Si chiamava Vincenzo

Si chiamava Vincenzo ed era mio cugino. Nella notte di domenica 21 luglio 2013 ci ha lasciato, si è spento dopo una lunga e terribile agonia.
La leucemia è un male sporco e bastardo, vigliacco e spergiuro, che colpisce i più deboli e immeritevoli, che li illude di guarire per poi riprenderseli. Ha rapito mio cugino anni fa e negli ultimi due ci ha incantato, facendoci credere che avrebbe vissuto per sempre. Poi ha sorriso e ce l’ha portato via, nel modo più atroce.

Vincenzo non voleva morire, quando le ossa gli andavano in briciole pensava alle sue sorelle, alla madre e al padre, quando l’infermiera se ne andava la ringraziava sorridendo, quando riusciva a stare in piedi riparava la sua moto e quando è tornato immobile diceva tranquillamente che una volta ripresosi avrebbe finito il lavoro. Perché non voleva morire.

Vincenzo era un uomo, come lo dovrebbe essere chiunque a 26 anni, sognava di viaggiare in groppa a una sella, di correre, di baciare una ragazza, di sbronzarsi e fare il cretino come chiunque altro.
Nelle ultime ore che è stato tra noi chiedeva a gran voce cosa stesse accadendo al suo corpo, cosa gli stessero facendo. La spina dorsale l’ha lasciato e poi tutti gli organi in sequenza. Ma lui chiamava sua madre, disperato, perché non voleva morire. Quando hanno iniziato a cedere i polmoni non sentiva più l’aria entrargli, che pure passava, e si sentiva soffocare. Ma chiedeva aiuto, perché non voleva morire. Se nè andato ed è tornato in continuazione, qualsiasi cosa gli iniettassero perché non sentisse dolore non funzionava, il suo cervello è rimasto vigile sino all’ultimo istante, chiedendo, gridando, implorando di non lasciarlo. Poi anche l’ultimo organo lo ha abbandonato, l’ossigeno non è più entrato e la volontà non ha più potuto nulla, quella che annullava gli effetti di ogni morfina mantenendolo sveglio e rendendolo un caso unico al mondo. Quel giorno è morto e resuscitato finché ha potuto, poi la vita gli è stata strappata via con la forza, perché la morte non poteva attendere che si arrendesse.
Ma lui, Vincenzo, non si sarebbe mai arreso.
Ho pregato un miracolo. Accadono, perché non anche a lui? Riprendere a respirare, a camminare, a vivere improvvisamente. Accade, perché non a lui? Vincenzo non voleva morire.

Così voglio che anche voi sappiate che è esistito e ha vissuto un uomo con una forza tale che persino la morte stessa si è arresa all’evidenza, usando l’ultimo mezzo a sua disposizione. Ha vissuto, sorridendo ogni stramaledetto giorno, incoraggiando, lodando le sue sorelle, amando i suoi genitori.

Si chiamava Vincenzo e ora sta sorridendo alla morte: “Hai faticato, eh, stronza?”

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3 commenti su “Si chiamava Vincenzo

  1. La morte non ha faticato, ha solo concesso l’onore delle armi a chi più di altri ha dimostrato di non volerla. A chi, pur tra mille difficoltà e sofferenze, era attaccato alla vita. Una vita difficile, che molti abbandonano per problemi meno “importanti”. Onore a Vincenzo, e un caro saluto ai parenti, ben conscio che un mio ciao non allevierà alcun dolore.

  2. Pingback: Deprecabile autostima | Wormhole Diaries

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