto essere pure un abile idraulico. Con la scusa del vaccino antipoliomelite, il dottore gli infilò tra le chiappe questo misterioso chip, che avrebbe dovuto non solo condizionarlo (ovvero ispirarlo) che forse fare lo scrittore era meglio dell’idraulico (anche se avrebbe trombato di più), fornendogli inoltre il ‘marchio’ per essere riconosciuto.
Ecco così che in età adulta il buon Dan si presenta da un editore (tutti gli editori sono in combutta con gli alieni), il quale gli chiede: “Chi saresti tu?”
“Io sono uno scrittore” risponde lui.
“Ah, davvero? Vediamo, mostraci le chiappe”
L’editore allora raccoglie uno strumento extraterrestre, una sonda accuratamente costruita per individuare il chip che qui vi mostriamo per la prima volta:

screwdriver

Dan mostra le chiappe e la sonda individua il chip.
“Va bene” dice l’editore “può rivestirsi. Ora ci mostri il manoscritto”
Ecco la verità che vi renderà liberi: colleghi autori emergenti, se non avete il chip siete fottuti, altro che scrittori.

Ma chi vogliamo prendere per i fondelli? Siamo seri, suvvia…
D’accordo, l’editoria moderna non funziona benissimo, anzi è messa molto male, sicuramente molti editori non riescono a capire il potenziale di un autore emergente, ma l’amara verità è che una buona parte ne è capace. Ecco perché ci respingono i manoscritti.
Nel precedente articolo discorrevo degli Editori a Pagamento, che non leggono una fava tanto a loro interessa solo il denaro degli autori. Questi altri, invece, ci mettono il proprio di denaro, e qui sta la questione: perché rischiare su un testo poco convincente o pessimo? Ma soprattutto, se questo editore ha una sua linea editoriale, una sua politica, un suo modo di vedere l’editoria, perché dovrebbe cacciare quattrini per promuovere qualcosa che non considera compatibile col suo pensiero?
Immedesimiamoci.
Sono un editore e mi sta sul cazzo il fantasy, cerco il pulp, il noir, magari qualche saggio sulla gnocca che tira sempre. Mi arrivano dieci manoscritti ricolmi di folletti, nani e mignotte elfiche. Che faccio? Li leggo? No, li butto. Poi gli arrivano cinque noir, bene, se li legge e uno solo di quei quattro è scritto in una lingua comprensibile e, soprattutto, ha una storia valida. Mi tengo quello e gli altri li butto.
Tenendo sempre presente che chi scrive fa parte di quei quattro cestinati, proviamo a essere un po’ obbiettivi: se la teoria del complotto fosse vera, ovvero se questi pubblicano solo raccomandati, e supponendo che una Casa Editrice sia soprattutto una società a scopo di lucro, che guadagno avrebbe a pubblicare un emerito stronzo sconosciuto ma raccomandato che, magari, ha scritto un libro di merda?
Uso il turpiloquio per dare forza al discorso.
Lasciate perdere Fabio Volo e quell’altro che faceva Zorro al drive-in prima di diventare intellettuale passando per Sanremo, si tratta di personaggi famosi e che, a loro modo, tirano solo per il nome. Come a dire che la regina Elisabetta scrive un libro di aforismi sulla sua pedicure, la Casa Editrice lo pubblica anche se è una cazzata, tanto qualche migliaio di scemi sicuramente se lo compra. Perché è la regina, diamine. Che, voi siete regine? O siete stati al drive-in?

Sono anni che vado alla ricerca di un modo per pubblicare la mia roba, leggo in rete una marea di commenti su queste Case Editrici, e quasi mi convincono. Poi ne conosco una e mi rendo conto che sono cazzate.
Può accadere che questi non riescano a cogliere il talento, la storia è costellata di editori che si mangiano le mani per non aver capito di avere tra le mani la gallina dalle uova d’oro. Sono umani, possono sbagliare. Ma non sono coglioni. Cioè, almeno provano a capire se quel manoscritto che gli abbiamo spedito possa valere qualcosa, e se sono dell’idea che non va bene o hanno dei dubbi non rischiano denaro per pubblicarlo.
Non dico nemmeno che siano tutti lindi, santi e onesti navigatori, parecchi sono dei veri farabutti, ma anche il macellaio talvolta vi fa tre etti invece di due “che faccio, lascio?”. Non ho consigli su come affrontare questo problema, ma ecco la lezione che ho imparato.

