Il terrore del digitale: l’ebook è il male o un’opportunità?

Un bellissimo articolo di Luca Fadda datato 5 dicembre 2013 ha scatenato in me una lunga riflessione che, solo dopo averne discusso venerdì 7 marzo alla presentazione di “99 Rimostranze a Dio”, mi ha portato a dire la mia, casomai vi interessasse.

La soluzione me l’ha data Ivan Porpora, definendo il diffuso attaccameno al formato cartaceo come ‘erotismo’. Il libro lo tocchiamo, da’ una sensazione tattile, odorosa, anche estetica, se ci piace osservarlo spiccare nella nostra libreria.
Il formato digitale sta minacciando l’esistenza del cartaceo?
Nell’ultimo anno ho ascoltato diverse e accorate opinioni, talune disperate, perché esiste chi vede nell’ebook una sorta di minaccia a un formato a cui sono legati da una tradizione e da un piacere che molti, sembra, stiano perdendo.
Sempre durante la serata è emersa un’interessante osservazione sul divario generazionale e l’approccio che esso ha verso il digitale. L’osservazione più interessante è stata che chi si oppone appartiene alla cosiddetta ‘vecchia guardia’, che lo considera:

-Freddo, privo della componente ‘erotica’ e quindi tattile
-Non cedibile. “Cosa lascerai a tuo figlio?” chiede una cordiale signora, in quanto l’ebook non è fisico ma un pezzo di software

La generazione ‘di mezzo’ lo guarda con interesse, pur rimanendo legata per termini affettivi e, ancora una volta, ‘erotici’ al cartaceo.
Infine c’è la terza generazione, i nostri figli e nipoti, che cresceranno con questo formato tra le mani e che vedono pratico, economico e, diciamolo, pure un po’ figo.
In nessuno degli interventi, però, è scaturita l’ipotesi che l’ebook possa essere un’opportunità.

UN MERCATO IN CRISI

L’editoria italiana è a pezzi, inutile girarci attorno, i lettori ‘forti’ diminuiscono, la qualità delle pubblicazioni e la loro diffusione altalenante, la torta si stringe sempre di più e il self-publishing non aiuta, perché satura il mercato con un’offerta eccessiva e, purtroppo, spesso e volentieri di scarso valore. Ne abbiamo parlato diffusamente e non mi ripeterò: l’autopubblicazione è democratica quanto volete, ma ha spinto molti a tirare fuori dal cassetto ‘opere’ di qualità discutibile, immettendole in un circuito già traballante di suo. Questo satura un mercato già in crisi, dove l’offerta supera in modo devastante la richiesta senza offrire, salvo sporadici casi, vere e proprie alternative valide.
Qualcuno storcerà il naso leggendo ‘mercato’: la scrittura è arte, perchè ridurla a commercio? Facile, perché lo è, perché senza mercato, senza commercio, l’opera non si divulga e può essere il nuovo Conte di Montecristo ma se non gira, se nessuno ci crede, non vende e se non vende non avraà MAI visibilità.
Gli editori, checché la cosa ci disturbi, devono salvare l’editoria, non gli autori. La torta è sempre più piccola, servono nuovi modelli di business per rilanciare il settore e l’ebook potrebbe rispondere a questa esigenza.
I librai? Sono pochi quelli che resistono, li chiamano coraggiosi per me sono commercianti che cercano delle soluzioni, solo che spesso non hanno nulla a che vedere con il libro.
Entrando in una piccola libreria oggi non troverete solo carta, ma anche giocattoli, statuine di fatine, ninnoli, bigiotteria e servizi di copisteria: si sta variegando l’offerta per ottenere un risultato.
Ma i libri?

IL SOLITO AMAZON

Amazon è visto dai ‘piccoli’ come un colosso pericoloso che sta togliendo lavoro e opportunità, ma in quanti si sono soffermati sui motivi del suo successo? Prezzi accessibili, comodità di acquisto e innovazione dell’offerta. Amazon non è partito vendendo ninnoli, ma… libri. Ha offerto agli utenti la possibilità di acquistare online e ottenere a casa in tempi relativamente brevi il prodotto.
Anche il libraio in teoria lo fa. In teoria. Certo che se considero quello qua davanti al quale quasi un anno fa ho ordinato Notturno di Asimov e Blade Runner e ancora latita nonostante ripetuti solleciti la domanda sorge spontanea: siamo sicuri? Una mosca bianca, forse, però essendo l’unica disponibile dove lavoro rappresenta tutto il mio mondo. Se la percorro in lungo e in largo cosa trovo? I cosiddetti ‘bestseller’, giochi per bambini, cartoleria, agende, penne e pure un bar. Un bar, sì, ci hanno messo un bar.
Hanno variegato l’offerta, bravi, ma come librai fanno cagare.
Tornando ad Amazon mi sono chiesto se qualcuno in questi anni abbia mai riflettuto sugli mp3. Ne sentii parlare per la prima volta nel 1997 (o 1998? Non mi ricordo bene) e alle mie orecchie arrivò come una vera figata: tutta la musica che volevo compressa in un file. Poi arrivarono i lettori e quanti soldi spesi prima di trovarne uno decente (i miei preferiti sono sempre stati quelli Oregon, che purtroppo ha smesso di produrli).
Gli mp3 erano l’incubo delle case discografiche, se li sognavano la notte: se si diffondevano li avrebbe uccisi, dicevano (cazzate, IMHO), il CD sarebbe scomparso (dagli pure al CD, che ha fatto scomparire il vinile e la cassetta, che erano così comodi, eh…).
I puristi vedevano il formato come un’eresia: un mp3 di qualità decente avrebbe dovuto avere millemila bitstsmsmmd/xxks x 121.000 eccetera (mai capito una mazza), non c’era paragone col CD. Giuro, è tutto vero, non ce n’è come il CD e l’autoradio della Ford mi è testimone, tuttavia la mia custodia dischi in macchina non contiene nemmeno la metà della penna USB da 8Gb che il Sony ospita volentieri. Scelgo la quantità al posto della qualità? Talvolta sì, ma perché?
Perché per la prima volta posso scegliere e gli effetti della diffusione dell’mp3, che ha convinto i discografici a servirsene e quindi stanno ancora lì a flagellarsi in mezzo a montagne di soldi, sono stati dapprima il crollo del costo del CD che era davvero spropositato, l’apertura di un mercato hardware (i lettori digitali) e un ingrandimento della torta.
Dove prima stava solo il CD ora abbiamo anche l’mp3 e uno sceglie, c’è più offerta di formati e sebbene i puristi ancora si lamentano della qualità (legittimo) oggi la musica possiamo acquistarla come accidenti vogliamo.
Amazon che ha fatto nel 2013? Ha messo in piedi l’AutoRIP: tu compri il CD e automaticamente hai anche la versione mp3 sul loro cloud, che puoi ascoltare subito e scaricare su un dispositivo registrato (massimo 10).

