Il Capolavoro di Noia

masterpiece

Chi segue il blog ricorderà qualche articolo sul tanto discusso Masterpiece, talent show (o reality, a seconda di come la vogliamo vedere) per aspiranti scrittori. Chi segue il blog ricorderà lo scambio di link, le discussioni, le ipotesi eccetera.
E poi si sarà reso conto che, a seconda puntata conclusa, non ne ho ancora parlato.
Potrei addurre complotti alieni, attacchi alle raffinerie di Nutella (indispensabile da queste parti), come studi approfonditi sulle formiche dell’Angola o il solito (credici) “Sto lavorando a un progetto”.
Al di là del tempo che mi ha tolto As We Play, cinque minuti avrei anche potuti dedicarli a Masterpiece, il problema è che non avevo ancora deciso come.

Ho provato a vederlo in differita, in quanto non riesco a rimanere fermo a guardare la TV, devo sempre allontanarmi per fare una pausa, fumare, bere, farmi i cazzi miei, insomma, il risultato è stato sorprendente.
Non mi sono arrabbiato, innervosito, non ho sfottuto nessuno, né chiamato il vicino “oh, guarda ‘sti qua”.
No, mi sono semplicemente annoiato. E quando ti annoi non viene da ridere, da criticare, non riesci a fare un’analisi compiuta, saggia e imparziale di qualcosa. Ti annoi e basta. Passata quella ti fai un’idea, che potrebbe non essere per niente utile.

Dividiamo il pensiero in due parti…

FASE I
CRITICA COMPULSIVA, MA PACATA
ovvero
“Non mi frega granché di quello che sto dicendo
quindi lo dirò come viene”

Prima perplessità: Perché far valutare gli scrittori da altri scrittori?

Di solito sono gli editori (e gli editor in particolar modo) delegati a questa funzione. Conoscono il mercato, leggono migliaia di manoscritti, hanno quindi una certa esperienza e competenza.
No, qui abbiamo tre scrittori, due dei quali con all’attivo un solo libro (a ‘sto punto poteva andarci chiunque), e uno di quei due manco è italiano. Dici, ti metterai mica a fare il campanilista? Conoscesse la lingua chiuderei un occhio, ma niente, no, non la conosce. Quindi come devo vedere la Selasi, se non un modo per dare un po’ di ‘colore’ al programma? Sostituiamo ‘colore’ con ‘figa’ e, va beh, ci siamo capiti, a seconda sempre dei punti di vista.
Mi chiedo: a ‘sto punto non era meglio prendere una bella presentatrice (nera, gialla, viola che sia) e buonanotte? No, aspiranti scrittori italiani vengono valutati anche da un’autrice emergente (un libro, oh, checcazzo, che mica si diventa scrittori così) che manco sa la sua lingua? Che avrà capito del suo romanzo? Ma l’avrà letto o le han fatto un riassunto?
Boh.
Meglio allora un editor navigato, che avrebbe fatto una seria analisi del testo e via, nessuno a discutere perché, chiaro, è il suo mestiere. Mica vado a dire al pasticcere che il cannolo siciliano si fa così o cosà, cribbio, lo saprà lui, no?
Ma io sono un analista della domenica, quindi la mia opinione non conta nulla.

Seconda perplessità: Perché il caso umano?

Lo scrittore, lo sapete tutti, non è necessariamente un disgraziato, uno squilibrato, un problematico. Spesso è semplicemente un creativo con una storia da raccontare. O uno storico, un letterato, uno saputo, insomma.
Vero, lo sanno pure loro, ma c’è una regola non scritta secondo la quale se stai in pace con lo psichiatra non vai bene per la TV.
La carrellata dei casi umani funziona col Grande Fratello, per piacere di chi li cerca e lo sfottò di chi non li regge più, ma in programma del genere lo trovo davvero fuori luogo, ridicolo, anacronista.
Dici Poe, e allora? Mica siamo tutti Poe. Sparo alto? Che, Stephen King vi pare un caso umano? Bizzarro in alcuni atteggiamenti, sicuro, come tutti gli artisti, ma è come se il rocker debba essere per forza drogato o problematico. Trent Reznor avrebbe da dirvi qualcosa in merito, ma meglio non uscire dal seminato.

Terza e ultima perplessità: La sfida di scrittura col tempo limite?!?!?!

Qua si rovesciano tutti gli stilemi della scrittura, tendenzialmente figlia di solitudine, riflessione e ispirazione. Qua ti fanno fare il compitino come a scuola “Bambini, avete cinque minuti per scrivere la letterina a Babbo Natale, altrimenti quest’anno puppa” con tanto di motivatore a rompere i coglioni. Roba che se c’ero io me ne uscivo di nascosto e stavano tutta la sera a chiedersi dove cazzo fossi finito, che magari gli alzavo pure lo share e chiamavano “Chi l’ha visto?”.

FASE II
IL BOOMERANG CHE E’ LECITO
ovvero
“Se critichi qualcuno si chiede perché
poi ti critica a sua volta.
Che poi è anche giusto, quindi stacce”

Di rimando alle polemiche provenienti dall’ambiente, eccoti che qualcuno, giustamente, ci fa l’analisi.
Proverò a riassumere in breve tutto quello che ho letto sin’ora.

