ER CAPOLAVORO (MASTERPIECE)

masterpiece

Masterpiece. Forse ne avete sentito parlare, un talent show per scrittori, anche se sarebbe più opportuno chiamarli autori emergenti.
Si è conclusa la prima fase, a migliaia hanno inviato il proprio manoscritto ma solo circa 5000 hanno superato la selezione e… e no, io non ho spedito un cazzo.
Perché? Forse ero troppo impegnato con Dodicidio, forse stavo leggendo un bel libro, forse avevo, in pratica, cose migliori da fare.

Nell’ambiente degli autori emergenti questa trovata ha dato origine a tre fazioni.

Fazione del CI CREDO
Autore emergente, o meglio, omino col manoscritto nel cassetto che, vista l’occasione, fa un poco di archeologia e lo manda a loro. Buttiamoci in mezzo anche quelli a cui il testo è stato respinto millemila volte da ogni Casa Editrice del cosmo e che, magari, pur non fregandogliene una mazza di reality, televisione o cose del genere, decide di intraprendere questa nuova missione.
Potete individuare un membro di questa fazione nel gruppo di Facebook del programma, sta’ sempre lì a scrivere cose del tipo ‘Spero che mi abbiano preso’ oppure ‘Il telefono ancora non squilla’ o anche slanci drammatici della serie ‘Come vorrei, oh, come vorrei, la mia vita cambierebbe anche solo passando la selezione’ e cose così.

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Fazione del CI PROVO
Semplice. Ho il manoscritto frutto di archeologia e rifiuti (due costanti, badate), penso che sia tutta una cazzata, ma non si sa mai.
Difficile riconoscerlo, non bazzica in giro, magari una volta o due scrive che ha spedito tutto e non si pronuncia. Dimesso per scaramanzia o sfiducia? Entrambe, credo.

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Fazione del WTF?!
Riconoscibilissimo nel blog di Giramenti, nei gruppi e Facebook dedicati agli autori emergenti e ai forum letterari.
La costante: è una fesseria.
Motivazioni: molteplici. Vediamone qualcuna.

“E’ un programma televisivo ergo è una buffonata”

Sinteticamente detto, ovviamente. Essere prevenuti è una brutta cosa, ma alle volte a pensar male si è pure nel giusto, visti molti precedenti.
Che senso ha, in un momento in cui l’editoria è in crisi e gli italiani non leggono un accidenti, fare un programma sugli autori emergenti? Ma è davvero ‘sugli’ o è piuttosto ‘per’?
Mi ripetono in più direzioni che ci sono più scrittori che lettori, dico sempre che non ci credo ma a vedere il numero di manoscritti inviati e la quantità di persone che affollano il gruppo di Facebook sto cominciando a vacillare.
Lo stanno facendo per i lettori? Ma se leggo e amo la lettura, mi metto a guardare alla TV un reality di scrittori? Possibile, ma con un livello di improbabilità abbastanza elevato, e il motivo è semplice. Se amo leggere preferisco interessarmi ad autori seri, che hanno subito una selezione da parte di editori responsabili (ovviamente non sto parlando di Mondadori & Co), quindi mi chiedo: quanto possono essere seri i giudici di un reality?
Il programma è sponsorizzato da Rcs Libri, ovvero Rizzoli, ovvero Mondadori. Ecco.
Se la qualità dei prodotti Mondadori (eccettuate le ristampe dei classici) mi lascia tendenzialmente perplesso, che parere potrei avere di un programma televisivo che cerca e, prevedibilmente, costruisce uno scrittore a uso e consumo di una major dell’editoria?
E’ facile, portiamo avanti il programma, se i talent scout di Mondadori (ammesso che esistano oltre alla divisione marketing) scovano un elemento interessante gli costruiscono attorno un personaggio, una figura mediatica, magari col passato triste e molesto che tira sempre, poi la rivincita, il riscatto.
La biografia del vincitore varrebbe da sola un best seller.
Complottismo? Va beh…

“Chi guarda i reality non legge”

Tendenzialmente… sì. E’ vero. Ma le cose potrebbero cambiare, magari un lettore potrebbe essere incuriosito e guardarlo e, magari, chi invece preferisce il Grande Fratello non se lo filerà di striscio.
Poi non sappiamo ancora come si svolgerà il programma, se ci faranno vedere dietro le quinte in cui gli autori si menano o si insultano a sputi, se si eliminano a vicenda a colpi di nomination o di machete… non sappiamo nulla, solo che non riescono a mettere insieme una giuria. Ma ci riusciranno, certo che le premesse sono imbarazzanti.