Forse esistono gli alieni, ma non credo proprio che abbiano stabilito un regime di selezione per gli scrittori, né tantomeno sono convinto che un editore accetti di investire denaro di tasca propria per promuovere un raccomandato.
L’editore (quello vero, non a pagamento) fa questo mestiere per passione e lucro. Passione perché non è un ambiente facile, le grandi CE pubblicano tanta merda che però riescono a vendere grazie ai nomi e a costose campagne di marketing che un piccolo editore non può permettersi. L’unico modo che ha per emergere è la qualità, ecco perché è costretto a essere molto selettivo.
Può darsi che il vostro manoscritto rifiutato dalla Siamobuoni Editore vada invece benissimo alla Siamostronzi Editore, a dispetto del nome. Politiche editoriali.
Qualche cosa che ho capito sull’invio del manoscritto:

-Se un editore non vuole fantasy e lo dice esplicitamente non ha senso mandarglielo
-Se un editore non ha una collana di saggistica non ha senso mandargliela
-Se un editore vi dice che non seleziona, al momento, autori emergenti, non ha senso cliccare quel cavolo di pulsante (anche se potrebbe toglierlo)
-Se un editore vuole solo una sinossi fatene una breve ma precisa, non state a spedirgli il malloppone senza spiegazioni
-Se un editore vi dice a caratteri cubitali che della poesia se ne frega, non fate come me che gli ho spedito un romanzo con poesie dentro. Minchia, non le vuole!
-Ma soprattutto non mandate romanzi erotici a un editore per bambini. Cioè, siete dei deficienti

Studiate bene il sito dell’editore, magari se ha una collana di fantascienza (e voi avete un bel romanzone con navi spaziali e alieni col chip tra le chiappe) e tiene un solo libro in essa potrebbe essere un’occasione. Curate bene il testo, fatevi aiutare e speditelo: le possibilità aumentano. Se questo ha una collana fantasy (sì, ce l’ho col fantasy) con 3000 autori e 10000 libri, è assai probabile che il prossimo che gli arriva se lo studia per bene prima di buttarlo in quel marasma. Che ne sapete se quella collana funziona? Io mi farei venire dei dubbi.
Sparate il nome dell’editore su Google (semper fidelis) e cercate qualche info, magari nei forum, magari thread recenti, dove ne parlano: potreste scoprire dettagli preziosi sulle sue esigenze e politiche editoriali.
Un’altra cosa che ho imparato è che presentarsi come l’autore emergente del secolo, che ha scritto il romanzo più figo dell’universo, equivale al 90% a cestino immediato. Un filo di umiltà, colleghi, vi presentate brevemente, spiegate (sempre brevemente) in cosa consiste il vostro manoscritto, ringraziate per l’opportunità e, se richiesto, lo spedite, altrimenti gli mandate solo la sinossi.
C’è un elemento prezioso nel presentarsi educatamente. E’ difficile che una CE risponda, pure se rifiuta, ma se la prendete in buona magari vi dice pure cosa non va nel testo. E questo non ha prezzo, è una consulenza gratuita. Vale oro a peso.
Una cosa, però, ha ben più valore: i consigli di chi è più avanti di noi. Parlo di autori che hanno pubblicato e danno consigli. Perché non li ascoltiamo? Se ci sono riusciti ne sanno più di noi, non pensiamoli come servi degli Illuminati, mettiamoci comodi e leggiamo (o sentiamo) cos’hanno da dirci.
Ascoltando chi ha più esperienza di me ho deciso di prendere i romanzi che ho nel cassetto e chiuderli dentro a doppia mandata: non vanno bene, non adesso, sono stati una palestra, un esercizio. E ho ricominciato, prima coi racconti e adesso sto riprovando col romanzo. E sto andando coi piedi di piombo, curo ogni passaggio, lo rileggo e quando avrò qualcosa lo farò leggere a qualcuno di competente, non alla zia.
Perché il problema, e lo dissi nel primo articolo, è la nostra arroganza. Quanti romanzi esistono al mondo? Quanti aspiranti scrittori? Un esercito che, se arruolato, soverchierebbe la Cina a colpi di sopraccopertina e analisi del periodo!
Pretendere di essere speciale, quando lo pensano altri milioni di autori emergenti, è da I-D-I-O-T-I. lasciate perdere la faccenda dell’ambizione, del celodurismo (che fa ridere e non ha mai impressionato nessuno), prendete il coraggio a due mani e guardatevi dentro: se quello che abbiamo fatto sin’ora non va bene, dobbiamo trovare la forza di ricominciare. Fa male, ma è questo il nostro mondo. Lo scrittore è fatto per soffrire. Ed è solo. In famiglia potrebbero non capirvi, dirvi che siete dei fessi, che sognate a occhi aperti, vostro marito vi dice di andare a cucinargli la caponata invece di stare lì a scrivere, vostra moglie che c’è da passare l’aspirapolvere. Non capiscono e non è neanche colpa loro. Ma soprattutto non è un problema loro, ma vostro.
Ci vuole forza, è difficile trovarne ogni giorno, ma ne serve tanta. Siamo soli, ma siamo in tanti. Guardiamo fuori dalla finestra, c’è qualcuno là fuori che soffre come noi, che la pensa come noi: sia questa la forza a cui attingeremo, giorno dopo giorno.
E’ triste, ma è questa la lezione che ho imparato e che spero mi servirà in futuro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...