La controffensiva della felicità

Leggevo, sempre con interesse, un post di Marco Proietti Mancini su Facebook, di cui pubblico un estratto:

“Volevo scrivere uno status dedicato alle persone che parlano male alle spalle (web 2.0), che sono anche qui, guardoni che godono di quello che scrivo solo per poterlo sfruttare come sfogo della loro frustrazione. Sapere che su di noi c’è maldicenza è segno di rassegnata consapevolezza, della serie “non si può piacere a tutti”.
[…]Però poi ho pensato: “ma perchè devo dargli importanza? In fondo cosa contano? Un cazzo di nulla e sempre quello conteranno, perchè chi vive parlando degli altri lo fa perchè non ha una vita sua da vivere. Poverino, è uno da compatire, non uno su cui infierire.”
Allora non l’ho scritto più, quello status lì dedicato a quelli che parlano male alle spalle (web 2.0).”

La maldicenza sotterranea, quella che non si manifesta ma rimane sotto il tappeto come polvere pronta a uscire, vile, causando starnuti e difficoltà respiratorie. Quella che sappiamo sta lì, ma non si presenta, non si dichiara, non ha il coraggio di depositarsi sui mobili.
La polvere. La maldicenza è polvere che si deposita, ma sta a noi decidere se pulirla o metterla sotto il tappeto.
La maldicenza che perseguita chi desidera seguire la propria strada e rimanere se stesso, la maldicenza subdola che non accetta la nostra diversità, ma ci vorrebbe asserviti alla ragione di chi la esercita e che a sua volta è asservito. La maldicenza che non accetta la nostra libertà e spesso il coraggio che impieghiamo per ottenerla, la maldicenza che si veste di cattiveria gratuita e di opportunismo, talvolta di semplice sfogo per una frustrazione male indirizzata.
La maldicenza, questa conosciuta eppure invisibile, che accompagna le nostre scelte più giuste e dignitose.

E poi questo intervento della Di Cesare, bellissimo:

“Non c’è miglior vendetta della felicità. Non mostrare a loro neppure che ti colpiscono le loro frecciate. Mostra loro solo il tuo lato più autentico e positivo. Un sorriso uccide più di tante parole.”

Non sono felice, in questo momento, quindi non possiedo quest’arma potentissima. Ma ho ancora una dignità e sono fiero di stringerla, ho delle abilità che anche se non sfoggio so che stanno lì, pronte a tornare utili. Ho, in pratica, qualità che non nascono dall’arroganza o da un’eccessiva fiducia in me stesso: conosco i miei limiti, li acectto, se posso li supero altrimenti questo sono e, gente, questo vi tocca.
La consapevolezza della propria ragione deve superare ogni maldicenza e l’umiliazione che spesso essa comporta, tenendo la mano all’umiltà che serve per imparare. E’ una strada senza fine, con tanti bivi, interruzioni e disastri.
E’ la vita, nostro malgrado.

Allora vieni, maldicenza, mi fai male ma non distruggi ciò che sono, perché ciò che ho affrontato per essere me è stato molto più duro e bastardo di te.
E se un giorno avrò anche l’arma della felicità, sono certo che scuoterò quel tappeto e volerai via, fuori dalla mia casa.
Una debole gioia è più potente di mille cattiverie.

Maldicenza

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6 commenti su “La controffensiva della felicità

  1. L’ha ribloggato su Sono Solo Scarabocchie ha commentato:
    Siccome son citata in questo post, ribloggo. Ma non solo. Considero Marco Proietti Mancini e Fabrizio Colonna due Amici con la “A” maiuscola, uno lo conosco personalmente, nel senso che l’ho incontrato in carne e ossa alla presentazione di un suo libro, l’altro mi auguro di poterlo incontrare quanto prima ma poiché per me, le amicizie in rete non sono virtuali ma assolutamente reali, posso affermare di conoscerlo e di volergli bene come se andassimo a correre in bicicletta insieme la domenica pomeriggio insieme a figli e mariti e mogli e cani e gatti. 🙂

  2. Ecco, uno dei tanti motivi per cui Facebook ti avvelena l’umore. Sono contento di averlo limitato al minimo indispensabile. Non mi manca e ora come ora non ho nessuna intenzione di ripristinare l’account.

    Cito a memoria Faber:
    “La maldicenza insiste, batte la lingua sul tamburo. Fino a dire che un nano è una carogna di sicuro perché ha il cuore troppo, troppo vicino al buco del culo”

    In altre parole, la maldicenza è quella cosa che ti spinge a trovare il male ovunque. Se bastasse un sorriso per curarla, sarebbe debellata. E invece no, invece anche il sorriso diventa spunto per “maldire”. Brutta bestia, roba da pettegoli in piazza. Anche quando la piazza è virtuale.

    • Maldire di un sorriso, però, mette in evidenza la vacuità del maldire stesso.
      Non puoi distruggerlo, perché chi ti vuole male troverà sempre qualcosa da dire, anche se ti gratti il culo.
      Il sorriso serve a rispondergli: “Non me ne frega un cazzo” in modo aggraziato.
      I maldicenti questo non lo capiscono, così come non comprendono che anche loro sono maldetti. E spesso manco lo sanno.

      • Se per “Sorriso” intendi menefreghismo, posso capirlo. Ma sorridere per far vedere che non te ne frega un cazzo (se posso permettermi) significa dargli ancora troppa importanza.

        Me ne frego. Punto.

      • Per ‘sorriso’ intendevo qualcosa di più sincero, la consapevolezza di essere con la coscienza a posto, di godere di questo e di altre cose che nulla hanno a che fare con certi maiali.
        E’ un duro lavoro, perché fregarsene non è sempre possibile.

      • Fregarsene è più facile di quel che pensi. Serve solo allenamento. Il sorriso, per me, è sempre male interpretato e non fa male.
        Una persona sarà qualcuno per te, e si farà forte del tuo sentimento che l’ami o che l’odi. Ma è ignorandolo che lo distruggi. Il sorriso di chi ignora sì, fa male.

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