Consigli Non Richiesti Atto X: Onanismo Letterario

Consigli Non Richiesti Atto X
Onanismo Letterario
ovvero
‘POD o iPOD?’

scream

masturbazione
[ma-stur-ba-zió-ne] s.f.

1 Pratica erotica che consiste nella manipolazione dei genitali per raggiungere o per procurare il piacere sessuale SIN onanismo
2 fig. Autocompiacimento narcisistico: quel libro contiene troppe masturbazioni intellettuali

Prima o poi dovevo parlarne, di questi tempi è fisiologico come andare al bagno.
Di cosa trattiamo? Del self-publishing, ovvero della pratica relativamente recente di pubblicarsi da soli, senza l’ausilio delle Case Editrici (EAP o NOEAP).
In realtà non si tratta di un’invenzione dell’ultima ora, visto che da che esiste la stampa chi voleva diffondere il proprio papiro poteva rivolgersi a un semplice tipografo, pagarlo e avere le sue copie.
Negli ultimi anni, però, e grazie all’ausilio di internet e all’evoluzione di php e altri linguaggi di programmazione, è diventato possibile farlo direttamente online con poche azioni.
Distinguiamo innanzitutto il self-publishing per tipologia di testo, ovvero ebook e cartaceo.

Ebook
La pratica più semplice, quasi immediata. Esistono fantastiliardi di siti che permettono la pubblicazione gratuita nei loro database di libri inediti, con tanto di assegnazione codice ISBN e messa in vetrina. Persino Amazon permette agli esordienti di fare da soli, offrendo loro una piattaforma evoluta e la possibilità di far andare tutto sui Kindle dei propri utenti.
Come si fa? Basta registrarsi, si impagina alla benemeglio la pergamena digitale e la si carica attraverso gli strumenti disponibili: in breve sarete online e chiunque potrà acquistare e scaricare il vostro libro sul proprio eReader.

Cartaceo (Print On Demand)
Esiste anche la possibilità di mettere in vendita un libro in formato cartaceo, un po’ come quando si andava in tipografia, ma molto più economico.
Il Print On Demand (abbreviato in POD) funziona grossomodo così: vi iscrivete al sito che effettua il servizio, preparate il manoscritto usando dei loro modelli (in formato Word) e lo caricate. In breve il libro sarà disponibile sulla vetrina, ma non verrà preventivamente stampato: se qualcuno lo acquista il file viene mandato in tipografia, stampano la copia e la spediscono.
Print On Demand sta infatti per Stampa Su Richiesta. Il costo è ovviamente zero, cioè si paga solo stampando (e paga, ovviamente, chi ordina il libro). La cosa potrebbe pure tornare molto utile all’aspirante scrittore che vuole diffondere copie del proprio testo senza ricorrere a un Editore a Pagamento e sborsare dai 2 ai 6 mila euro, perchè si paga solo il prezzo di copertina e l’autore, generalmente, sborsa quello minimo.

Dopo questa breve e banale disamina, che i più scafati conoscono molto bene e pure nei dettagli, passiamo alla domanda da un milione di copie: perché usare il self-publishing?
Abbiamo visto nei precedenti articoli di questa categoria quanto sia difficile attirare l’attenzione di un Editore, per qualità del testo, cura, interesse commerciale e tanti altri fattori. Se un autore emergente si vede rifiutare per la millesima volta il manoscritto tendenzialmente finisce col fare tre cose:

-Rinuncia
-Ricorre a un EAP
-Ricorre al self-publishing

Un EAP è decisamente costoso, non fornisce alcun servizio di editing e una volta che vi ha preso i soldi vi da’ le vostre copie e buonanotte. Spesso non fa nemmeno questo, prende i soldi e scappa, ma è un’altra storia.
Con il self le cose cambiano, comunque non c’è un servizio di editing, ma non c’è nemmeno spesa e l’autore si ritrova comunque come prima, cioè con un libro da promuoversi da solo. Ma almeno non ci ha perso denaro.

Il self attira molto, un po’ perché è dannatamente semplice e un po’ perché permette grande autonomia, ma si tratta sempre di un’attività che esula dai servizi di un vero editore. Ciò non toglie che è possibile ugualmente organizzarsi presentazioni, farsi pubblicità e rompere i coglioni su ogni pagina Facebook, blog, forum che si incontri.
Come se non bastasse la faticata, il self spesso pregiudica contratti con un vero Editore, che non ne vuole sapere di un libro già pubblicato e non è ben visto nell’ambiente per un motivo basilare.
Pubblicare da soli implica che nessun Editore vero si è dimostrato interessato al vostro lavoro. Ci siamo già detti che possono sbagliare, come ci siamo già detti che comunque non sono dei deficienti: se il manoscritto viene rifiutato in continuazione vuol dire che qualcosa non va. Magari è noioso, o è pieno di errori, o è scritto semplicemente male. Potrebbe anche essere considerato commercialmente non valido, che vuol dire, in pratica, che per quanto bello non venderà un accidenti.
Uno scrittore dovrebbe rivedere tutto per cercare di migliorarlo o, qualora non fosse possibile, archiviarlo e andare avanti, scrivendo altro. Molti scrittori famosi hanno ancora nel cassetto vecchie opere che nessuno gli pubblicherebbe (a meno di non fare numero grazie al nome), ma sono ugualmente serviti come ‘palestra’ per migliorarsi.
Intestardirsi su quel libro che nessuno vuole può essere davvero pericoloso per le coronarie e non solo: non accettare il fatto che sia un testo poco valido vi impedisce di evolvere.