Spero che Gaia Conventi non se la prenda se la quoto qui, d’altronde lei quota i tramisti quindi se lo merita:

Pare che il talent abbia già avuto i suoi “no, grazie”. Lo si apprende dall’articolo di Antonio Prudenzano su Affaritaliani.it, qui si racconta che in Masterpiece «non ci sarà la figura del conduttore», e mica per risparmiare sull’ingaggio a bestioline costose come Bonolis e colleghi, sia detto. L’idea innovativa è puntare sul «carisma dei giudici (3 o 4 a seconda del format definitivo)».

Della giostra dei giudici avevamo già parlato, nel frattempo dai cavallini di legno è sceso Antonio Scurati, seguito al volo da Walter Siti e da Dacia Maraini. La siora ci ha tenuto a far sapere di «non avere il tempo necessario per impegnarsi al meglio nel programma». A me pare la scusa del mal di testa, ma si sa che io sono malfidente.

Chi rimane saldamente aggrappato ai cavallucci giostranti? «Restano in piedi i nomi di Giancarlo De Cataldo, Elisabetta Sgarbi, Alessandro Baricco (ma non ci dovrebbero essere collaborazioni con la scuola Holden, nonostante il programma si girerà a Torino)» – stento a crederci, a Torino senza Baricco non fanno nemmeno le pulizie a fine fiera del libro – e, badate bene, «forse una figura “alla Morgan”»

(Fonte: Giramenti)

Alla Morgan? Che accidenti vuol dire? Cioè, va bene che devi invogliare gente che non legge a guardare un programma di scrittori e convincere lettori a non leggere per quelle due orette un bel libro guardando loro, ma che senso ha?
Opinione mia, spassionata: qua vogliono allargare la torta, cioè non paghi di avere teledipendenti vogliono portare davanti allo schermo persone che normalmente farebbero altro.
E secondo me ci riusciranno pure, perché io proverò a guardare questo programma. Però mi tutelo. La sera non sempre leggo, dipende da come mi gira, di solito leggo e gioco al Nintendo, non necessariamente in quest’ordine.
Allora ecco l’idea: guarderò Masterpiece giocando ad Animal Crossing New Leaf, così non toglierò tempo ai libri. Sono un genio, vero?

animal crossing

Tiriamo le fila del discorso e cerchiamo di arrivare a una conclusione, che sarà del tutto personale.
Io penso che in un reality show venga costruita un’immagine mediatica, che siano attori, calciatori, soubrette, modelle, cuochi e strimpelloni. Mancava lo scribacchino e probabilmente in Via Mazzini non solo se ne sono accorti, ma hanno pure statistiche migliori di quelle in mano mia. Forse ci sono davvero più scrittori che lettori, tanto vale sfruttarli un po’, giusto?
E perchè non appiattire la già abbastanza massacrata categoria con un programma televisivo dai toni sensazionalisti e col giudice carismatico ‘alla Morgan’? Io ci aggiungerei le prove settimanali di rincorsa dell’editore, scrivere cogli occhi bendati o col calamaio vuoto, a riempirlo col sangue.
Sarebbe fantastico se mi sbagliassi, sarebbe magnifico se invece invogliasse uno spettatore a leggere, invece di stare la sera incollato al piccolo schermo, ma così perdono il target. Quindi? Quindi ribadisco che qua si cerca non solo di spremere il più possibile il fenomeno reality (che ha rotto il cazzo e si vede), ma che si vuole pure aumentare il bacino di utenza.
Sarebbe fantastico se mi sbagliassi.
Sarebbe davvero fantastico.

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15 commenti su “ER CAPOLAVORO (MASTERPIECE)

  1. Pingback: Wormhole Diaries parla di Masterpiece e cita Giramenti. | La succursale di Giramenti

  2. “Si è conclusa la prima fase, a migliaia hanno inviato il proprio manoscritto ma solo circa 5000 hanno superato la selezione e… ”
    No, 5000 persone hanno mandato i manoscritti e la prima selezione termina a fine settembre. Stanno provinando a Roma e Torino. C’è scritto sia sul sito della Rai che sulla pagina facebook del talent.