Avete capito dove voglio arrivare? No? Beh, allora…

UN NUOVO MODELLO DI BUSINESS

Ora faccio un po’ di autoquoting…

>Gli mp3 erano l’incubo delle case discografiche
L’ebook è l’incubo delle case editrici

>se si diffondevano li avrebbe uccisi […] il CD sarebbe scomparso
Se si diffondono, dicono, il libro cartaceo scomparirebbe

>I puristi vedevano il formato come un’eresia
I puristi vedono il formato come un’eresia

>un mp3 di qualità decente avrebbe dovuto avere millemila bitstsmsmmd/xxks x 121.000 eccetera […], non c’era paragone col CD
Un libro cartaceo è molto più bello da sfogliare, toccare (erotismo), odorare. E poi questa edizione di Ubik sta benissimo accanto a quella di Watchmen sulla mia libreria nuova

Forse solo io vedo le similitudini, in tal caso vi dico cosa sto pensando. Badate, non è una previsione o una desiderata, è ciò che credo potrebbe accadere e salvare il mercato.

1) Acquistando un libro cartaceo ti diamo anche l’ebook omaggio
Non hai l’eReader? Fa nulla, puoi leggerlo col nostro software direttamente dal PC o dallo smartphone, così lo cominci in attesa che ti arrivi.

2) Acquisti l’ebook e hai lo sconto per acquistare anche il cartaceo
Vi sembra una panzana? Immedesimatevi. Comprate il digitale e il libro vi piace così tanto che lo vorreste nella libreria e, magari, lasciarlo fisicamente ai vostri figli, o prestarlo, o annusarlo (erotismo). Bene, vi danno un bello sconto per averlo.

E i librai? Più complesso, ma secondo me fattibile.
Allo stesso modo in cui allargano l’offerta vendendo statuine del cazzo, potrebbero munirsi di un PC (anche portatile) e di un cavo USB, vendendo ebook direttamente dal negozio. Un conto vendita digitale.
Fantascienza? O stupidità? Vediamo i vantaggi.

-Il libro che cerca il cliente non l’avete o non lo stampano più, però esiste la versione ebook, se il cliente ha un eReader può portarlo con sé
-Con un semplice programma (che potrebbe essere fornito direttamente dal distributore o prodotto in casa a pochi euro o anche solo un DB di Access) sarebbe possibile creare un account per quel cliente, che in caso di errata cancellazione del file TORNA DAL SUO LIBRAIO e si fa ricaricare l’ebook. Il libraio potrebbe vincolare (a sua discrezione o per direttiva di editore/distributore) il caricamento del file a un numero limitato di dispositivi. Il Mac Address di una macchina serve a identificarla universalmente, basta memorizzare quello.
-Il cliente potrebbe pagare in contanti. Non sottovalutiamo questo fenomeno, perché moltissimi vorrebbero usare un eReader ma sono bloccati dall’acquisto online (perché non hanno carte di credito o non si fidano a usarle). Certo, esistono le carte ricaricabili, ma si tratta comunque di smanettare su uno store in internet e non tutti amano farlo o sono refrattari alla tecnologia. La nonna Pina ama leggere, il nipote le regala un eReader ma lei ogni volta deve cagargli la minchia per comprare qualcosa, poi si stufa e torna alla carta. No! Va dal libraio e lo compra lì.

Ammetto che quest’ultima attività possa sembrare azzardata, ma è un modo per ampliare i servizi rimanendo sul tema.
In fondo, chi ci dice che l’ebook e il cartaceo non finiscano col coesistere come l’mp3 e il CD? Smettiamo di essere pessimisti, proviamo a vederla come un’opportunità. Allarghiamo la torta.
Non so se esistono statistiche in merito, ma se dovessi fare un sondaggio tra i miei conoscenti scoprirei che da quando hanno un Kindle o un altro eReader leggono di più. Anzi, ne ho la certezza senza disturbarli, perché in fondo me l’hanno detto loro.
Se i lettori ‘forti’ diminuiscono potrebbero aumentare grazie a questo formato, che includerebbe un ribasso dei costi per cliente a fronte di un investimento (l’hardware) che si ammortizzerebbe rapidamente. L’editore avrebbe meno spese e potrebbe puntare su nuovi talenti e cercare anche un po’ di qualità senza rischiare troppo; anzi, praticamente il rischio è solo di saturarsi il catalogo, quindi dovrebbe scegliere in modo oculato senza però preoccuparsi della lunghezza del testo. Stampare un libro di 500 pagine di una autore emergente è un costo inaccettabile, oggi, ma potrebbe non essere un problema in digitale e se funziona e il grano entra sarebbe possibile valutare eventuali Limited Edition cartacee.

Non stiamo più parlando di arte, lo ammetto, ma rischiamo di non averla più se non cominciamo a fare gli analisti e a fare proposte commerciali.
Questa è la mia idea, sono certo che là fuori qualcuno ne ha di migliori.

E le voglio sentire.

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61 commenti su “Il terrore del digitale: l’ebook è il male o un’opportunità?

  1. Si vede che hai letto l’articolo di Luca Fadda ma non i commenti! 😀

    Un paio di considerazioni per mettere in discussione quello che hai scritto, proprio come ho fatto col pezzo di Luca (vatti quindi a leggere la discussione prima di proseguire qui):

    – il paragone tra cd/mp3 e libro/ebook non sta assolutamente in piedi. Un album me lo ascolto anche 1000 volte, mentre un libro è già tanto se lo leggo una volta. Per cui ha senso immaginare di comprare in cd un disco che ho scaricato (magari perchè il cd intanto è sceso da 20 a 5 euro su play.com, o perchè è uscita una edizione particolarmente invitante), in modo da avere anche il booklet e tutto il resto; ha molto meno senso comprare un libro in cartaceo dopo che lo hai letto in ebook: lo prendi, lo metti in libreria e non lo aprirai mai più (forse i tuoi figli quando scopriranno che un tempo i libri si stamapano su carta 😀 )

    – il discorso che facevo sul post di luca sulla pirateria si è poi evoluto perchè ho scoperto che hanno creato un servizio analogo a spotify per gli ebook: come spotify ha ammazzato il mercato della musica (quasi peggio di quanto abbiano fatto gli mp3*), così grazie a questo servizio nessuno dovrà neanche più andarsi a cercare i torrent su siti russi o gli zipponi da 10 giga su emule per leggersi un ebook. Per cui a comprare libri cartacei rimarranno davvero solo i feticisti di cui sopra, come per la musica sono solo i feticisti a comprare ancora cd & vinili. E il mercato muore perchè questi da soli non bastano.

    * grazie ai vari napster, soulseek, emule, ecc., il mercato musicale ha perso le vendite dei cd da parte di quelli che sentivano una canzone alla radio e si compravano tutto il disco (scoprendo poi che il disco era una ciofeca). Premesso che se tutti scaricassero i cd prima di comprarli molte di queste ciofeche rimarrebbero fortunatamente invendute, con questo sistema a comprare i cd erano solo gli appassionati. Grazie a spotify, sono molto diminuiti sia i download illegali che quelli legali (itunes avrà perso enormi introiti per strada), sia gli acquisti di cd da parte degli stessi appassionati, che ovviamente preferiscono spendere 10 euro al mese per avere tutto, specie perchè ormai hanno saturato ogni spazio di casa con i cd e i vinili 😀

    Tutto questo per dire cosa? Che gli ebook daranno il colpo di grazia ad un mercato agonizzante non appena il kindle/e-reader sarà un oggetto in mano a tutti quelli che oggi hanno uno smartphone. Cosa che oggi ancora non succede (per fortuna).

