Un breve pensiero sull’arte di scrivere e quella di combattere

Scrivere è come praticare il kung fu. Quando cominci ad allenarti per i combattimenti, il primo errore che fai è non respirare, ti muovi in continuazione e dimentichi che hai bisogno di ossigeno. Sei in apnea, in pratica. Il risultato è che dopo tre minuti sei spompato e hai bisogno di un’ora per recuperare.
La scrittura, per molti versi, si muove su questi binari. Appena cominci sei talmente carico e concentrato su quello che vuoi scrivere che dimentichi di fermarti a rileggerlo e valutarlo come si deve. Il risultato è che il tuo racconto, come te, arriverà col fiato corto e ti toccherà parecchio tempo per recuperare.
Poi ci sono cose che puoi fare e altre no. Io ad esempio non riesco a fare i salti mortali, così come non riesco a scrivere un incipit decente. So fare un calcio rotante usando la gamba destra, ma se uso la sinistra cado a terra; allo stesso modo se riesco a far ridere di cose normali, non riesco a inventarmi battute particolarmente originali.
Il kung fu ti insegna a comprendere i tuoi limiti e a sfruttare quel che hai di buono per compensare, ma occorre pratica, esercizio e tanta umiltà. Così è scrivere.
Il mio prossimo traguardo non sarà scrivere un capolavoro, ma gioire del risultato altrui e imparare da esso.

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