    “Lo stanno facendo per i lettori?” No, lo fanno per il pubblico televisivo. Anche perché i lettori in Italia sono meno del 50% della popolazione e quindi andrebbero a pescare in bacino d’utenza minimo. Però chissà, a forza di parlare di libri magari qualcuno… (e se non succede, amen).

    “Ma se leggo e amo la lettura, mi metto a guardare alla TV un reality di scrittori?”
    E’ un talent, non un reality. Hai fatto diverse volte questo errore. C’è un abisso tra un tipo di programma e l’altro. Non facciamo confusione.

    “Quanto possono essere seri i giudici di un reality?” Hai idea dei progetti che ha curato Elisabetta Sgarbi? Sai chi è? Perché personalmente il gioco vale decisamente la candela se significa farsi valutare da gente così. Io valuterei la gente per quello che ha prodotto, non per i programmi a cui partecipa, questo sia per quanto riguarda i giudici che i concorrenti.

    “Qua vogliono allargare la torta, cioè non paghi di avere teledipendenti vogliono portare davanti allo schermo persone che normalmente farebbero altro.” Siamo di nuovo alla discussione TV vs. libro. Per piacere, no: se uno vuole leggere, legge. Se uno vuole guardare la TV, guarda la TV. Poi perché non demonizzare internet allora? Anche quello DISTRAE.

    Trovo giusto e lodevole affrontare in maniera critica le novità senza farsi prendere dall’entusiasmo prima di averle verificate poi all’atto pratico, però sulle cose sarebbe bene informarsi e non giudicare basandosi su dati e informazioni scorretti, incompleti, approssimati. Ne va della credibilità dell’autore.

    • Grazie delle precisazioni. Comunque non è mia intenzione giudicare preventivamente, visto che il programma lo guarderò: pongo solo delle domande e una prima impressione.
      Ma è giusto quel che dici, una volta 10 minuti si concedevano a chiunque, lo farò anche con loro, tuttavia le premesse non sono ottimistiche.

      Aggiungo postumo, che ho scritto di corsa omettendo diverse cose.

      La prima è che comunque la mia opinione negativa non si sposta di un millimetro (e tendenzialmente sono elastico).
      Considero questa iniziativa come l’ennesima martellata sul nostro ambiente (inteso quello degli autori emergenti), perché un talent/reality (chiamiamolo come vogliamo, per me non cambia nulla che la sostanza è quel che resta) è un prodotto e come tale ‘produce’. Quando dico che la biografia dei finalisti (e in particolare del vincitore) sarà meglio di un best seller intendevo proprio che lo scrittore ‘scelto’ non potrà che essere frutto di un’abile manipolazione per generare qualcosa di vendibile.
      Perché, mi chiedo, se voleva essere un vero talent non hanno chiamato in giuria o in qualità di consulenti editori minori che cercano qualità e lottano duramente ogni santo giorno per promuovere libri che valgano la pena di essere letti?
      Perché cercare la figura ‘alla Morgan’ (che qui veramente mi sono cascate le palle), se non per fare spettacolo e intrattenere, invece che invogliare?
      Qui non si tratta di giudicare preventivamente, ma di considerare gli effetti a lungo termine della banalizzazione in forma di spettacolo televisivo di qualcosa di molto più duro, complesso e faticoso di quanto le masse che solitamente attirano questi show credono che sia.
      Diventare scrittori è difficile. E’ una faticata. E’ doloroso.

      Come ho detto, sia nell’articolo che in questa risposta, gli darò una chance, non ho chiuso le porte e via, chi se ne frega.
      Solo, sappi che considero questa operazione finta sino al midollo. Mi piace essere smentito, quando sono negativo, perché almeno ho di che essere felice.
      Ma come ho detto le premesse NON ci sono.

      • “Considero questa iniziativa come l’ennesima martellata sul nostro ambiente (inteso quello degli autori emergenti)” Francamente gli emergenti la martellata se la sono dati da soli. Hai ragione a dire che gli editori indipendenti fanno un lavoro di ricerca ecc… Ma visto che arrivano molti più manoscritti di quanti libri si vendano poi alla fine questi editori, che sono per la maggior parte degli esordienti una possibilità in più, chiudono. E se chiudono, restano solo i grandi, grossi, brutti e cattivi che fanno libracci. Volete salvare il vostro ‘ambiente’? Leggete. Tanto. Di tutto. Soprattutto libri degli editori a cui inviate e che lo spazio in TV non se lo possono permettere. Perché ti assicuro che il problema degli esordienti non è Masterpiece e non sarà mai Masterpiece. Sarà sempre e solo il fatto di non contribuire ad alimentare il sistema in cui vogliono entrare.

