Sui Generis: Horror!

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Paura, eh? Insomma…

Magari qualche lettore attento (o malizioso, ma anche un po’ bastardo) si sarà fatto una domanda: chissà che cavolo si inventa ora per giustificare l’horror come primo articolo.
Nessuno? Bene, io ho dei bravissimi lettori.
Disquisirò dell’horror in quanto in gioventù fu il mio genere preferito e pure in quanto recentemente ebbi una piccola discussione in merito al valore della letteratura di genere odierna, il mio giudizio era ben poco lusinghiero.
Ma prima un poco di storia, che poi uno dice non sai di che stai parlando…

Manco a farlo apposta, horror non è inglese ma latino. Cioè, è ANCHE inglese, ma deriva da ‘horror’ (ecco) che è latino. Che vorrà mai dire in latino? Sorpresa: orrore. E pure spavento, raccapriccio e cose così.

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Sembra innocuo che è di pietra,
ma se lo incontri in un vicolo o alla maturità sono cazzi

Come sarà nato l’horror? Una rapida ricerca ce lo fa risalire, almeno nelle basi, al buon vecchio romanticismo, che tanto ha dato all’umanità e agli studenti del quinto anno. Ci sono i soliti nomi illustri, che vi annoierei scrivendoli ancora ma che il dovere di cronaca m’impone:

Bram Stoker: che negli ultimi anni si sta rivoltando nella tomba, che lui il vampiro lo voleva cazzuto e si trova ‘sti mosci che osano innamorarsi da dopo morti. Al che uno pensa: ma come faranno a trombare? Bravi, chiediamolo alla Meyer.
Mary Shelley: le cui gesta nella famosa magione ancora destano curiosità e, senza essere volgari, ci si chiede se avesse mai pensato a un utilizzo più consono al diletto femminile di un tizio grosso come un armadio (cosa che riuscì benissimo poi a Mel Brooks).
Edgar Allan Poe: ricordato più per aver lanciato la moda dell’assenzio, poi tornato in auge ed eccolo lì lo studente medio “Lo beveva Edgar Allan Poe!”, che almeno sa chi era ma non ne ha mai letto una riga. Poi uno dice guarda Mortacci di Sergio Citti e il buon Poe sta lì incazzato come una jena.
Howard Phillips Lovecraft: tanto amato quanto non studiato, ricordato solo al di fuori delle rigide mura scolastiche, reo di aver inventato i mostri alieni che però erano dèi e pure stavano qui prima di noi e quindi non si è ancora capito da dove accidenti venissero, ma non importa. Popolare per chi scrive soprattutto perché non ha ancora visto un adattamento cinematografico delle sue opere che sia guardabile senza citare conati di vomito.

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Che pare, poi, ‘sti Antichi siano in grado di restituire pure l’IMU

Ringraziamo wikipedia per darci tante info, mettendocele in un ordine che aiuta molto a scrivere, ci ringrazierà un po’ meno chi ha scritto quella roba se finisce su queste pagine.
L’horror fa paura? In teoria, nella pratica dipende. Il buon horror non ve la fa necessariamente scorrere nelle mutande, spesso per essere valido gli è sufficiente trasmettere inquietudine e generare atmosfere sulfuree e tetre.
Ci ho provato a ricordare quale fu il mio primo romanzo di genere, ma la verità è che per me il battesimo l’ha fatto il buon vecchio Poe nei sempre decantati lidi scolastici. Poi venne Lovecraf e non fu sempre amore, dovendo scrivere su commissione alcuni lavori lasciavano molto a desiderare, mentre altri ancora li ricordo con affetto (La musica di Eric Zann, Le montagne della follia, La casa delle streghe). Era un gran visionario, ma probabilmente gli mancava quella marcia in più che gli avrebbe fatto scrivere il capolavoro, non a caso non ha mai scritto un romanzo.
Nel genere horror la fa da padrone la paura della morte, dell’ignoto, che poi si sfoga in taluni casi in nefandezze o, per dirla alla moderna, lo splatter (cioè squartamenti, viscere all’aria e foto di Dan Brown nudo che volano).

Vediamo quindi i topoi del genere, ovvero i punti fermi su cui si basa, le creature, le tematiche che esso porta nell’immaginario collettivo.

