Le regole dei sogni

Nella mia azienda ci sono delle regole sull’abbigliamento, poche ma ci sono. Chiedono il buonsenso, vestitevi con decenza.
In sostanza, se tu, uomo, entri in bermuda ti rompono i coglioni mandandoti a casa a cambiarti. E funziona, nessuno obbietta, nessuno protesta: c’è una regola, la rispettiamo.
Così quando in ascensore ti entra una sgallettata biondina coi pantaloncini ad altezza imene non è che ti scandalizzi: non esiste. Cioè, è un’illusione, tipo che magari ti stai facendo un trip e in realtà quella è tua madre da ragazzina e c’hai una forma collaterale del Complesso di Edipo. Essendo inesistente non te la fili, va tutto bene, sei solo.
Poi le porte si aprono, tu le fai cenno “Prego”, che la cavalleria si esercita anche in sogno, cammini per il corridoio pensando ai fatti tuoi e d’un tratto ti accorgi che tutti si girano.
E non stanno guardando il TUO sedere, non stanno guardando le TUE cosce al vento, che la depilazione per te è tipo un rito shintoista ed essendo tu cristiano non te ne interessi.
Alla fine realizzi che era vera, che nessuno le rompe le palle e soprattutto ti chiedi se, in certi casi, non sarebbero necessarie delle quote blu.
E lunedì verrai in costume da bagno.

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