        La cosa della figura ‘alla Morgan’ è abbastanza triste in effetti perché già pregiudica l’unicità del programma che dovrebbe basarsi su contenuti suoi. Per il resto lasciamo all’audience il potere di far chiudere il programma alla terza puntata 😀

  3. >Francamente gli emergenti la martellata se la sono dati da soli.
    >Ma visto che arrivano molti più manoscritti di quanti libri si vendano poi alla fine
    >questi editori, che sono per la maggior parte degli esordienti una possibilità in più,
    >chiudono. E se chiudono, restano solo i grandi, grossi, brutti e cattivi che fanno
    >libracci. Volete salvare il vostro ‘ambiente’? Leggete. Tanto. Di tutto.

    Guarda, ci fosse un tasto MI PIACE per i commenti questa parte del tuo intervento sarebbe non dico da evidenziare, ma da incidere sui muri.
    E’ quello che continuo a dire, qui e offline, ci sono troppi aspiranti scrittori che NON leggono: se non hai la passione per la lettura, come pensi di trasmettere qualcosa quando scrivi?
    Ora, io non considero Masterpiece come il Male assoluto o la pietra tombale di ogni cosa, ma come un’operazione per sfruttare una categoria. L’hanno fatto coi cantanti, coi cuochi eccetera, ma questo già lo sai.
    Facendo parte proprio di quella categoria mi sento male. Certo, basterà spegnere la TV o ignorare il programma, ma qualcosa dentro mi dice che devo guardare.
    Un po’ come l’episodio di Golden Boy in cui Kintaro Oe trova la fidanzata con un altro e si sforza di rimanere a guardare, per ingoiare ben bene il rospo.

    >Per il resto lasciamo all’audience il potere di far chiudere il programma alla terza puntata

    Vero che l’audience vince sempre, tuttavia… Tuttavia io sono curioso.
    Cioè, come fai un programma del genere pensando che sia pure interessante? Non ne ho idea, non so come potrebbero. E questo mi alza l’hype (che puntualmente viene deluso, ma è un’altra storia).

    Ti ringrazio per i tuoi cordiali interventi, i commenti e le critiche civili sono sempre ben accette. Sentiti pure a casa tua.

    • > Facendo parte proprio di quella categoria mi sento male.

      non vorrei suonare troppo duro nell’informarti che non ne fai parte neanche un po’, come ho già detto; esattamente come io non faccio parte della categoria di quelli che sono andati a The Voice. Fare musica e andare a cantare canzoni altrui in un reality sono due cose diversissime, e lo stesso varrà sicuramente per Masterpiece. Ergo mettiti il cuore in pace e preparati a scrollare l’hashtag di riferimento, che alla fine il live tweeting sarà la cosa migliore.

      • Ho capito il messaggio, ed è condivisibile. Però quelli non vanno a scrivere libri altrui, penso sia diverso.

        >alla fine il live tweeting sarà la cosa migliore

        Mi si fonderà lo smartphone, già lo so.

    • Commentare il tuo blog mi ha portato (s)fortuna. Mi hanno chiamata ieri da Masterpiece e venerdì 13 (eggià). Mal che vada ci troviamo tutti in piccionaia a twittare. Se mi prendono verifico sulla mia pelle se il programma funziona o meno. Non fate troppi pettegolezzi (aehm).
      (Grazie per la risposta cortese, in un altro contesto sarebbe scattato il flame.)
      Carlotta

      • Carlotta, sono molto felice per te, a questo punto ti seguirò come un avvoltoio 🙂
        Sei nel gruppo FIAE, giusto? Un motivo in più per incoraggiarti.