  2. >il paragone tra cd/mp3 e libro/ebook non sta assolutamente in piedi. Un album me lo ascolto anche 1000 volte, mentre un libro è già tanto se lo leggo una volta.

    D’accordo sul discorso del riutilizzo, ma nel mercato è l’unico paragone possibile. Se pensi che questo non regga vuol dire che siamo davanti a un fenomeno tutto nuovo e il guardarlo con pessimismo non è una soluzione. Anzi, si rischia di venirne travolti.
    Quello che vorrei far capire è che l’ebook potrebbe rappresentare davvero qualcosa di buono, in un modello commerciale adeguato, ma finché stiamo qua trincerati dietro la libreria non riusciremmo mai a valutare i suoi sbocchi.
    Facciamocene una ragione: l’ebook esiste e piace a parecchi, alcune CE resistono perché non sanno come porsi, i librai sono terrorizzati.
    Smettiamo di cagarci in mano e proviamo a pensare come SFRUTTARLO, la mia è l’ipotesi di un modello, ma potrebbero essercene altre ben più valide.

    >ha molto meno senso comprare un libro in cartaceo dopo che lo hai letto in ebook: lo prendi, lo metti in libreria e non lo aprirai mai più

    Verissimo, ho provato ad abbinarlo all’unico paragone disponibile. Però proviamo a vederla sul piano commerciale: il rivenditore ti da’ ANCHE questa possibilità, che ne sai che in 100 su 1000 non ne approfitterebbero? Sarebbero comunque 100 copie vendute, quindi nel suo piccolo funzionerebbe a smaltire scorte che altrimenti andrebbero al macero. Nessuno ci perde, tutti ci guadagnano.
    Vedi, il problema è che stiamo pensando troppo con le teste altrui: il marketing le prova un po’ tutte prime di trovare la soluzione, solo un’azienda di idioti investirebbe tutto su un azzardo. Molto meglio provare a diversificare l’offerta in punti di minore investimento, come potrebbe essere (appunto) lo sconto sulla controparte cartacea che altrimenti rimarrebbe invenduta.
    Ribadisco che era solo un’ipotesi.

    Poi, sugli mp3… Ammazzami, ma a me del booklet non frega nulla. Oggi compro il CD solo delle band o artisti che amo collezionare, altrimenti mi faccio l’album mp3 a metà del prezzo. Sono una categoria che potresti detestare ma esisto: fattene una ragione, sono un pezzo di mercato.
    I libri per feticisti? Ma anche no, rimarrebbe il formato classico con i suoi vantaggi e la sua componente erotica. Se esce un libro di Fadda (esempio a caso) me lo faccio in cartaceo, per uno di Volo (we, sempre a caso eh) spendo la metà e lo prendo ebook. Sotto questo aspetto considero il paragone mp3/ebook valido, è chiaro che ci sono delle differenze di utilizzo, ma commercialmente sono sullo stesso piano, per un’azienda IMHO.

  3. Pingback: Il terrore del digitale: l’ebook è il male o un’opportunità? | L'antro delle Muse

      • Rob, ti ringrazio per il consiglio. Sto già pensando al prossimo confronto: CD e mp3. Ma anche Pepsi e Coca Cola, o cane e gatto, e perché no, auto e moto… 🙂

      • Posso mettervi in una teca di vetro in casa? Così siete sempre a disposizione.
        Faccio i buchi per respirare, promesso, e due pasti al giorno + Nespresso la mattina.

      • Rob, ma su Face non mi perculavi, lo hai sempre fatto solo sui blog. O no? Comunque potrei essere prossimo al rientro. Ho bisogno di ispirazione.

      • Ti prometto che entro aprile torno. Entro Pasqua anzi. Comincia il conto alla rovescia. Quando arrivi a zero vai sotto, non fermarti alle prime difficoltà. 🙂

      • Fatti un account nuovo, aggiungi solo la gente che VUOI aggiungere e non menzionare il fatto che sei lettore e/o scrittore e vedrai che il mondo ti sorriderà.

  4. “Se esce un libro di Fadda (esempio a caso) me lo faccio in cartaceo, per uno di Volo (we, sempre a caso eh) spendo la metà e lo prendo ebook”

    E qui casca l’asino. Tornando al paragone musicale, se esce il disco di una band di amici, o in generale di una “piccola” band che mi piace, compro il cd perchè so che questo genere di proventi terrà in vita la suddetta band. Se esce il disco nuovo degli Iron Maiden me lo scarico a) perchè potrebbe essere una ciofeca (cosa che gli riesce con ragguardevole costanza da almeno 25 anni), b) perchè i soldi li ho già dati alle piccole band e c) perchè tanto poi dovrò spendere almeno 50 euro per andarmeli a vedere. Band come gli Iron Maiden questo lo sanno per cui tutti gli introiti persi dal mercato di cd & vinili li recuperano col merchandising e coi concerti.
    Ora, tornando ai libri, non esiste un mercato equivalente “di recupero”: l’unico introito possibile è la vendita di libri (ce lo vedi fabio volo che si fa pagare per fare dei reading nelle librerie? Oddio, i suoi fan pagherebbero, ma vabbè, sono i suoi fan… oppure, che so, De Carlo che vende magliette con la sua faccia? Mah). E nel momento in cui io so che un libro lo trovo gratis in rete, perchè dovrei comprarlo in ebook?
    Detto questo, un dettaglio che i non addetti ai lavori magari non sanno, e che quindi è bene precisare: parlo male di spotify non perchè il servizio in sè sia “male” (non lo è affatto) ma perchè paga una miseria gli artisti. Roba che fai UN MILIONE di ascolti e ti arrivano 160 dollari. Ci sono svariati casi documentati, e un sacco di band hanno deciso di non volerci più stare proprio per questo.

  5. Ah, dimenticavo:
    >> Poi, sugli mp3… Ammazzami, ma a me del booklet non frega nulla. Oggi compro il CD solo delle band o artisti che amo collezionare, altrimenti mi faccio l’album mp3 a metà del prezzo.

    Il risultato è lo stesso, no? Cioè, il cd col booklet lo vuoi per collezionismo, per cui in realtà cambia poco. Poi vabbè, esistono i cd senza booklet a prezzo ridotto, il genere di acquisto che ho fatto una volta e non farò mai più 😀

    • >il cd col booklet lo vuoi per collezionismo
      Il libro pure, quindi? L’ebook continua a starci benissimo. Non ho detto che il digitale soppianterà il cartaceo, ma che potrebbero coesistere anche grazie a questa visione.
      Ci vuole un business plan, mettiamo un momento da parte l’arte e pensiamo in modalità marketing, che non si abbatte mai davanti a nulla: come potremmo guadagnarci?

