Sogno Leviatano

Nell’era della morte e della distruzione, quando la follia dominava nelle menti e l’oscurità nei cuori, la mia anima si disperdeva nei meandri della notte alla ricerca di pace.
Nessuna strada recava in luogo alcuno, i cieli erano spenti e la luce del Sole non filtrava dalle nubi, spesse coltri attorno ai sensi, ottenebrati, opachi, e i loro lamenti ovattati mal giungevano all’udito e non capivo, non sentivo, non sapevo se tutto ciò era realtà o sogno. E se sogno era, egli pareva aver le sembianze d’incubo.
La polvere negli occhi m’impediva di scorgere di lontano le vie dei colli e delle città, tutto attorno a me stava immobile e silente in un immenso nulla di vuoto e malinconico torpore. E nello sfondo della volta scarlatta ho scorto la tua sagoma diafana, sì reale e non eterea, il tuo sguardo ardito che guardava al mondo con speranza, il tuo sorriso senza veli che accendeva in me il fuoco della vita.
Quanta tenebra, quanto terrore, quanto rancore hai spazzato via nel battito d’un ciglio, ch’era sceso sui tuoi occhi tanto intensi e in cui l’oscurità non osava levar la mano. Morire era parola diffusa tra le mie aride labbra, ma il pensiero di poterle bagnare con le tue mi faceva sospirare parole incomprensibili, che nessuna mente al mondo poteva decifrare. Erano parole che in un antico tempo si dicevano d’amore, oggi in un sospiro parlano soltanto al cuore, che distratto dall’orrore si lasciava poi destare, come una canzone, ad ascoltar le note stanche d’una melodia lontana, negli anni e nei chilometri, recata qui dall’aria e spinta via da essa.
Quante cose ti avrei chiesto, il tuo nome, se ne avevi, solo per dare un indice al tuo corpo in ombra e avvolto dal chiarore, solo per poterti richiamare, nei silenzi solitari di secondi troppo brevi per essere vissuti e troppo lunghi da rendersi indistinti tra vita e morte.
E così com’è venuta, la tua figura amata pian piano se n’è andata, lasciandomi inerme e cogli occhi colmi di polvere a contemplare il nulla che poco prima tu occupavi, a permettere al tempo di continuare a scorrere come sabbia tra le dita e alla luce di scontrarsi inutilmente con il buio.

Nell’era della morte e della distruzione, quando la follia dominava nelle menti e l’oscurità nei cuori, la mia anima si disperdeva nei meandri della notte alla ricerca di pace.
Poi, di colpo, il cielo s’aprì e fu giorno.

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