Recensione: BREVE GUIDA AL SUICIDIO di Giuseppe Galato

breve guida al suicidio

Breve Guida al Suicidio è il libro di esordio di Giuseppe Galato e non è un romanzo, bensì un testo inquadrabile nel genere umoristico. La tematica è chiara sin dal titolo, Galato usa l’idea e l’atto del suicidio per mettere in atto la sua personale versione della Guida Galattica per Autostoppisti. Avete letto bene, proprio quella.
Nel testo, che viene pubblicizzato come una sorta di saggio semiserio, vengono presi in considerazione i modi e le motivazioni che stanno dietro al suicidio, mettendo tutto alla berlina con piccoli esempi del tutto inventati di persone che ci hanno provato.

L’hype. L’hype è una brutta bestia. L’hype che nasce dalle aspettative, si arricchisce col tempo e l’attesa di sfoltire quell’interminabile coda di lettura che ti separa da un testo che ti aveva colpito, questo, il quale per ringraziarti ti colpisce a sua volta in fronte.
Prima di scrivere questa recensione ho fatto un giretto in rete per leggerne altre. Ho letto di satira intelligente, di denuncia sociale, politica e capitalista, di uso della comicità come strumento di sottile allusione. A me è parso di leggere il quaderno di un ragazzino delle medie con indubbio talento, ma sempre di ragazzino si tratta. Satira intelligente? Forse l’incipit è la cosa migliore, tutto il resto è amabilmente infantile.
Ogni due pagine assistiamo alla presa in giro del cattolicesimo, motivata da discorsi che pescano a piene mani dal qualunquismo. A essa si alternano a intervalli regolari battute politiche (poche), riflessioni semiserie sul capitalismo, Dio, i soldi, Dio, i soldi… e così via. Galato ci vuole far sapere che non crede in Dio (capita, si chiama libero arbitrio), e tende a ricordarcelo con una certa frequenza. Che gli stiano sulle scatole anche i ricchi è anch’esso elemento facilmente intuibile. In tutto ciò quello che non sono riuscito a capire è perché andare a scomodare Douglas Adams (buonanima).
Come ho detto poc’anzi, infatti, l’intera guida pesca a piene mani dalla dialettica, dallo stile e, in alcuni casi, dalle tematiche del creatore di Ford Prefect, senza però lasciare il segno. Parliamoci chiaro, ad Adams è bastata una battuta sulla American Express per uno sfottio galattico sul sistema capitalistico americano, qua si rende necessario un terzo del libro senza riuscire a produrre una sola battuta che sia davvero divertente. La comicità di Galato si costruisce attraverso l’uso della linguistica, con lunghe frasi che si aprono come scatole cinesi cercando di sorprendere e disorientare il lettore. Un mezzo, purtroppo, che spesso risulta divertente solo per chi scrive. Al lettore, infatti, viene delegata l’interpretazione di queste frasi che spesso si accartocciano su loro stesse, generando più confusione che comicità. Potrebbe funzionare, in teoria, nella pratica non molto, ma è un mio punto di vista.
Galato sa scrivere, questo non è messo in discussione, perché creare frasi così complesse richiede una piena padronanza del lessico. Il problema è la leggibilità, perché se vogliamo scimmiottare il saggio siamo lontani e se vogliamo imitare Adams dovremmo anche pensare che lui scrisse dei romanzi e i lunghi periodi, a ben vedere, avevano un senso.
Altro elemento che concorrerebbe alla comicità sono i nomi dei malcapitati che tentano il gesto estremo, le cui gesta fungono da esempio pratico. Nomi inglesi con doppio senso, italiani pure è alcuni molto improbabili. Potenzialmente divertenti, ma che non sollevano dai lunghi e banali sproloqui.
Ora non vorrei passare per detrattore, Galato mi è molto simpatico e mi secca dover scrivere queste cose, ma alla fine questo libro per me è stata una grande delusione. L’unica comicità degna di nota è stata il dialogo telefonico tra lui e l’editore (che non sappiamo se vero o immaginato) a tema nazismo, che si risolve con una battuta caustica e balorda. Se solo metà della guida fosse stata così ne starei tessendo le lodi.
A chi potrebbe essere rivolto un libro del genere? Non è sicuramente adatto a chi cerca ironia intelligente, se poi siete credenti apriti cielo. Forse un pubblico di adolescenti andrebbe bene, a patto che riescano a seguire le lunghe matrioske di frasi e i genitori siano d’accordo sul fatto che possano diventare atei e comunisti (sto scherzando, ovviamente, Checco Zalone è assai più pericoloso).
Visto che altrove questo testo è piaciuto, invoco il vostro diritto alla critica del critico. Se non siete d’accordo esprimetevi.

