Recensione: DOVE LE STRADE NON HANNO NOME di Fabio Monteduro

dove le strade non hanno nome

20 dicembre 2012. A un solo giorno dalla data indicata dai Maya come la fine di un ciclo, l’umanità si divide tra scettici e credenti, nonostante ciò ognuno vive la propria vita come se nulla cambierà davvero. Allo scoccare della mezzanotte, però, qualcosa accade: l’elettricità viene a mancare in tutto il mondo, causando disastri ovunque, e compaiono in ogni luogo monoliti altissimi, segno dell’arrivo di una civiltà extraterrestre.
Amici o nemici? È la fine del mondo o un nuovo inizio?

Accadde a metà degli anni ’80 che mio zio Mauro mi mise tra le mani i miei primi Urania, ma soprattutto ‘Enigmi dal passato’ di Eric Von Daniken. Fu l’inizio di una passione e di un percorso personale nei territori della fantascienza classica e di una clipeologia tutta amatoriale, spesso confusa, ingenua, ma non priva di fascino.
‘Dove le strade non hanno nome’ va quindi a toccare un nervo scoperto, con una trama che mi ha attirato sin dall’inizio, portandomi a divorarlo nel giro di poche ore. Sì, perché quando ti alzi presto il giorno dell’Epifania, lasciando il resto della famiglia a dormire, perché devi assolutamente finire quel romanzo vuol dire che qualcosa ha funzionato.
Ma andiamo con ordine.
Il libro è fondamentalmente diviso in due parti, indistinte. Nella prima vengono presentati i personaggi, ma ogni sub-plot che li riguarda non si intersecherà mai con quelle degli altri. In pratica abbiamo tra le mani un romanzo corale che vuole narrare le reazioni di un certo tipo di umanità, se così vogliamo ridurla. Abbiamo l’archeologo curioso e dalla mente aperta, lo scienziato rigido, l’uomo di fede che vede sgretolarsi ogni sua credenza, l’inflessibile poliziotto e la sua preda, un efferato pedofilo, e il romantico che crede ciecamente a una nuova era alle porte.
Vite diverse, menti diverse, che vengono messe dinnanzi all’ineluttabile verità che le cose da quel momento in poi cambieranno, che i monoliti e gli esseri che li controllano, così simili a loro, potrebbero salvarli come distruggerli per impadronirsi del pianeta. L’interrogativo sulle reali intenzioni dei ‘visitatori’, così come la loro origine, serpeggia neanche tanto velatamente per tutta la seconda parte, dove un mondo precipitato nel caos e nell’incredulità dovrà prendere una decisione che determinerà il proprio futuro.
Il finale, criptico e volutamente aperto, lascia al lettore la libertà di interpretazione, e proprio su questo punto vorrei spendere due parole. Il fenomeno dello spiegone a tutti i costi è relativamente recente, promosso da Hollywood coi suoi sci-fi di ultima generazione a frizzi e lazzi e bosoni di Higgs, mi lascia tendenzialmente freddino. Perché sta bene che non vuoi lasciarmi l’onere della riflessione, anche se mi piacerebbe avere voce in capitolo sulla questione, ma spesso e volentieri questo spiegare a tutti i costi ha come risultato un esito imbarazzante, che nella maggior parte dei casi evidenzia dei buchi colossali nella trama che, magari, lasciandoli leggermente in sospeso, avrebbero potuto essere pure plausibili.
Monteduro sceglie quindi la vecchia via, quella di narrare gli eventi, senza eccessivi approfondimenti psicologici sui personaggi (che risultano quindi volutamente stereotipati e quindi funzionali alla narrazione), immaginando le possibili conseguenze di un primo contatto.
Nulla di originale su ogni fronte, beninteso, ma è davvero necessario essere originali a tutti i costi?
E’ necessario inserire per forza protagonisti con pippe mentali? O funziona meglio un uomo comune nel quale immedesimarsi davanti a un cambiamento epocale?
Il romanzo scorre via grazie a uno stile asciutto e diretto, che evita di perdersi in lunghe e inutili descrizioni o approfondimenti: vuole narrare una storia ed è quello che fa, infittendola di eventi che cercano di essere plausibili, ma senza dimenticare che pur sempre di fantascienza si tratta.
Potremmo scandagliare il testo in cerca di rigore scientifico, ma non avrebbe alcun senso farlo perché non è nei suoi scopi.
Ho tra le mani, in fin dei conti, un romanzo di fantascienza classica, direi a cavallo tra anni ’50 e ’60, vestito con un’ambientazione e un linguaggio moderni, ma la sua struttura è ancorata a un pessimismo timido e impaurito dal pericolo della scienza e del cambiamento, a cui al tempo stesso ne è attratto, dividendo i lettori, così come i personaggi, tra il dissenso e il romantico. Ognuno troverà la propria interpretazione, ognuno avrà la sua opinione in merito a ciò che realmente accade.

Sarò sincero, ‘Dove le strade non hanno nome’ non piacerà a tutti. Non piacerà ai giovanissimi, abituati ai succitati spiegoni, a meno che non siano attirati da un certo modo di intendere la fantascienza dei bei tempi che furono, ma vorrebbero averla in un contesto storico a loro più vicino e comprensibile. Non piacerà sicuramente a chi è abituato a Guerre Stellari e vuole leggere di battaglie cosmiche e raggi laser. Non piacerà a chi ha fatto del puntocazzismo la sua bandiera, poiché il testo ha delle sue ingenuità di fondo che l’appassionato può anche perdonare se aiutano la storia. C’è inoltre un editing che, forse, avrebbe potuto essere migliore, ma è indubbio che Monteduro sappia scrivere e che abbia cercato di rivolgersi in modo semplice al lettore, per non circuirlo con superflui voli pindarici ma limitandosi al tentativo di coinvolgerlo in una trama, a conti fatti, avvincente che richiama le atmosfere fataliste di un Ultimatum alla Terra.
Il senso del romanzo, alla fine, è l’uomo comune di fronte al cambiamento totale di prospettiva, messo davanti all’incertezza del futuro e a decisioni da prendere senza avere alcun metro di paragone, o di calcolo, per valutarne gli esiti. Un tuffo nell’ignoto, cinico e romantico allo stesso tempo, a seconda dei livelli di interpretazione che il lettore vorrà dargli.
Non un capolavoro, questo sicuro, ma un libro piacevole e accattivante nella sua semplicità, dal gusto retro ma che sa guardare avanti. Probabilmente leggerlo prima del 21 dicembre 2012 avrebbe sortito un effetto diverso, più drammatico e teso, ma ciò non toglie che sia un’opera intrigante che potrà appassionare chi è cresciuto con un certo modo di intendere la fantascienza.

Fabio Monteduro nasce a Roma nel 1963. I suoi romanzi ed i suoi racconti brevi, spesso ambientati in Italia, sono sempre più frequentemente improntati al “thriller” più che al vero e proprio “horror”.
Altre sue pubblicazioni: “So chi sei …ed altre ossessioni”, “Avamposto dell’Inferno”, “Anima Nera”, “Jodi”, “Zona di Frontiera” (solo ebook), “Otto Minuti a Mezzanotte”. E’ di prossima pubblicazione, presso Runa Editrice, “Cacciatori di Fantasmi”.

Il libro può essere acquistato in rete direttamente dall’editore A.Car.,  su IBS o su Amazon.

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