        P.S.: alla mia età non flammo, offro fa bere, perché mi piace discutere, anche con chi non è d’accordo sul mio pensiero. Basta che lo si faccia con civiltà ;:

  4. Un paio di considerazioni da parte di uno che per sua fortuna non scrive (se non baggianate su internet): il termine di paragone di Masterpiece dovrebbe essere non Amici, non X Factor, non il Grande Fratello ma the Voice of Italy. Se riescono a fare un programma equivalente a quest’ultimo hanno fatto bingo. Perchè? Perchè, sostanzialmente, a The voice nessuno veniva spernacchiato e insultato, non c’era il giudice cattivo (al massimo c’era il conduttore pirla, ma questo è un altro discorso), per cui ha pescato in un pubblico abbastanza diverso rispetto ai classici reality e talent.
    Detto questo, facciamo un paragone musicale: io sono un musicista dopolavorista, suono in una rock band senza nessuna pretesa di fare grandi successi, ci autoproduciamo felicemente e tutti i guadagni vengono reinvestiti nella musica. Pensiamo che the voice ci abbia danneggiato? No. Perchè? Perchè siamo su due mondi completamente separati.

    Perché, mi chiedo, se voleva essere un vero talent non hanno chiamato in giuria o in qualità di consulenti editori minori che cercano qualità e lottano duramente ogni santo giorno per promuovere libri che valgano la pena di essere letti?

    Proprio perchè non stanno cercando scrittori in erba, ma personaggi per metter su uno show televisivo basato sulla scrittura. Che dovranno saper scrivere, ok, ma non solo quello. Secondo me è una differenza talmente abissale che non capisco come si faccia a non vederla.

    In soldoni, a parer mio potrebbe fare una buona audience ma non smuoverà granchè il numero di lettori in italia (al massimo potrebbe contribuire a riempire qualche cassetto in più di manoscritti… e questo sì che è un danno! 😀 )

    • >In soldoni, a parer mio potrebbe fare una buona audience ma non smuoverà
      >granché il numero di lettori in italia

      Esatto, è quello che sto cercando di dire.
      I miei timori sono due, e se ci stai in mezzo e sei emotivo e magari pure paranoico come me è quasi impossibile evitare di farseli:

      1) Togliere lettori dai libri per portarli davanti alla TV: ok, è assurdo, davvero paranoico, ma se devo fare outing tanto vale dare libero sfogo ai pensieri. Ovvio che uno che ama la lettura la TV tende a filarsela poco, quindi è un timore molto poco fondato
      2) Appiattire l’idea che sta dietro allo scrittore, quella romantica ma anche quella della fatica di emergere, di migliorarsi sul serio

      Però mi aspetto anche un lato positivo, e questo forse avrei dovuto scriverlo ma è cattivello: sicuramente qualche autore risponderà piccato per un qualche giudizio negativo. E’ normale, dici, ci sono quelli che guai se gli tocchi il figlioletto suo, ma cogli autori esordienti è davvero un fenomeno diffuso. Direi che è la base.
      Magari riguardandosi (o vedendo loro simili) qualcuno un esame di coscienza se lo fa e impara, una buona volta, ad accettare le critiche.
      Cribbio, il mio primo romanzo me l’hanno demolito e non c’era alcuna cattiveria: erano semplicemente sinceri. Prenditela in saccoccia e via, guarda avanti.

      Mi piace il paragone musicale, regge benissimo ed è plausibile al 100%.
      Però credo che lo scrittore sia diverso, ancora molto underground. Come ho detto sopra ci sono fenomeni di reazione sconosciuti al grande pubblico, mentre musicisti prime donne o guai se gli tocchi la canzone sono ormai nell’immaginario collettivo.

      Mi stai facendo ricredere.
      Cioè, forse questo Masterpiece farà finalmente bene a certe zucche che si specchieranno inevitabilmente coi concorrenti.
      Questo, ovvio, se non riducono tutto all’acqua di rose.

      • > forse questo Masterpiece farà finalmente bene a certe zucche che si specchieranno inevitabilmente coi concorrenti.

        Dipende. Tornando al paragone con The Voice, lì quelli selezionati erano tutti più o meno bravi, a parte qualcuno che aveva cantato solo davanti a nonna e zia (mi ricordo una scena in cui Noemi spiega ad una tizia come si usa la dinamica col microfono, avvicinandolo ed allontanandolo) e che è stato eliminato abbastanza presto perchè il confronto con chi aveva esperienza non reggeva. Alla fine la difficoltà in quel programma era saper cantare di tutto, e su quello hanno basato la selezione. Sarebbe bello facessero qualcosa di analogo a Masterpiece, piuttosto che gettare merda sugli esordienti nella speranza che qualche manoscritto in più rimanga nel cassetto anzichè essere spedito.

