Arti marziali, cazzottoni e affini

Chi mi conosce lo sa, diceva qualcuno, chi mi conosce lo sa cosa faccio quando smetto di fare quel lavoro di merda e per qualche ora evito le facce da culo che mi tocca guardare per otto ore. Chi mi conosce lo sa che le ambizioni puramente materiali non fanno parte della mia lista dei desideri, che scrivere, leggere e studiare per me sono elementi come il cibo, che stare novanta minuti a guardare ventidue stronzi che corrono appresso a una palla mi annoia a morte.
Chi mi conosce lo sa che, più per istinto che scelta, non riesco a comportarmi come un uomo normale. Che vorrà mai dire, poi, normalità, sono quasi 39 anni che me lo chiedo.

Le arti marziali hanno sempre avuto una certa importanza nella mia vita, ho sempre ammirato chi le praticava, indipendentemente dai risultati, perché richiedono sforzo fisico, concentrazione, determinazione e soprattutto l’ambizione puramente interiore di migliorarsi, fisicamente e mentalmente.
Non è una regola scritta, vi sono praticanti che di queste cose non capiscono una mazza e, purtroppo, i risultati si vedono. Credo dipenda in parte dalle velleità, ma soprattutto dall’istruzione che si riceve.
Io sono stato fortunato, sin dai tempi in cui praticavo a diciassette anni ho sempre avuto maestri e istruttori in gamba.
Ricordo Adriano, il mio maestro di judo, un grande uomo, forte e spiritoso. Ricordo Alessandra, passionale e determinata, che mi iniziò al kung fu, la quale, tra alti e bassi, è stata bene o male una persona che mi ha lasciato qualcosa. Ricordo Salvatore, un insegnante preparato, un uomo pacato e completo, divertente e dotato di una forza fisica che ancora oggi mi fa tremare. Ricordo Matteo, che mi ha accolto nel suo corso di Thanh Long Vo Dao, preparato, umano, un uomo buono.
Li ricordo per non dimenticare che sono persone come me, che hanno fatto dei sacrifici in virtù di una passione che li ha resi differenti da tanti altri, eppure senza distinguersi. Uomini e donne comuni resi speciali dal loro spirito.

Non è sempre stato facile, in gioventù subii un brutto incidente che mi impedì a lungo di usare correttamente il braccio sinistro e nessuno sapeva come ripararmelo. Fortunatamente la scienza medica non sta mai ferma e quando trovò il modo non esitai a sottopormi a quell’operazione, che comportò mesi di recupero ed esercizio, più un anno per rimettere in sesto i muscoli resi atrofici dall’inutilizzo.
Potevo accontentarmi di una vita normale, ma a me mancavano le pedane, i saluti, i calci e i pugni, mi mancava il sudore, sentire la scioltezza dei muscoli, percepire la forza, ma soprattutto mi mancava ciò che rappresenta l’arte marziale: un miglioramento di se stessi.
Mi viene in mente Fight Club, il film, Tyler Durden pronuncia una frase: “L’automiglioramento è masturbazione”. Può darsi, ma in fondo è solo un film.

Tra poco l’anno del corso terminerà, tirando un po’ le somme devo proprio dire che è stato positivo. Due anni di fermo hanno leso la mia forma fisica, ma tutto questo tempo a correre, saltare, tirare pedate e faticare come una bestia a qualcosa sono serviti: la pancetta è quasi sparita, i muscoli sono tornati, posso correre senza necessariamente stramazzare al suolo, mi muovo più rapidamente e leggero, l’umore, nonostante tutto, resiste, anzi, migliora ogni volta che indosso la mia divisa.
In generale posso confermare che il sacrificio paga, oltre a star meglio fisicamente ho conosciuto persone in gamba e divertenti, ho imparato nuove cose e, in generale, mi ritengo molto soddisfatto.

Perché scriverlo qui? Al di là che è il mio blog e ci scrivo quello che mi pare? Diciamo che volevo esternare la mia esperienza, magari qualcuno là fuori pensa che siano sciocchezze o che faticare tanto non vale la candela. Non vi dirò che sbagliate, semplicemente leggete il mio pensiero e soppesatelo.
Personalmente vi dico: ne vale la pena, in questo momento molto cupo sono felice di rendermi conto di quanto questa attività mi abbia giovato.

E ora, con permesso, prendo commiato.

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10 commenti su “Arti marziali, cazzottoni e affini

  1. Aveo il sospetto che facessi Kunkg Fu! Purtroppo non ho mai praticato, per diversi motivi, ora nemmeno potrei perchè qui al mio paese non c’è una scuola di Kung Fu decente. Però mi piacerebbe *__* … A Cagliari c’è l’accademia di discipline orientali dove insegna anche Giancarlo Manca… Qualche anno fa ho fatto uno stage di medicina cinese con lui… che bello…. Se potessi me ne andrei a stare in Cina per un pò…!!!!!!!!!!!!

    • Il kung fu mi salvò il cervello anni fa e così sta facendo ora. Non è solo una questione di forma fisica, quando arrivo alla fine di una giornata di merda è come fare la convergenza ai pensieri.

    • Sappi che lungo il braccio sinistro, dalla spalla sino al gomito, ho tatuati i kanji che indicano le sette virtù dei samurai:

      Onore
      Coraggio
      Benevolenza
      Giustizia
      Lealtà
      Sincerità
      Gentilezza

  2. Sappi che io ho le 7 stelle di Hokuto sul braccio destro! ahahah !! comunque ora che so che fai arti marziali starò attenta a non sgarrare!!! :/
    Mi sa che la mia prima recensione di libro sarà su “Il Tao del Dragone” di Bruce Lee… Colpa tua che mi hai dato l’input… 😀

  3. Non l’ho mai letto, ma immagino parli del jeet kune do in maniera specifica, quindi è per addetti ai lavori… Quando mi regalarono il tao del dragone ci restai di sasso: pensavo a B.Lee, come la maggior parte della gente penso, come a un pazzo tutto cinema e combattimenti. Invece era una persona di una meravigliosa profondità…

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