  6. Ho scritto ‘Luca Fadda’ ma avrei potuto mettere Valerio Evangelisti (che a me piace, oh, ho tutti i suoi libri sebbene di qualità altalenante). Quindi comprerei il libro di Fadda non perché lo conosco ma perché tengo ad avere qualcosa di ‘fisico’ che rimanga di un autore che stimo.
    Ho scritto ‘Volo’ ma potevo mettere ‘qualsiasi Dragonlance’, per dire: non muoio se non li leggo, però a quella cifra lo prendo ebook, una botta e via.

    Iron Maiden? A loro fregherà poco per via del merchandising, ma io voglio il CD, perché sono gli Iron Maiden. Mi prendo regolarmente a pugni in palestra col bassista degli Irreverence e acquisterò il loro nuovo CD ad aprile, TUTTAVIA l’ultimo dei Rhapsody l’ho preso in digitale, così come i Place Vendome. Per dire: gli Iron sono gli Iron, gli altri li posso apprezzare ma non muoio se non ho booklet & co, quindi vanno bene anche gli mp3.
    Mi spiace che a te non piaccia il paragone, ma dal mio punto di vista continua a reggere. Anzi, trovo sempre nuovi spunti.

    Non entro nel merito di spotify che non conosco, ma proprio perché il mercato ebook è ancora di là da esplodere ribadisco che dobbiamo pensarci, perché esploderà e dobbiamo arrivarci pronti, ci piaccia a no.
    Se l’ebook aiuterà a far tornare a leggere gli italiani forse dovremmo iniziare a considerarlo davvero per l’opportunità che credo sia. Poi ci sarà sempre chi preferirà il cartaceo e lo odierà a morte, va bene, è legittimo, vi capisco, ve l’appoggio, ma pensiamo anche ai benefici che potrebbe portare.
    Vuoi un altro paragone? I videogame. Prima erano per intenditori, da qualche anno ci sono i casual. Odio i casual, però hanno portato agli indie. Non ti piacciono gli indie? Va bene, però hanno messo in evidenza che il mercato sta subendo una contrazione e la gente si sta rompendo le palle dell’ennesimo Fifa. Che c’entra col digitale? Steam. Steam ha diffuso il concetto di vendita digitale senza supporto, ci hanno guadagnato tutti. Vero, ora la scelta è calata perché quasi tutti i titoli escono là sopra (meno sulle console), ma accade perché FUNZIONA, che ci piaccia o meno (e a me piace).

    • Sai cosa stavo pensando a proposito del fatto che il mercato dell’ebook deve ancora scoppiare? A un altro mercato, che stava per scoppiare, e venne gonfiato tanto da bucarsi e sgonfiarsi miseramente. Qualcuno ricorda i minidisc della Sony? Certo, quelli vennero superati tecnologicamente prima di diventare s’uso comune, e in questo caso cosa potrebbe superare l’ebook?
      Esiste un sistema che ci salva tutti, capre e cavoli: un abbonamento a un sito, e per la durata dell’abbonamento puoi leggere tutti i titoli che riesci a leggere. Non acquisti libri, ma diritti di lettura. Lo fa il Gruppo Editoriale Espresso con Storiebrevi, raggiungibile da smartphone e da lettori con browser incorporati, scalando dal credito del telefono. Che sia già questo il nuovo?

      • I minidisk Sony erano supporti fisici, non erano paragonabili col digitale puro. Belli, sì, li ho provati ma a conti fatti una RAM infilata in un lettore era molto più pratica (ed economica).
        L’unica cosa che potrebbe superare il digitale (ebook, mp3) è un chip nella testa. Tipo Johnny Mnemonic. O Lobo, per i meno raffinati.

      • Guarda che è esattamente quello di cui parlo nei papiri che sto scrivendo adesso, eh. Il paragone con spotify è fatto propio immaginando uno scenario del genere. Il problema è che se verrà applicato lo stesso modello di business di spotify, agli autori arriveranno solo delle misere briciole: spotify paga una roba tipo 0,01 CENTESIMI DI EURO ad ascolto!

      • Storiebrevi invece ti paga il racconto ora come ora. 25 euro per renderlo leggibile due anni rinnovabili. E poi premi a seconda del gradimento del pubblico. Per uno sconosciuto è più di quanto possa vedere dalla propria casa editrice.

      • aspetto il tuo responso. Io ci sono come autore, ho anche preso un bonus col primo racconto. Ma non ti dico lo pseudonimo che uso. 😛

  7. Andiamo con ordine:
    – il paragone con gli iron maiden l’ho fatto proprio perchè hanno creato un modello di business (ho letto proprio un articolo a proposito su nonmiricordoquale magazine online) basato non più sulla vendita dei cd (li hai mai sentito gettare anatemi contro il download illegale, come invece fanno i metallica?) ma sui concerti. Ergo a loro conviene che la loro musica si diffonda il più possibile. Esempio facile: in sudamerica la gente non si svena per comprare The final Frontier ma fa di tutto pur di andare a vedere un concerto (se hai visto Flight 666 ti ricorderai del tizio conscio che stando lì in fila per entrare avrebbe perso il lavoro). Questo modellodi business funziona perchè loro sono gli iron maiden e tirano a prescindere, ovvio che non è applicabile a tutti. Ma è un dato di fatto che un sacco di band con 20, 30, 40 anni di carriera non pubblichino quasi più dischi, ma almeno 50 date l’anno ogni anno le facciano proprio per poter campare. Poi vabbè, io non comprerò mai degli mp3. Se pago, voglio un supporto fisico. Piuttosto ti compro una maglietta e scarico il cd da pirate bay.

    – il paragone coi videogame è fiacco: gli unici videogame che la maggior parte delle persone ha comprato sono quelli delle console,altrimenti c’era sempre l’amico che aveva o le cassette del c64, o i floppy dell’amiga o i cd della playstation e così via. Dentro al mio nintendo DS c’è una cartuccia pagata mi pare 15 euro con dentro una mini SD da 2 giga piena di giochi, per dire. Anche perchè il gioco originale non mi dà nessun valore aggiunto. Semmai, se proprio vuoi fare un paragone, usiamo i dvd: da quando li imbottiscono di extras, sono diventati molto più appetibili, per cui vale la pena comprarne qualcuno che ti è piaciuto particolarmente.

    – Ti rispondo qui anche per “Non ho detto che il digitale soppianterà il cartaceo, ma che potrebbero coesistere anche grazie a questa visione”.
    Dipende di che mercato parliamo. In America e nel resto d’europa la gente è abituata a pagare tutto quello che ottiene (persino i vari windows e office), per cui il mercato degli ebook andrà bene, In Italia no: l’italiano se può ottenere una cosa gratis, se la prende gratis. Per cui secondo me succederà questo: chi ha sempre comprato libri, continuerà a comprarli; tutta la massa dei casual readers, invece, se li scaricherà gratis anzichè comprarli. La stessa cosa è successa nel mercato musicale, e spotify è riuscito persino ad intaccare le quote di aficionados che hanno continuato a comprare dischi originali. E’ per questo che, secondo me, le case editrici fanno benissimo a temere gli ebook e a venderli a prezzi esorbitanti: tanto chi li scarica gratis lo farà anche se l’ebook medio passasse da 10 a 1 euro.