-Fantasma
Che poi è un morto, giusto per farlo presente ai non addetti. Ma morto-morto, tanto che non è fisico, ma etereo, svolazza, attraversa muri, si lamenta e risiede abusivamente in case altrui (dicesi infestazione, tipo i ratti). Il fantasma fa paura, magari se lo leggete no ma se ve ne trovate uno davanti un po’ vi cagate sotto. Una volta spaventava molto di più, ma ormai i lettori ci han fatto le ossa e oggi ha quasi una connotazione romantica.
Il fantasma, a ben vedere, non è tutta ‘sta minaccia, dopotutto non è tangibile, qualche volta riesce a spostare oggetti diventando tecnicamente molesto, e se vi viene addosso vi passa attraverso. Al massimo vi incolla addosso una schifezza nota come ectoplasma, che tanto ha fatto nel film Ghostbusters e come gadget lurido e osceno ben poco amato dalle mamme. In buona sostanza il fantasma è una pippa.

-Vampiro
Facciamogli la scheda del personaggio, stile Dungeons & Dragons. Il vampiro è un non-morto, ovvero uno che dovrebbe essere un fantasma e invece tiene ancora il corpo fisico. Come fa a camminare, parlare, incazzarsi e, talvolta, pure trombare non ci è dato sapere e nemmeno è così importante. Il vampiro non mangia braciole, ma non è nemmeno vegano: lui beve sangue. Esatto, solo liquidi, che ha problemi di digestione. Predilige quello umano perché è schizzinoso ma soprattutto scatena tutta una serie di cose che ora vi spiego, e per toglierlo non usa siringhe o altri strumenti ma tiene due canini sporgenti che conficca nella giugulare della vittima e succhia. E’ facile presupporre che il succhiato schiatti e infatti è ciò che normalmente accade, ma guardate un po’ che si sono inventati: col morso del vampiro il succhiato potrebbe diventare come lui! Esatto, voi state lì al bar a scolarvi una birra, questo vi succhia e rischiate pure di dover cambiare alimentazione.
Ai tempi di Stoker questo fenomeno non era molto diffuso, tendenzialmente trasformava belle donzelle (mica scemi i vampiri di una volta), ovviamente contro la loro volontà che poi tanto le donne sono volubili e cambiano idea. Se lo prendevate in un giorno poco in buona, magari vi trasformava per dispetto. Cioè, mi stai sul cazzo e per punirti diventi come me, tié. I vampiri di una volta erano pure un poco stronzi. Oggi invece ti chiedono il permesso. Ciao, sono un vampiro e devo nutrirmi, ora ti succhio un po’ e se ti va ti faccio diventare come me, che ne dici? Poi andiamo a succhiare in compagnia. Il vampiro moderno è più educato, poi i canini li nasconde che preferisce far vedere quant’è giovane e bello. Toh, guarda che figo sono:

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Tengo pure il mascara, era in offerta alla Rinascente

-Zombie
Lunghe furono le diatribe: zombi o zombie? Ma soprattutto: chi se ne frega? E chiamiamolo zombie, va’, che foneticamente è pure corretto. Lo zombie è il non-morto che negli ultimi anni sta riscuotendo più successo in televisione e al cinema, meno in letteratura. Diciamocelo: se ti vedi arrivare uno di questi fa una certa impressione, se lo leggi scuoti la testa.
Che ti fa lo zombie? Allora, come il vampiro lui dovrebbe essere morto, ma tiene ancora il corpo, solo che a differenza dell’altro è in putrefazione. Cioè, qua si parla di un morto vero che cammina ancora, perde pezzi, marcisce, diventa una corriera per vermi. Fa paura? Schifo, più che altro, allora che si inventano? Lo zombie non beve sangue, è più rustico, lui ti si pappa per intero, gli piace la bistecca di carne umana e appena gli capita un vivo a tiro GNAM te se magna. Si sazierà prima o poi, vero? Col cazzo, siccome ha lo stomaco in putrefazione gli si buca ed è sempre vuoto, quindi tiene una fame costante. Che poi dove finisca tutta la roba che ingoia è tema non ancora affrontato.
Anche lo zombie ha subito un’evoluzione, che una volta era lento e goffo, deambulante (ovvero cammina oscillando un po’ qua e un po’ là) e viene da pensare come accidenti possa acciuffarti se gli puoi svicolare attorno con agilità. Ci hanno pensato, evidentemente, perché negli ultimi anni gli zombie corrono come centometristi, gridano, sbavano e porcavacca se ti pigliano sono cavoli amari. Che poi come facciano, da morti e in putrefazione, a correre molti l’hanno chiesto ma al telefono non ha risposto nessuno.
Pure lo zombie ti clona, cioè se ti morde e non t’ammazza diventi come lui. Cioè ti ammazza, ma ritorni, solo che non sei figo come un vampiro, ma assomiglierai grosso modo a questo qua:

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Molti omettono che si diventa fan di Michael Jackson,
sia mai che i metallari si sparino prima

-Demone
Eh, col demone son dolori. Allora, il demone è un casino da spiegare ma ci proverò. Fondamentalmente è uno che viene dall’Inferno, mi seguite? Una creatura un po’ vera e un po’ eterea, un po’ carne e un po’ spirito. Tendenzialmente è parecchio cattivo, sebbene dicano esistano demoni buoni ma nessuno ci crede. Il demone ha il solo scopo di farvi soffrire, poi magari vi possiede (non in senso biblico, ma vi entra nel corpo e fa quello che vuole… va beh) e se ne va in giro con la vostra faccia a seminare morte e distruzione, magari tentando di far rinascere Satana (che in teoria non è mai morto, ma non entriamo nei dettagli).
Il demone lo evochi, bravo scemo, magari fai la seduta spiritica per gioco e ti becchi Anslasax alla porta che vuole venderti il Folletto. Capita anche che il demone giochi a fare il fantasma, cioè non ha corpo, ti infesta la casa, rompe i maroni e NON PAGO ti vuole pure morto per qualche motivo riguardante un tuo antenato del 12° secolo che gli ha pestato un piede.

-Scienziato Pazzo
Una volta c’era lo scienziato pazzo, poi è caduto in disgrazia, ma ricordiamolo ugualmente. Lo scienziato pazzo è rigorosamente teutonico e alla fine di ogni discorso recita la pantomima ‘IO FOLERE TIFENTARE PATRONE TI MONTO!” (trad. Gradirei diventare il padrone del mondo!). Lo scienziato pazzo visse un’epoca d’oro quando l’umanità cominciò a pensare alla tecnologia come a qualcosa di abbastanza pericoloso, specie se messa in mano a uno squillibrato. Il suddetto, infatti, elabora piani terribili e complicati (o terribilmente complicati) che includono vivisezioni, mutazioni genetiche e trapianti di organi in posizioni astruse (tipo il piede al posto della testa) per la sfera biologica e armi di distruzione di massa, raggi laser grandi così, missiloni e robot servizievoli e spietati per quella meccanica.
Lo scienziato pazzo ha smesso di interessare la letteratura quando inventarono l’Intelligenza Artificiale Impazzita.

-Intelligenza Artificiale Impazzita
Il fallimento dello scienziato pazzo poneva le sue basi in un semplice assunto: sei vecchio, ci impieghi una vita a conquistare il mondo e se casomai ci riuscissi hai già un piede nella fossa. L’Intelligenza Artificiale Impazzita (da adesso IAI) è più coerente. Intanto non invecchia, quindi volendo può dominare la Terra in eterno, poi ha un fascino moderno che la rende più appetibile alle nuove generazioni.
Che cos’è una IAI? Fondamentalmente un computer, di solito creato da qualche scienziato filantropo per il bene dell’umanità, poi sbaglia l’aggiornamento di Windows e questa si rincoglionisce, prende coscenza di sè, fa domande e vuole risposte e conclude, sempre tendenzialmente, che l’uomo è una pippa e non serve a niente, quindi è meglio levarselo dai coglioni.
L’IAI è un osso duro, intanto è di metallo e poi si sposta lungo le linee Telecom a piacere, fa partire bombe atomiche a pioggia dando la colpa ai coreani, invia mail di spam per potenziamenti sessuali che se clicchi proprio lì dove c’è il ditino ti esplode il monitor in faccia, è in combutta con gli alieni più stronzi dell’universo che troveranno il campo libero all’invasione (ma qui entriamo anche nella tematica fantascientifica, quindi non approfondisco) e come se non bastasse non puoi farla fuori. Cioè, ci puoi provare, ma quella si replica su un Vic 20 opportunamente collegato in rete nel cuore dell’Amazzonia e ti frega.
Ma fa paura l’IAI? Certo non quanta può farne un mostro che ti esce dalla cucina dopo averti svuotato il frigo, ma è terrificante per il suo potenziale illimitato.

