Wormholing

Capitano a tutti i periodi bui. Gli eventi accadono, talvolta improvvisi e violenti, altre leggeri ma che, col tempo e accumulandosi, pesano come macigni.
Avere un blog è un po’ come una piccola finestra, tipo Antonio Latrippa che col suo megafono tenta i primi esperimenti di messaggio subliminale, anche se non ho quel tipo di ambizione.

Votantonio

Ecco quindi che il blog diventa anche una valvola di sfogo, ma da usare con cautela per evitare malintesi, ecco quindi perché sto a scrivere queste righe, frutto di giorni e giorni di riflessione.
Le cose vanno male. Un po’ da ogni parte. Il lavoro, la famiglia, gli amici, la Ford. La salute, per ora, regge. Almeno quella. Tra le cose che vanno male c’è purtroppo anche la creatività, e siccome qui si parla di libri, dell’arte di scrivere e delle ambizioni che ne derivano per noi aspiranti scrittori, non vi tedierò sul resto ma mi concentrerò su quello, anche se temo ne sia direttamente influenzato.
Scrivo, sì, ballando da un progetto a un altro. Due. Solo due. Qualche giorno ho l’ispirazione per scrivere su uno, ogni tanto ce l’ho sull’altro.
In mezzo il vuoto, ma non la temuta sindrome da pagina bianca.
Un buco nero.

Wormhole Travel

Bizzarro. Ho chiamato questo blog Wormhole Diaries (Diari del Buco Nero) perché mi pareva un titolo abbastanza strano e poco usato, mai avrei pensato di crearne una sindrome.

Pagina bianca

Pagina bianca.
Il terribile momento in cui hai nella testa l’idea, hai gli strumenti, i mezzi e il tempo per realizzarla, ma… quella stronza non esce. Sta lì, nel cervello, che gironzola come se stesse facendo shopping ma senza il protafoglio in tasca.
“Sto solo guardando” si giustifica con un sorriso, mentre la guardi allibito, vorresti prenderla a calci e farla uscire, ma temi di offenderla, temi che scappi via per sempre. E così, con pazienza, attendi. Provi ad allungarle un centone, toh, comprati qualcosa, ma sbrigati!
“Non so” dice sospirando e guardando in aria. Se la tira, pure.

Il buco nero è diverso.
Hai l’idea, hai gli strumenti, i mezzi, il tempo magari è poco ma se vuoi lo trovi. Lei ci prova a uscire, corre verso l’uscio e lo trova sbarrato. Lo prende a spallate, mentre tu tiri dall’altra parte e quando riuscite ad aprire sotto di voi si apre una voragine oscura. Un vento forte vi risucchia, non potete resistere, vi separa e all’improvviso tutto è buio.
Rewind.
Riproviamoci, lei vuole uscire, tu l’aiuti e quando ci riesci ancora il buco nero.
Rewind. Rewind. Rewind. Rewind!
Niente da fare.

Non è neanche un problema di ispirazione, è che, purtroppo, ci sono così tanti casini che nemmeno la cosa che ami più fare, realizzare un sogno, riesce ad avere importanza.
Dici: sistema i casini.
Non è sempre facile e non è sempre possibile.

E mentre il buco nero mi risucchia per l’ennesima volta, vi saluto, amaro.
Vi saluto perché almeno qui riesco ancora a scrivere qualcosa, a estraniarmi.

E’ un mestiere duro, è un mestiere di merda.
E non è neanche un mestiere.
E’ l’arte, e mi sta chiamando.

Ma non riesco a risponderle.

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