Giuseppe Galato è nato a Salerno nel 1983 è giornalista pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti Campania. Ricopre il ruolo di responsabile alla cultura su Giornale del Cilento e collabora, in veste di redattore, con Rockit, Freak Out Magazine e KeepOn.

Il libro può essere acquistato direttamente dall’editore  o su IBS.

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3 commenti su “Recensione: BREVE GUIDA AL SUICIDIO di Giuseppe Galato

  1. ciao, caro…

    prima di tutto grazie della recensione ma soprattutto grazie per i vari complimenti frammisti alle critiche…

    vorrei precisare, però, che l’accostamento a Adams è limitato all’assurdità di ciò che accade ai personaggi ed al tentativo di dare una veste “scientifica” a argomenti che scientifici non sono: accostabile al suo stile di sicuro “Breve guida al suicidio” non lo è nella forma, di sicuro non nella narrazione…

    quindi non credo di aver voluto SCOMODARE nessuno: è stato un punto di riferimento solo in questo senso…

    poi vorrei capire cosa intendi per “qualunquismo” quando ti riferisci al “cattolicesimo” (e cmq non parlo di solo “cattolicesimo” nel libro ma di religione in generale)…

    per il resto de gustibus…:)

    P. S.
    il comunismo c’entra poco con il libro, eh…XD

    P. P. S.
    il “libero arbitrio” non esiste…

  2. >vorrei precisare, però, che l’accostamento a Adams è limitato all’assurdità di ciò
    >che accade ai personaggi ed al tentativo di dare una veste “scientifica” a argomenti
    >che scientifici non sono: accostabile al suo stile di sicuro “Breve guida al suicidio”
    >non lo è nella forma, di sicuro non nella narrazione…
    >quindi non credo di aver voluto SCOMODARE nessuno: è stato un punto di riferimento solo in questo senso…

    Ti ringrazio della precisazione, da amante di Douglas Adams mi è parso evidente un diffuso omaggio, sebbene ritenga che esistano altrettanto evidenti accostamenti formali, oltre che la ripresa di alcune tematiche.
    Aggiungerei, ricambiando, che a me il tuo approccio ‘scientifico’ al testo piaceva molto, ed è stato uno dei motivi che mi ha spinto ad acquistare il libro (perché, a scanso di equivoci, nessuno me l’ha regalato).
    Il problema non era comunque quello.

    >poi vorrei capire cosa intendi per “qualunquismo” quando ti riferisci al “cattolicesimo”
    >(e cmq non parlo di solo “cattolicesimo” nel libro ma di religione in generale)…