Masterpiece invade un territorio sacro e gli scrittori, o aspiranti tali, non lo accettano?
Vero, perché negarlo? Fosse stato un programma culturale lo si sarebbe valutato per quello, invece ne hanno fatto uno show le cui premesse lasciano perplessi in molti. A prescindere si era prevenuti, ma come darci torto?

A quelli che criticano Masterpiece gli rode il culo.
Se avessi mandato il manoscritto forse, lo ammetto, ma non m’è manco passato per l’anticamera del cervello rettile. Guarda caso le maggiori frecciate sono arrivate da chi il manoscritto l’ha spedito, che magari ha fatto una prima selezione e, guarda un po’, magari ci credeva pure.
Che poi io sono l’analista della domenica, va beh, l’avevo detto, va beh, ma io non capisco un ciufolo, va beh.

Non è un reality, ma un talent.

Ramsey

Che c’entra Gordon Ramsey con Masterpiece? Una mazza, così come il commento sopra.
Hanno provato a spiegarmi la differenza, ma non riesco a far calzare nessuna delle due con questo programma.
Poi uno dice l’avantgarde, avranno inventato qualcosa e noi ora li sfottiamo.
Nemo profeta in patria, ao’, nun capiamo proprio un cazzo, eh.

Chiudo, che ho già speso fin troppe parole.
Masterpiece non m’è piaciuto e a chi frega dirò perché:

-Le valutazioni le fanno da sempre gli editor, non gli scrittori
-Se di scrittori deve trattarsi, che siano di un certo livello, ma quelli di solito in TV non vanno
-Se di scrittori deve trattarsi, che conoscano almeno l’italiano, sennò per forza ti perculano
-Scimmiottare Masterchef se non hai un piatto di tagliatelle davanti non sembra funzionare granché
-Di casi umani è pieno il mondo, senza bisogno di mandarli sempre in TV: hanno rotto le palle

Masterpiece è seguito? Ha successo? Bene, ma da che mondo è mondo non è la quantità a decretare la qualità, altrimenti tutti i ‘best seller’ sarebbero capolavori, tutti i film che hanno vinto un Oscar (anche per le unghie meglio limate) o anche quella stronzata di Mamma Mia a teatro che m’è toccato vedere per amore.

Cosa rimane di Masterpiece, per quanto mi riguarda? Mi aiuto col dizionario:

noia
[nò-ia] s.f.
1 Sensazione di inerzia malinconica e di invincibile fastidio, dovuta perlopiù a insoddisfazione per la monotonia e la mancanza d’interesse della situazione in cui ci si trova SIN tedio, fam. barba: una n. insopportabile || venire a n., stufare, nauseare: con i suoi soliti discorsi mi è già venuto a n. | fino alla n., oltre ogni limite sopportabile, fino a sazietà: te lo ripeterò fino alla n.
2 Fastidio, molestia: dare n. a qlcu.; (spec. pl.) problema, seccatura: avere noie col fisco
3 Persona o cosa che annoia o infastidisce: che n. queste mosche!
4 ant. Dolore, pena

Traiamo le nostre conclusioni. Portare i libri in TV non rende loro giustizia? Dipende, di sicuro questo programma non invoglierà nessuno a ricominciare a leggere.
Io un’idea l’avrei, non ho la presunzione di affermare che funzioni, ma casomai voleste rubarmela e, guarda caso, rulla, non vi denuncerò.

Facciamo un programma dove scrittori emergenti (con anche solo un libro in attivo, magari che non siano scuderia Mondadori, Bompiani & Co), vanno in TV a parlare della propria opera (opportunamente selezionata).
Non facciamo il salottino alla Costanzo, ma chiamiamo, magari, una compagnia teatrale che mette in scena alcune parti di quei romanzi, rendendo così il programma un’esperienza anche visuale.
Mettiamo del movimento, come ad esempio entrare negli uffici di piccoli editori per vedere come lavorano, mettiamo scrittori ed editor gli uni davanti agli altri e (perché no?) facciamoli anche litigare. Ma almeno parlano di qualcosa che sia un libro. Andiamo a visitare delle librerie, mostriamo al pubblico come difficilmente si campa nel settore e portiamo dei giovani che raccontino dei libri che leggono, sì, facciamoli recensire a loro accompagnati da esperti. Mostriamo come funziona.
Niente prove, niente compitini in classe: parliamo dei libri e delle storie.
Costerebbe poco, ci mettiamo un presentatore spigliato e spiritoso, che non annoi: sarebbe già qualcosa.

Poi, oh, magari manco ‘sta idea funziona, ma almeno uno ci prova.
Anche Masterpiece ci prova, ma temo con altri scopi.
Pace.

Chiudo qui e vi saluto, se a voi è piaciuto sono contento, per me purtroppo è stata la conferma che sarebbe stato una palla colossale. Mai come in questo caso, appunto ed esattamente come dicevo, vale il de gustibus.

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Un commento su “Il Capolavoro di Noia

  1. Credo che “per un pugno di libri” sia molto meglio e basta. Sulla questione editor mi feci la stessa domanda una settimana fa. La signora di colore che dice a proposito di “fumavo, fumavo, fumavo, fumavo” che era originale non ha mai letto un auto prodotto Amazon italiano, perché altrimenti lì, di trovate originali, ne troverebbe a bizzeffe e farebbe pubblicare tutti. Per fortuna questi scrivono e non selezionano, altrimenti non vedrei via d’uscita dal tunnel. E nemmeno più il tunnel.

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