  8. Il paragone coi videogame sarà anche fiacco ma ha vissuto le stesse diatribe presso le software house. Sospetto che tu non conosca il meccanismo di Steam (in caso contrario ti chiedo scusa), che è nella pratica un negozio online che fa anche da DRM. Tu compri il gioco attraverso un account, lo scarichi e lo usi con quell’account, associandogli un paio di dispositivi (PC) esattamente come gli mp3.
    Grazie a Steam le vendite su PC sono aumentate vertiginosamente rispetto a un periodo nero dovuto a costi eccessivi e pirateria sfrenata.
    La pirateria su PC esiste ancora, ma Steam tiene i prezzi il più basso possibile e spesso fa offerte incredibili. Se ti trovi per 24 ore un gioco che da prezzo pieno passa a 10/5 euro che fai? Sì, potresti sbatterti e cercare la versione pirata e incrociare le dita che ti funzioni, oppure dici ‘fanculo, per quella cifra lo compro’.
    Ed è esattamente ciò che è accaduto, anche in questo paese di pretenziosi che vorrebbero tutto gratis.
    Il modello funziona così bene che Microsoft e Sony ne hanno adottato una parte e si apprestano a portare quasi tutto in digitale con le next-gen, per tacere delle Steam Machine, le quali permetteranno di giocare titoli da PC acquistati online direttamente sulla TV in modalità streaming.

    Tutto sta passando al digitale e il libro non farà eccezione.
    Inizialmente odiavamo il concetto alla base di Steam, ma alla lunga ne abbiamo tratto tanti benefici. Personalmente non riuscirei più a farne a meno.

    >In America e nel resto d’europa la gente è abituata a pagare tutto quello che ottiene (persino i vari
    >windows e office), per cui il mercato degli ebook andrà bene, In Italia no: l’italiano se può ottenere
    >una cosa gratis, se la prende gratis.

    Vero, infatti tecnologicamente siamo arretrati rispetto al resto del mondo e soffriamo una crisi su molti fronti. Idem per l’editoria. Questa mentalità ha danneggiato i mercati, perché tante cose non arrivano nel timore della pirateria, MA grazie alla distribuzione digitale buona parte ce la sta facendo.
    Hai citato Nintendo. Non ti ucciderò perché usi un R4, non sai che danni stai creando all’importazione di Fantasy Life e compagnia bella, però sull’eShop del 3DS puoi trovare giochi in formato digitale che nessun distributore ha avuto il coraggio di pubblicare fisicamente e garantisco che ne vale davvero la pena. Ciò che frena un boom del digitale per la casa nipponica è la loro ostinazione nel non creare un account utente, vincolando tutto a una sola console. Sono rimasti solo loro, se ne faranno una ragione prima o poi.
    E i negozi? I Vari Gamestop? Si cagano in mano come i librai, ma insistono a ricaricare i prodotti in modo opinabile. Se ampliassero l’offerta e permettessero, ad esempio, l’acquisto del digitale direttamente nel negozio per chi vuole pagare in contanti o non ha una connessione decente a casa?

    E anche qui continuo a pensare che il paragone regga.

    La mentalità è un grosso ostacolo, ma Apple, per quanto la disprezzi, ha dimostrato che si può cambiare.
    Un modello di business adeguato può riuscirci.

    • Non conoscevo Steam, ma da come me ne parli sembra un modello di business funzionate. Perchè? Perchè ovviamente scaricare un videogioco o un software pirata è molto + complicato che scaricare un mp3 o un ebook: devi avere un crack, un generatore di serial, devi cacarti in mano perchè non sai se hai scaricato davvero il software che cercavi o un virus, devi sperare che non abbiano già bloccato i seriali che hai trovato dentro serial.txt e così via. Ergo, messa così anche io avrei speso 5 euro per un ottimo software come Advanced SystemCare anzichè disperarmi perchè non trovavo il serial per la versione che avevo.
      Hai mai avuto problemi del genere con mp3 o ebook? Forse ai tempi di eMule, ora con i torrent è tutto abbastanza sicuro ed immediato.

      Per cui, riassumendo, secondo me il problema non è il modello di business ma il popolo italiano: che gli ebook contribuiscano ad aumentare la diffusione della lettura è una speranza da inguaribili ottimisti che giusto un Luca Fadda potrebbe coltivare 😀
      L’unico aspetto davvero positivo che prevedevo (e Storiebrevi mi dà ragione) è la diffusione dei racconti e delle storie brevi. Per il resto, per come siamo fatti noi italiani, o si mettono delle regole FERREE* per gestire la cosa o la crisi si aggraverà

      *esempio: gli ebook a scuola. Come fai a fare in modo che gli studenti si comprino i libri di testo in ebook anzichè scaricarli e poi passarseli? Dovresti farli comprare alla scuola, e poi fare che sia la scuola a darli agli studenti, a fronte di un pagamento obbligatorio – che ovviamente sarebbe molto più basso rispetto ad oggi. Questo significa che dovresti introdurre una specie di serve in ogni scuola, formare il personale che gestisca le transazioni e vigilare sulla correttezza di queste operazioni. E chi paga?

  9. Relativamente a Storiebrevi, seguitemi:

    Se la storia viene selezionata, la remuneriamo sulla base del giudizio dei lettori. Questo significa che la maggior parte dei compensi dipende da una classifica che viene stilata ogni mese, e che tiene conto di quante persone hanno letto la tua storia, e di quale giudizio ne hanno dato.

    Questo è esattamente il funzionamento di spotify. Solo che su storiebrevi funziona perchè a dividersi la torta sono pochi illustri sconosciuti. Provate ad immaginare se per ogni illustre sconosciuto ci fosse anche un autore famoso: succederebbe che la maggior parte delle persone si andrebbe a leggere gli scritti degli autori famosi e solo pochi lettori forti andrebbero a frugare tra gli altri. Altri che, a conti fatti, incasserebbero solo le briciole. Immaginiamo adesso che questo portale abbia dentro TUTTI i libri, o quasi, pubblicati nel mondo: converrete con me che la torta sarebbe ancora più frammentata e che la spartizione, a meno di dare compensi ben più larghi di quelli che dà spotify, sarebbe da miseria per quasi tutti.

    (in tutto ciò, la cosa ridicola è che quelli di spotify sostengono di pagare il giusto gli artisti)

    • Postilla: leggo ora che “Storiebrevi è disponibile in abbonamento a 1,99 Euro alla settimana. L’addebito avviene con cadenza settimanale.”: grazie ar cazzo che ti paga cifre decenti! Spotify inizialmente era gratis su pc (con una sempre crescente quantità di spot sia tra una canzone e l’altra, sia a video), mentre ora hai al max 10 ore al giorno; altrimenti pagi 10 euro al mese e puoi metterlo anche sul cell e scaricare gli mp3. Ci sono anche altri servizi analoghi come Deezer e Pandora, e fino a qualche anno fa Deezer era TOTALMENTE GRATIS sul pc…siamo sempre lì: quando qualcuno offre qualcosa gratis, qualcun altro ci rimette.