Ma ammettiamo pure che tutti questi Editori sbaglino, ammettiamo che ‘La Profezia di Sant’Eliberto’ (titolo creato or ora e a fini di esempio) sia un gran fottuto libro e che nessuno vi capisca.
Esistono, lo ammetto, autori notati grazie al self e che hanno pubblicato presso una vera Casa Editrice, se li senti decantano ogni lode del POD e dei suoi fratelli. Ne conosco personalmente, certo. Uno. Si raccontano anche leggende di persone che hanno fatto migliaia di euro grazie alla vendita del loro libro, non dico che non siano vere, ma i dati alla mano non sono riuscito ad averli.
Parliamoci chiaro: l’eccezione non fa la regola. La regola col self è che vi buttate in un oceano di autori come voi e da cui, di tanto in tanto, UNO viene pescato. Potreste essere voi, ma anche no. E’ come giocare alla lotteria.
Ma continuiamo ad ammettereo che ‘La Profezia di Sant’Eliberto’ sia validissimo, viene notato da un Editore che vi scrive “L’avrei pubblicato se non avessi usato il self”. Me lo sto inventando? Tutt’altro, tra i ‘pescati’ questo è l’evento più comune e qui ho ben più di un conoscente da presentarvi che ancor oggi si sta masticando le palle.

E ora il momento dell’outing: io l’ho fatto. Sì, io ho pubblicato in self non una ma ben tre volte e non passa giorno in cui non mi dia dello stronzo per averlo fatto. Ho trascorso gli ultimi mesi a cancellare account e distruggere le prove per farli sparire. Perché? Perché non volevo essere uno di quei pescati, perché vorrei tenere questa come l’ultima soluzione, la definitiva, quella che userei per dire “Ok, non è male, ma non è niente di speciale: piuttosto che tenerlo nel cassetto lo metto QUI”.
Magari a qualcuno piacerà, buon per lui.
La cosa peggiore che ho visto fare è stata usare il self con la giustificazione ‘Tanto non me lo pubblicheranno mai’ oppure ‘Non ho voglia di aspettare che mi risponda un editore’. E va beh, come prendere la pillola dimagrante invece di farsi una corsetta, che poi, come la pillola, non sai nemmeno se funziona. O se addirittura ti danneggia.

De ‘Tanto non me lo pubblicheranno mai’
Intanto come fai a dirlo? Sai già di aver scritto una porcheria? E allora perché ti esponi, che casomai un fesso lo leggesse ti tira pure gli ortaggi?
Magari hai scritto qualcosa di valido, come accaduto al mio amico Giuseppe, è ricorso al self e poi si è visto contattare da un Editore, ma avendolo già pubblicato se l’è presa in saccoccia.
Provaci, accidenti, magari prima di spedirlo assicurati che sia in ordine, vedi come lo vogliono impaginato, scorri il catalogo per capire se possono essere interessati. Le solite cose. Non avere fretta, concediti qualche giorno, settimana, anche mese, che magari nel frattempo lo migliori pure.
Memento audere semper.

De ‘Non ho voglia di aspettare che mi risponda un editore’
Fanculo, allora, te la vai proprio a cercare.
Faber est suae quisque fortunae.

Concludo, sperando di essermi espresso con chiarezza.
Vuoi fare il self? Va bene, non ti metto le mani addosso, sei libero di farlo.
Solo domandati se è il caso di aspettare, se provare prima altre strade. Non trovi una via d’uscita? Va bene, è il tuo lavoro, fanne quello che vuoi, ma sappi che potresti pentirtene, quindi, ti prego, usalo solo come estrema ratio.
Sembra una sciocchezza, ma potrebbe rivelarsi un duro colpo per il vostro manoscritto, quindi siate consapevoli.

E… no, non recensisco né self e tantomento EAP.
Il self perché in caso di giudizio negativo state qua un anno a rompermi la minchia.
L’EAP perché non voglio alimentare quel mercato, che ha fatto, fa e farà ancora danni alla buona editoria.

Ossequi.

Dimenticavo. Per me l’unico POD degno di nota è questo:

POD_Gold

Saluti

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6 commenti su “Consigli Non Richiesti Atto X: Onanismo Letterario

  1. Il self perché in caso di giudizio negativo state qua un anno a rompermi la minchia.

    Ahah, quanto è vero 😀

    Cmq, mi fa piacere vedere che uno scrittore che non ha ancora pubblicato faccia una analisi così lucida. 🙂

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