-Licantropo
Caro amico d’infanzia, il licantropo non lo ammazza nessuno! Cioè, sì, ci vuole la pallottola d’argento ma alla fine ce lo troviamo sempre in gran forma al cinema e nei libri. Cos’è il licantropo? Si tratta di un uomo che per svariati motivi (maledizione o contagio) nelle notti di luna piena si trasforma in un lupo antropomorfo rigorosamente affamato di carne. Però nn è come lo zombie, a lui va bene anche il coniglio alla piastra, ma se vi becca che non ci sono grigliate nei paraggi sono cazzi. Il licantropo è forte e muscoloso, veloce come un fulmine e agile come una gazzella, puoi pestarlo quanto vuoi ma è peggio di Hulk, non si fa niente, tuttavia se gli spari un proiettile d’argento soffre come una bestia per lo spreco.

-Mostro (generico)
Il mostro è quello che ti aspetti e non ti aspetti, cioè una cosa brutta e schifosa e rigorosamente incazzata nera ma che ti sorprende sempre per la sua bruttezza. Un rettile deforme, una mosca gigante, un tombino animato, Blatter… tutto fa brodo, tutto fa mostro. Il mostro è bello perché ha sempre l’asso nella manica per non annoiare, cioè uno può inventarsi il mostro con millemila superpoteri e capacità che manco Superman dopo un maritozzo. C’è il mostro semplicemente fortissimo che spacca muri a sputi, c’è quello che vola e butta giù le cantine col pensiero, c’è quello gigante (vedi Godzilla) che sfascia palazzi e sputa fiamme bianche e guai se gli freghi il posto macchina… Insomma, c’è una gran varietà, ecco perché il mostro non tramonta mai. E’ un evergreen. Ci sta dentro di brutto.

-Serial Killer
La letteratura e il cinema moderni ci hanno consegnato una nuova figura orrorifica: il serial killer. Il serial killer non ha superpoteri, non vola, non si trasforma, insomma è una persona normale. Normale, beh… è uno che ha dei problemi, l’han picchiato da piccolo, non è riuscito a completare la collezione dei Masters, era un fan di Ultimate Warrior, tante cose che gli hanno procurato traumi tali che da adulto pensa “Mo’ ammazzo qualcuno”. Il serial killer è stato portato in auge dal Silenzio degli Innocenti, poi è diventato una palla e se l’è preso il poliziesco. In origine era una cosa orrenda, il mostro nascosto nella nostra umanità, ti ammazzo le prostitute perché ce l’ho piccolo, decapito le bamboline perché volevo giocare alla Barbie e mio padre non voleva e così via. Adesso te lo vedi in televisione e ti vendono pure le magliette.

Concludiamo qui la disamina, nella speranza di non aver allertato alcun infermiere della neuro, e partiamo con la questione interattiva.
Allora, prima che l’Intelligenza Artificiale Impazzita cancelli il blog (la cui integrità minaccia i suoi piani di conquista), fatemi sapere quali sono i libri horror che consigliate e perché. Basta un commento, così ce lo diciamo e magari mi suggerite pure una lettura.

Io consiglio Melmoth l’Errante, che tra i gotici (anche se uscito al declino del genere) è quello con le connotazioni più moderne. Tiene incollato il lettore con una fortissima tensione e, in generale, è un libro fottutamente bello.

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Prossimo: Fantasy! Assaggia la mia spada a due mani 3D6+critico x2, maramaldo!

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7 commenti su “Sui Generis: Horror!

  1. Pingback: Sui Generis | Wormhole Diaries

  2. Grandissima la citazione di Melmoth l’Errante! Libro ormai introvabile in italiano ma che resta a mio bassissimo parere uno dei capolavori della letteratura romantica inglese. La descrizione del rapporto con Immalì e della fuga oltre lo spazio e il tempo sono tra le più belle pagine di quel periodo.

    • Non è introvabile. Pochi anni fa la Mondadori (eh, loro, sì) l’ha ristampato in versione completa, un’edizione davvero molto bella che finalmente include il finale.

  3. Ragazzi a rischio di sembrare scontato IT di Stephen King è per me un capolavoro. Letto 5/6 volte in vari periodi della mia vita, non ti stanca mai e alla fine giri l’ultima pagina pensando: “Ne voglio ancora, voglia ancora pagine da leggere”.

    • Ti confesso che per me IT è la pietra angolare oltre la quale King ha smesso di scrivere materiale interessante.
      So che molti apprezzano quel romanzo per molti motivi, ma io non mi ci trovo. Forse preferisco il vecchio King, che tesseva trame malate ma essenziali, senza perdersi in racconti collaterali che, francamente, mi annoiano.
      O forse ho solo poca pazienza e preferisco storie più dirette.

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