Consigli Non Richiesti Atto VIII: Una volta si trombava in versi

Consigli Non Richiesti Atto VIII
Una volta si trombava in versi
ovvero
‘Ascesa e declino sessuale del poeta’

scream

rimorchiare v.tr. (rimòrchio, rimòrchi, ecc.)

1 Trascinare con cavi o catene: il carro attrezzi rimorchiò l’auto in officina.
fig. Trascinarsi dietro: sono riuscito a rimorchiarlo fin qui

2 gerg. Attirare per indurre a rapporti amorosi: r. una ragazza.

Lei si chiamava Federica, la conobbi durante una festa di capodanno di tanti, tanti anni fa. Capelli neri a caschetto, lisci, occhi talmente scuri che con un poco di luce ci si poteva specchiare, guance rosse e tonde. Bellissima.
Era un po’ più alta di me, ma non è mai stato un problema, me la presentarono e la mia timidezza scomparve, attaccando subito bottone. Trascorremmo assieme gran parte della serata, poi uscimmo all’aperto, in giardino. Il cielo era terso, l’aria non fredda, ma piacevole. Lei si sedette su un muretto e continuammo parlare, guardandoci negli occhi. Le recitai dei versi, una mia poesia, e appena terminai ci baciammo, le stelle come uniche spettatrici.

Ho diversi ricordi così, non moltissimi a dire il vero, ma questo non è sicuramente l’unico. Una volta la poesia tirava molto, oggi ti dicono che non vende.
Ma è vero?
Almeno in Italia purtroppo sì. Leggo i dati di vendita dei libri di poesia nel resto del mondo e strabuzzo gli occhi. In Giappone “Capigliatura in disordine” di Machi Tawara in due settimane ha venduto 200 mila copie. Sticazzi. Un popolo che vive di ultratecnologia e tiene pure le pillole contro la carie va pazzo per la poesia. In America? Non ho trovato numeri, ma vengo a sapere che le cattedre alle Università sono delegate a famosi poeti, che godono di fama e rispetto.
L’Italia, dice l’articolo che sto leggendo, come il Giappone, è terra di poeti. Con una sola differenza: da noi, la poesia piace come “spettacolo”, guai a mandarla in libreria.
Eh, sì, perché non vende un cazzo.
Io stesso, che pur sono poeta, mai mi sognerei di comprare un libro di poesie che non siano classici. Sbagliando. Dimostrando la mia totale ignoranza. Mi unisco alle masse che fanno calare le percentuali di vendita e mi vergogno, come spero faccia qualcuno di loro.
Ma provate a mettere ‘poesia’ su San Google, vedrete fioccare miriadi di blog con versi, poesie, concorsi (alcuni a pagamento, altri no), roba che vi farebbe impallidire. La domanda che mi pongo è: ma qualcuno legge quella roba? Cioè, quando scrivo poesie su Wormhole Diaries qualcuno se le legge? Sinceramente non credo, le metto perché mi piace farlo, mica perché penso ci sia un qualche amante appassionato di versi che goda nel leggere le mie porcate.

Ma una volta si trombava in versi, il poeta era colui che sapeva andare al cuore, non di tutte le ragazze ma per alcune funzionava alla grande. Oggi ha ancora qualche effetto? Ho avvertito un malfunzionamento una decina di anni fa, quando decisi di rimettermi in gioco: le donne mi guardavano perplesse, soprattutto quelle della mia generazione, ovvero le stesse che corteggiavo, con un certo successo, quand’ero pischello.
E’ cambiato il mondo o sono cambiate loro? Oppure oggi le mie poesie fanno più schifo?
Amico poeta, lo so, è una vita dura, ho voluto scrivere queste poche righe per stimolare un pensiero, una domanda. Perché fanno la giornata mondiale della poesia il 21 marzo? Perché se reciti quei versi bellissimi alla tipa della rosticceria questa chiama i Carabinieri? E’ finito il tempo dei poeti?

Lei, però, si chiamava Federica. Non la vidi mai più e nemmeno penso a lei, se non quando torno con la mente alla mia adolescenza. I bei ricordi, quelli sì che funzionano sempre.

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