    • Per la questione scolastica è un tema MOLTO più complicato e sarebbe fattibile solo in un contesto politico più sereno (leggi: i soldi ce li deve per forza mettere lo Stato, altrimenti puppa).
      Per il resto non escludere che i virus non li becchi pure da un mp3 scaricato (o da un ebook): la mentalità è un problema e, ribadisco a costo di essere noioso, un buon modello di business può cambiarlo. Io sono cresciuto con le cassette in edicola e i CD pieni de robba passati dagli amici, mai avrei detto che sarei finito a guardare le offerte giornaliere. Eppure sto qua, pensa un po’. E non ho UN titolo pirata per Nintendo. Manco mezzo. Scelgo bene, scelgo la qualità e mi tengo quella cartuccia sino alla morte. Il valore aggiunto glielo do’ io: ho scelto bene, c’ho avuto l’occhio lungo, ho speso bene i miei soldi, lo rifarei. Sono un figo. Io sono il valore aggiunto.
      Steam è un esempio illustre ed è nato da chi i giochi li faceva (Valve), quindi conosceva il mercato.
      Per tale motivo dico che i modelli devono uscire dalle case editrici: loro sanno come funziona, potrebbero anche farcela e secondo me i big ci stanno pensando.

      • Tu sarai anche un figo ma non è con quelli come te che si salva il mercato: che vi piaccia o no, sono le masse di non appassionati che devono cacciare i soldi, e questo vale per qualunque tipo di mercato. Se Thrill di Michael Jackson uscisse oggi, col cazzo che venderebbe tutti quei fantastilioni di copie, perchè i casual listeners che all’epoca se lo sono comprato, oggi non lo farebbero.

      • Non pretendo di salvare il mercato, ma il mio piccolo contributo l’ho dato 🙂
        Vorrei cogliere l’occasione per ringraziarvi dei vs commenti, dai quali si evince una spaccatura dettata forse da un timore che però non condivido.
        Potrei sbagliarmi, potrebbe essere che tra 1 anno o 2 diventeremo tutti analfabeti, però… però so che un mercato come questo non vuole morire e una soluzione si troverà.
        Ci piacerà o meno davvero non lo so, ma sono convinto che guardando al tema con pessimismo non gli daremo una soluzione.

      • Questo è un discorso del piffero però: anche il mercato musicale in italia è una merda, nessun gruppo rock ha concrete speranze di farcela, la gente non compra i dischi dei big, figuriamoci i nostri, c’è troppa offerta di concerti ed è tosta fare in modo che una serata ti vada bene… eppure stiamo scrivendo un nuovo album, e lo stamperemo in cd. Questo per dire che noi ce ne freghiamo altamente del mercato e andiamo avanti per la nostra strada, e non a caso il titolo del disco sarà “a hopeless case of perseverance”

      • Perché non c’è un tasto ‘mi piace’ anche sui commenti? Bravi, fregatevene e andate avanti: chissà se non è questo il modello vincente.

      • Macchè vincente, il nostro è un modello perdente a prescindere ma ci va benissimo così: siamo dei dopolavoristi del rock’n’roll e neanche ci conviene fare passi in avanti. Gli unici che ci riescono, guardacaso, sono quelli che sfondano più all’estero che in Italia (Lacuna Coil, Giuda e Belladonna, tanto per citare tre band diverse come genere ma accomunate dal fatto di avere un ottimo lavoro di marketing alle spalle e orde di fan al di fuori dei confini nazionali).

  10. Questo è un esempio di come l’ebook potrebbe essere superato dal punto di vista tecnologico, ma non credo sia l’unica soluzione.
    Stiamo parlando di sconosciuti e di racconti brevi, ovviamente per portarlo a sostituire il mercato editoriale bisognerebbe strutturarlo meglio, magari affiancarlo ai mercati già esistenti durante lo startup. Un lettore forte si abbona, il lettore occasionale no, e questo è già un punto a sfavore. Però prevedendo i compensi non più in base alle classifiche, ma in base a un parametro legato alle letture, i compensi calerebbero a singola lettura, ma sarebbero proporzionali al numero totale di letture. Con eventuale bonus per il gradimento (cosa che attualmente non esiste, dato che il libro lo paghi e i diritti per l’autore sono gli stessi, che ti sia piaciuto o meno).

    Per i pagamenti niente di speciale: bonifico a 30 giorni dall’approvazione del racconto e dalla fine del mese in cui ti sei classificato tra i più letti. Per quanto mi riguarda non ho registrato ritardi, ma non ho chissà quanti racconti inviati.

      • Brevi manu.

        (Aspetta che si calmano gli applausi e poi proseguo)

        Ok… allora non è importante. Per assurdo un racconto di 5 minuti te lo pagano come uno di 15 (i miei sono intorno ai 15), se non ricordo male c’è un limite, ma non ti saprei dire quale ora. Dovrei controllare. Diciamo che 25 euro sono un prezzo onesto per un racconto di 20.000 battute circa, ossia una decina di pagine.

      • Sì, indicano per ogni racconto un tempo indicativo di lettura. Ma ho controllato e il limite massimo è di 50.000 battute per poter sottoporre la storia alla valutazione del comitato di lettura.

  11. Mi ero perso questa perla di meraviglioso ottimismo in stile Faddesco:
    “Per tale motivo dico che i modelli devono uscire dalle case editrici: loro sanno come funziona, potrebbero anche farcela e secondo me i big ci stanno pensando.”

    Onestamente, tu ce la vedi Newton Compton a salvare il mercato editoriale? Eddai, siamo seri! 😀

      • >Onestamente, tu ce la vedi Newton Compton a salvare il mercato editoriale?
        >Eddai, siamo seri! 😀

        Aspetta che smetto di ridere, poi ti rispondo.


        Ok, fatto (buon questa). No, non ce la vedo. Ma mica c’è solo lei. Oi, qua se non si salva la barca si affonda tutti, per questo dico (per la prima volta) che l’opportunità da me paventata dovrebbe essere sfruttata dai piccoli, che invece di starsi a lamentare o fare microeditoria potrebbero rimboccarsi maniche e cervella e mettere in piedi qualcosa di buono. Non ce la fanno da soli? Ehi, ma i lettori se li dimenticano sempre tutti? Non sono solo clienti, magari pure loro hanno delle idee.
        Sono ottimista? Sì. Illuso? Eccome. Avete bisogno di me, ammettetelo, avete bisogno di sognatori.