        Ma il paragone musicale finisce qui, perchè nel nostro mondo le autoproduzioni esistono, funzionano, e soprattutto capita MOLTO spesso che non abbiano niente da invidiare alle superproduzioni. Mentre nella scrittura 99 volte su 1000 il dilettante e il professionista sono lontani anni luce, nella musica capita di trovare gente sconosciuta e autoprodotta che regge il confronto con chi ha una carriera avviatissima. I miei amici <a href="http://www.belladonna.tv&quot;Belladonna sono finiti al ballot per i Grammy Award, hanno un foltissimo seguito in Europa, hanno fatto concerti in America, registrato con gente che ha collaborato con Metallica e System Of A Down, sono finiti su Rolling Stone, XL, Repubblica – sempre con parole più che lusinghiere -, hanno collaborato con Michael Nyman e chissà quante altre cose mi sto scordando; sono al quarto disco autoprodotto e spaccano il culo ai passeri, come si suol dire dalle mie parti.

        Per cui secondo me sarà una cosa abbastanza diversa, e la sfida degli autori sarà rendere divertente e interessante un qualcosa che non è una esperienza collettiva – e quindi immediatamente condivisibile – come la musica, ma una attività che si fa in solitario, prendendosi del tempo apposta (che, per inciso, non è necessariamente alternativo alla tv, eh!), e che è sicuramente meno diffusa.

  5. Da mezza esordiente, ho pubblicato un romanzo tre anni fa pagando l’editing (lo ammetto non massacratemi) e a dicembre uscirà il secondo con un altro editore pagando nulla, nè con obblighi di acquisto copie o altro, posso dire di conoscere abbastanza l’ambiente editoriale. Troppa gente scrive, e le adesioni al programma ne sono la conferma, niente di nuovo sotto questo cielo. Penso sia uno spettacolo e basta e come tale vada considerato, anche – passatemi il paragone – “chi l’ha visto” è un programma di servizio, si fa del buon giornalismo ma, soprattutto in passato poi la Sciarelli ha dato un taglio nuovo – si spettacolaraizzava con lacrime e domande un po’ così ai famigliari degli scomparsi: si è in TV chi partecipa deve tenerlo presente. Nel caso di Masterpiece oltre al manoscritto i candidato han dovuto mandare le foto, che non dovrebbero influenzare la scelta dei concorrenti secondo me, ma la influenzeranno (altrimenti perchè mai chiederle?) credo che sarà un mix di scrittura e immagine, temo con scarsi risultati, ma un po’ di curiosità ce l’ho. E comunque il premio vale il gioco direi.

    • >ho pubblicato un romanzo tre anni fa pagando l’editing (lo ammetto non
      >massacratemi)

      Un conto è pagare l’editing (che non vedo affatto negativo, se non si ha la fortuna di avere intorno gente competente), un altro è utilizzare un Editore a Pagamento. Qui non si massacra nessuno, mettiamo solo in guardia che l’EAP è una pratica deleteria per se stessi, poi ognuno fa quello che vuole e lo rispetto.

      >Nel caso di Masterpiece oltre al manoscritto i candidato han dovuto mandare le
      >foto, che non dovrebbero influenzare la scelta dei concorrenti secondo me, ma la
      >influenzeranno (altrimenti perché mai chiederle?) credo che sarà un mix di scrittura
      >e immagine, temo con scarsi risultati, ma un po’ di curiosità ce l’ho.

      Tu sei curiosa? Io sto morendo! VOGLIO vederlo e solo per questo hanno già vinto.
      La foto è la palese dimostrazione di un filtro a priori per decidere chi è più telegenico rispetto a un altro.
      Battutaccia: per evitare troppe polemiche vincerà il più brutto, che comunque sarà meno brutto del più brutto che ha inviato il manoscritto.

      >E comunque il premio vale il gioco direi.

      Per chi vince sicuro.

      • A rega’, eddaje! Stiamo parlando di un programma tv, è naturale che – anche se si parla di scrittura – debbano costruire dei personaggi. Magari li trovano già belli e autocostruiti (non mi stupirebbe) ma non capisco cosa ci sia di male se in un programma tv la foto, il carattere, la personalità contino tanto quanto il talento. Sarebbe grave se lo facessero le case editrici, in tv sticazzi

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