Stati euforici di editoria

Vorrei condividere con voi uno stato di Facebook pervenutomi per vie traverse.
Prego, leggete con calma.

Ho chiesto a qualcuno in libreria “come mai compri best seller? perchè non provi a leggere il libro di un esordiente, di una piccola casa editrice?”

Quasi sempre mi sono sentito rispondere “Perchè con quel che costano i libri non posso permettermi di comprarne uno che poi non mi piace, comprando un libro che si trova ai primi posti delle classifiche vado sul sicuro.”

Quindi nell’immaginario del lettore di massa (e già usare la parola “massa” applicata alla lettura in Italia mi pare un ossimoro) il trovarsi ai primi posti delle classifiche, essere un best seller rappresenta una “garanzia”, una forma di tutela. Mentre acquistare il libri di un esordiente pubblicato da una piccola casa editrice rappresenta un rischio.

Personalmente vorrei scrivere un cartellone da attaccare fuori da ogni libreria, fiera dell’editoria, anche per le strade, che spiega che il rischio è esattamente il contrario. La “piccola” casa editrice rischia – tanto – ad ogni libro che pubblica, investire soldi in un libro brutto, di scarsa qualità, che non vende tutta la tiratura, è per la “piccola” casa editrice un rischio enorme, tre, quattro libri brutti e il danno, sia di immagine che economico, potrebbe diventare irreparabile.
Viceversa un grande gruppo editoriale può anche permetteresi di stampare robaccia; il danno rimane irrilevante e largamente compensato dalla megavendita di anche un solo titolo.

Quindi caro lettore “medio” della “massa” (!) la prossima volta che entrerai in un libreria con i tuoi 25 euro in mano, prima di andare nel reparto supermegafighi best seller prova a passare allo scaffale “Editori emergenti”, o piccoli, o indipendenti (le definizioni sono le più fantasiose, quasi tutte sminuenti al limite dell’insulto) e prova a leggere qualche quarta di copertina, qualche pagina sfogliata qui e lì. Magari ti accorgerai che in quelle pagine c’è più qualità. fantasia e bellezza di quanta tu non ne abbia mai trovata in nessun best seller. Magari potrà anche succedere che con i tuoi 25 euro invece di comprare un solo tomo di Dan Brown riuscirai a portarti a casa due libri di un autore che non conoscevi.

Ecco, l’unico vero rischio che corri comprando autori esordienti, pubblicati dalla “piccola” editoria, è quello di scoprire un mondo di libri migliori.

Esordiente o ‘best seller’? Facciamo una riflessione. Pensate che acquistare un libro da un editore importante, che non rischia anche quando pubblica porcherie, sia meglio che rivolgersi a un esordiente?
Leggete le quarte di copertina, aprite il cervello: ci sono libri di esordienti che meritano davvero di essere letti.
Non ho recensito a caso Bentesoi e Nient’altro che amare, ho avuto sì modo di conoscere gli autori ma scucire denaro per acquistare i loro libri per farne pubblicità gratuita a prescindere sarebbe alquanto stupido, nevvero?
Invece ho speso dei soldi, ho comprato questi libri, li ho letti e, sorpresa, mi sono piaciuti. Di Bentesoi ho addirittura preso una seconda copia da regalare, perché come amo ricevere in dono libri gradisco anche darli.
Ma non è delle mie attitudini sociali che voglio parlare, bensì di quel mondo di autori emergenti sommerso dai grandi nomi, da quelle piccole e coraggiose realtà imprenditoriali che rischiano per scavarsi una nicchia nel difficile mondo dell’editoria.
Penso a La Gru, che si è affacciata al mondo degli esordienti chiedendo a loro un progetto, e ci ha creduto così tanto che lo pubblicherà. Sto parlando di Dodicidio, ma anche di Se nasce femmina la chiamo Belen, il primo uscito del progetto POP.
Parlo della Runa Editrice, che dubito pubblicherà i miei lavori ma che sicuramente avrà i miei soldi come lettore, della Nulla Die e di tante altre che sto scoprendo ora. Prima di essere uno scrittore sono un lettore, avido e critico, selettivo e pignolo, esigente e intransigente quel tanto che basta per arrivare alla conclusione che le grandi case editrici non stanno facendo del bene all’editoria italiana, che l’oro, la lettura vera e appassionante, non sta nei grandi nomi (spesso costruiti a tavolino) ma in quelli misconosciuti che hanno talento, tecnica e grandi idee.

Ti rifiuti di spendere 10 micragnosi euro per un libro, ma ne butti 900 per un cellulare? Tra non molto sarete sotto l’ombrellone a rosolare a fuoco lento, ad annoiarvi piacevolmente. Molti tra voi vorranno leggere, quindi perché non farlo con un po’ di acume?
Sfogliate il catalogo di questi tre editori, che non mi pagano, tutt’altro, e andate alla ricerca della lettura di qualità: il vostro cervello non potrà che dirvi grazie. E pure il portafoglio, quando vi renderete conto di aver speso bene il vostro denaro.

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2 commenti su “Stati euforici di editoria

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