      • I piccoli salvare il mercato editoriale? Mah. Come dicevo, rispetto al mercato musicale, l’editoria ha troppi svantaggi: non hai un equivalente di concerti e merchandising per avere degli introiti; per farti conoscere la gente deve “perdere tempo” a leggerti, mentre per decidere se una band ti può piacere o no ti bastano 30 secondi; le autoproduzioni in musica hanno pienissima dignità, al contrario del mercato letterario (guai se osate contraddire questo evidentissimo dato di fatto); e infine, ma questo è un parere personale, le piccole case editrici non contano un cazzo per uno come me che è un lettore “medio”, figuriamoci per chi legge (e si informa sul mondo letterario) meno di me – che sono la stragrande maggioranza.

      • Se posso, secondo me qui bisogna però evidenziare le differenze tra le due autoproduzioni.
        Nel mondo musicale, se non sai suonare non provi nemmeno ad autoprodurti. In ogni caso hai dei costi notevoli (strumenti, attrezzature, sale d’incisione) che ti fanno valutare bene la cosa prima di mettere in gioco i tuoi risparmi. E alla fine vorresti avere un lavoro ben fatto, nei limiti dall’indipendenza.
        Nel mondo letterario, senza spese scrivi venti pagine di merda e le vendi a 89 centesimi, e magari fai anche la saga della merda, dieci puntate della saga che messe assieme non fanno un romanzo singolo. Non è importante saper scrivere (scrivere creativo), è importante farlo.
        Un chitarrista che conosce 20 accordi in croce non si mette ad autoprodurre una sua canzone strimpellando a casa e registrandosi con lo smartphone, uno che si sveglia con una storia in mente in meno di una settimana è in vendita su Amazon.
        Nella musica c’è ancora il limite della conoscenza di uno strumento, nella letteratura no, l’unico strumento che devi conoscere è il computer, il resto lo lasci al caso o all’istinto (che alcuni chiamano stile personale). Per imparare a suonare una chitarra (forse lo strumento più semplice, ma avrei qualcosa da ridire) serve almeno qualche mese (per me si è trattato di una decina d’anni a corrente alternata per risultati che definisco mediocri) di studi, conoscere un minimo di musica, avere ritmo, avere creatività. Il computer e Word lo sanno usare tutti, e ho letto anteprime di libri su Ilmiolibro in cui si raccoglievano battute copiate dai muri (scritto nella prefazione, non inventato da me) o sentite per strada, una battuta ogni tre pagine bianche per lasciare lo spazio al lettore per prendere appunti.
        Non so se devo continuare. Il succo è che considero il mondo musicale più serio di quello letterario da questo punto di vista. Ho un’amica che canta, una vera indie, che prima di fare una cosa del genere ci ha pensato su non una ma cento volte. Ora a livello locale è conosciuta, ma fa concerti anche fuori dalla Sardegna e ha fatto un tour in Spagna. Una ne ho. Gli altri che conosco (qualcuno che suonava con me anche) al massimo suonano alle feste dei figli, o canticchiano al karaoke.
        Portando tutto all’editoria, dovrei poter dire che solo chi ha capito come si scrive lo fa. Non è così. Iscriviti a un paio di gruppi di promozione per scrittori esordienti (basta uno) e vedrai le perle che trovi.
        Insomma, forse l’idea di sborsare davvero tanti soldi per niente, scoraggia il mercato indie musicale, mentre la facilità di mettere in vendita il tuo libro incoraggia quello indie letterario. La colpa non è di chi scrive, ma di chi glielo fa fare. In tutto questo sguazzano le piccole case editrici che, anche se NoEAP, riescono a vendere di ogni nuovo libro una trentina di copie tra amici, parenti e conoscenti dell’autore. Un vivacchiare calcolato sperando nel colpo di fortuna, quello che ha successo e porta alla ribalta la tua piccola casa editrice. Sia chiaro, questa non è una mia impressione, ma la confessione di un “piccolo editore”.

      • Tutto vero, e aggiungo: se sei in una band, si spera che qualcuno dei componenti sia in gradi di accorgersi che stai producendo guano. Lo scrittore è da solo ergo è solo lui a doversi rendere conto di quello che (auto)produce. E questo NON è un bene. Specie per i poveri editor con le scrivanie invase da manoscritti uno peggio dell’altro.

  12. Volevo condividere un pensiero che mi sono fatto durante il caffè delle 14 e qualcosa, che forse potrebbe aiutarmi, parlandone, a capire perché tutto ‘sto casino dietro agli ebook.
    I supporti musicali hanno subito molte evoluzioni tecnologiche, i nastri, i vinili, i CD, gli mp3 e bene o male siamo abituati a vedere dei cambiamenti.
    Tralascio il discorso videogame, la cui evoluzione tecnologica è fattore intrinseco (cioè senza non esisterebbero nemmeno).

    Quante evoluzioni tecnologiche hanno avuto i libri? Una: dall’amanuense alla stampa.
    Creata la stampa non vi sono state mutazioni rivoluzionarie nel supporto sino a oggi con l’ebook.
    Ci furono timori o polemiche ai tempi di Gutenberg? Forse, non so, ma era un contesto completamente diverso dal nostro. Sta di fatto che dal 23 febbraio 1455 il libro è rimasto pressoché invariato, la tecnologia ha permesso una stampa più rapida ma sempre di inchiostro e carta parliamo.
    L’ebook si pone quindi come una rivoluzione? Forse si sgonfierà, ma è certo che si tratta del primo nuovo supporto alla diffusione della lettura dopo la stampa. Tocca quindi un elemento che, complice la sua consolidazione nelle abitudini secolari dell’umanità, è divenuto oggetto ‘sacro’ e inviolabile. L’ebook tenta di portare il libro a un passo successivo o laterale o quel che volete, ma supera la tecnologia di stampa e a conti fatti potrebbe rappresentare una rivoluzione.

    Che sia questo il motivo che spaventa? Non siamo abituati a vedere simili evoluzioni coi testi quindi ci pare una cosa fuori dal mondo, sia nel bene come nel male.
    Il ragionamento calza o devo farmi un altro caffè?

    • Ci furono timori o polemiche ai tempi di Gutenberg? Forse, non so, ma era un contesto completamente diverso dal nostro.

      Ce ne furono a palate, a dire il vero: cito da qui: http://idoloridellagiovanelibraia.blogspot.hu/2013/11/libri-sui-libri-dalle-invettive-sulla.html

      “Quando il caro Gutenberg, sfornò, perfettamente formata, la sua Bibbia a 42 linee, (e ancora ci si chiede come abbia potuto riuscire in un risultato tanto buono praticamente al primo colpo), non è che il mondo disse: wow un nuovo fichissimo mezzo tecnologico che ci permetterà di passare agli amanuensi alla stampa su carta!
      Non tutti la presero benissimo, in molti si interrogavano sulle conseguenze pratiche, sociali e persino morali del nuovo strumento, forse forgiato dal maligno stesso. La faccenda della riproducibilità del libro sconvolse più di un intellettuale e poiché la maggior parte degli intellettuali dell’epoca erano monaci e il diavolo non era ancora un’entità ultraterrena fuori moda, a chi si iniziò a dare, nel delirio e nella confusione, la colpa di tale scoperta? Ma a lui ovviamente! […]”

      Detto questo, no, secondo me quello che spaventa (le case editrici) è il fatto di non vendere più degli oggetti fisici, ma delle entità astratte che possono essere facilmente contraffatte, piratate e così via. Plain and simple.