    Qui devo purtroppo farti notare che la messa alla berlina di alcuni dogmi cattolici, per quanto non esplicitata, è altrettanto evidente. Il fatto che venga citato di tanto in tanto qualche altro credo religioso non toglie la sensazione che il cattolicesimo sia al centro del tuo interesse, insieme al capitalismo.
    Ma il problema non era nemmeno quello, sebbene abbia ritenuto opportuno avvisare i potenziali lettori del fenomeno, poiché molti sono disturbati o annoiati dalle battute a sfondo religioso.
    ‘Qualunquismo’ è la parola che ho ritenuto più adatta per sintetizzare le fila del discorso, onde evitare di dilungarmi, ma probabilmente dovrei spendere due parole in merito.
    Vivere in un ambiente gretto e spiccatamente antireligioso come quello in cui sto io, per un credente praticante quale sono (e da questo outing trai pure le tue personali conclusioni) da’, oltre che fastidio, anche dei vantaggi, ovvero quello di ascoltare, assimilare e immagazzinare una quantità inusitata di battute, spesso di basso livello, contro ogni genere di culto, istituzione religiosa o santo e martire. Un genere di ‘comicità’ che purtroppo ho trovato in queste pagine, per la quale farti un esempio ora proprio non mi riesce per mancanza del testo (che ho prestato, pur con le dovute riserve, per avere un secondo parere). Passi qualche battuta caustica e balorda sull’istituzione ecclesiastica (che non è al centro dei miei pensieri, preferisco aiutare il prossimo che è più produttivo), ma quando ti trovi a leggere per l’ennesima volta consecutiva di Dio che ha scritto la Bibbia per farne un best seller ti assicuro che non fa ridere.
    E il problema è proprio questo: ‘Breve Guida al Suicidio’ non mi ha divertito, e la cosa è un po’ grave se si tratta di un libro di questo genere.
    Poi possiamo discorrere ore, righe e pagine sul perché ho usato una parola piuttosto che un’altra, sul perché ho scritto la frase in quel modo piuttosto che in quell’altro. Uno cerca di essere obbiettivo quanto può, ma quando acquista un libro umoristico e si fa delle aspettative (e le mie erano altissime) e a metà si rende conto di non aver nemmeno sorriso un istante allora si pone delle domande, a cui cerca di dare delle risposte.
    Ribadisco, come detto nella recensione, che prima di scriverla sono andato a leggerne altre per capire se ero io a essere bacato, ma non mi sono trovato in nulla.
    Ora, non credo che questa recensione ti danneggerà particolarmente, questo è un piccolo e insignificante blog e tu hai diversi ammiratori che hanno apprezzato il testo, il che è un bene, e io ti auguro, davvero, che sia il primo passo per qualcosa di più grande, perché hai una bella mano e al di là del mio parere sulla tua opera ritengo ci sia del potenziale.
    Nessuno mi paga per fare recensioni e io di certo non mi nascondo dietro al parere personale: se pubblico in rete i lettori hanno tutto il diritto di valutarmi, qualsiasi cosa dica. Vale per me e vale per te, ma questo già lo sai.
    Vorrei, però, che tu vedessi in me non il recensore dilettante che si è espresso in negativo sul tuo lavoro, ma il lettore pagante che è rimasto deluso, perché tale sono. Scrivo recensioni perché voglio che il lettore medio si avvicini all’esordiente, trattandolo come uno scrittore più blasonato, nel bene come nel male.
    Detto questo prendo commiato e mi scuso per essere stato prolisso, purtroppo non ho il dono della sintesi, e per quanto concerne il libero arbitrio… quot homines, tot sententiae.

  3. mi riferisco principalmente al cattolicesimo perché è la religione che ho principalmente vissuto (nondimeno considera che il pubblico a cui mi riferisco immagino sia principalmente di cattolici)… capisco che a un credente battute del genere possano dare fastidio e me ne assumo le responsabilità, così come mi assumo le responsabilità su cose molto più blasfeme che ho scritto rispetto alle battute che compaiono in “Breve guida al suicidio” (ti dirò, nel tuo ricordarmi l’estratto sulla “Bibbia” come tentativo di scrivere un best seller m’è scappata una risata)…

    continuo cmq a non capire l’uso della parola “qualunquismo” applicata a un contesto religioso, considerando che la parola “qualunquismo” si riferisce a un ben preciso contesto politico e non a altre forme di pensiero o strutture di pensiero…

    a presto…:)

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