      • >secondo me quello che spaventa (le case editrici) è il fatto di non vendere più degli
        >oggetti fisici, ma delle entità astratte che possono essere facilmente contraffatte,
        >piratate e così via.

        Come gli mp3. Ma se le CE sono spaventate dalla pirateria, di cosa siamo noialtri? Perché alla presentazione delle Rimostranze c’erano due signore seriamente preoccupate della fine del libro, persone a cui non frega una beneamata della pirateria, ed erano discorsi che ho sentito in altre sedi.
        Ok le CE, ma le sciure? Di che hanno realmente paura? Del cambiamento, forse?

      • Provo a risponderti così: se il mercato si contrae per via dei minori introiti delle case editrici, queste ultime persisteranno nel far uscire solo ed unicamente best-seller garantiti, e le librerie diventeranno sempre più dei supermercati. E questo, secondo me, fa giustamente paura alla sciura: come hanno chiuso un sacco di negozi di dischi ben forniti e competenti, chiuderanno un sacco di piccole librerie e rimarranno solo le grandi catene, dove affianco a pile di libri di bruno vespa e fabio volo troverai tutti gli oggetti che oggi trovi comunemente in un supermercato.

  13. Un pensiero che mi è venuto stamattina guardando i bambini: i libri per i marmocchi, indicativamente fino all’età prescolare, dovrebbero avere prospettive di vita migliori. Banalmente, nessuno metterebbe un kindle o un tablet in mano ad un bambino di 2 anni (oppure, più semplicemente, c’è gente che un tablet non ce l’ha/non se lo può permettere), anche perchè molto spesso in questi libri la componente tattile è molto presente.

    • Concordo, da padre. Noto inoltre con quale piacere mia figlia giochicchia con la libreria, anche se alla fine finisce sempre sui libri di cucina (poi uno dice che le femmine vengono traviate: è nel DNA, facciamocene una ragione).
      Prende i volumi, li tocca, li sfoglia, li usa come piattaforma di lancio… Non trovo nulla di male in ciò, avrà tempo per imparare a rispettare la carta, ma va da sé che la tua osservazione è veritiera: i bambini hanno bisogno di ‘toccare’, senza contare che sfogliare per loro non è semplice quindi diventa anche un esercizio di precisione per le dita.
      Sembrano cazzate, ma se hai figli ‘ste cose le noti e ti lasciano sempre di sale.

    • Scusate, stavo mettendo le mani nel motore della macchina. 😀

      Allora, il problema dei bambini di 2 anni è relativo. Mio figlio da piccolo aveva (li abbiamo ancora a dire il vero) una marea di libri tattili. Ma ora che ne ha 4 (e mezzo) alterna il libro tattile all’Ipad della mamma (il papà non lo sfiora nemmeno l’Ipad). Il Kindle non lo considera nonostante gli abbia scaricato alcuni libri perché non è a colori. Inoltre il Kindle non è interattivo. L’interattività che prima era data dal tatto, ora è data dalla possibilità di interagire con il libro, con la storia che ti viene raccontata. Noi siamo fermi ai libri con i gatti pelosi (e il pelo vero), loro sono già all’intervento nella storia. Ci sono audiolibri (li avevamo anche noi, in vinile), e libri interattivi, e i nativi digitali adorano essere al centro del libro, prima ancora che subirlo. Tanto che mio figlio è arrivato a contraddirmi quando gli leggo le storie, perché dice che è andata diversamente.
      Credo che il punto focale sia questo: la nostra generazione sta discutendo su cosa sia meglio tra l’ebook e il cartaceo, loro hanno già scelto. E parlo dei bambini che ora hanno al massimo sei anni (ma forse più). Per loro il digitale sarà il futuro, con tanto di pirateria. Mio figlio in particolare ha già capito come funziona: quando tra i suoi giochi su IPad vede una storia nuova, chiede di “comprarla” e non di “scaricarla”. Ma a parte questo, lui ha, influenzato da noi, la sua libreria dove tiene i suoi libri di carta. In ordine, ben messi, perché se quelli sono in disordine non può chiedere nulla. In compenso ogni tanto ne prende uno e lo “legge”, oppure la notte, quando sceglie una storia e se la porta a letto, cosa che con un lettore digitale non potrebbe fare.
      C’è ancora l’affetto per la diversità dei libri di carta, tutti diversi. Invece il lettore è sempre lo stesso, a prescindere dal suo contenuto. Sull’Ipad lui ascolta musica, oltre a leggere e giocare. Insomma, diciamo che la digitalizzazione è in corso. Forse la generazione successiva alla sua (i suoi figli) saranno ancora più digitali, senza più l’influenza di noi “vecchi” legati a Gutenberg.

      In definitiva… bah, noi discuteremo, loro decideranno. Con buona pace di Gutenberg, Mac Gyver e Hallo Kitty.

      • Allora, primo (e su questo credo di parlare a nome dell’umanità): butta quella Megane del caxxo.
        Secondo. Riscontro nella tua osservazione gli stessi comportamenti che sta avendo mia figlia nei confronti dello smartphone (il tablet per me è troppo costoso), ma siccome è piccolina più che l’interazione cerca ancora solo l’uso sfrenato. Però mi interessa questa tua testimonianza, me la tengo per il futuro.

        >noi discuteremo, loro decideranno
        Esatto. Venerdì alla presentazione Ivan Porpora ha fatto un breve discorso a cui non ho potuto fare a meno che applaudire. Stiamo a menarcela sul lasciare un mondo decente ai nostri figli, ma alla fine i nostri genitori non hanno forse pensato al proprio tornaconto? Non c’è nulla di male a voler star bene, NOI E ADESSO, che i figli in qualche modo è giusto si rimbocchino le maniche per creare il loro mondo.
        Stessa cosa qui. Noi ce la meniamo con la rava e la fava sul digitale piuttosto che, ma alla fine il futuro non è nostro, ma loro. Se preferiranno l’ebook alla carta a noi cosa importa? Che, ci fregava qualcosa del monaco amanuense? Qualcuno è nostalgico della cassetta a nastro che s’inceppava? Forse, personalmente ne faccio volentieri a meno, così come il vinile che mi saltava sempre la puntina.
        Se nel loro mondo preferiranno il digitale alla carta sono giustamente fatti loro, noi siamo la generazione di mezzo che non accetta il cambiamento, che lo teme per torto o ragione (che nessuno ha la verità in mano), che auspica scenari spettacolari o inferni sulla Terra ma che, in sostanza, non ci sarà quando questi leggeranno i libri proiettati sulla retina.

      • Google glass. Guarderanno i nostri tablet e rideranno come noi ridiamo dei telefoni a disco. Comunque sì, per quanto il futuro sia loro, siamo noi che dobbiamo dargli la possibilità di scegliere. Forse non vedremo mai il cambio definitivo, avremo sempre sott’occhio un mercato misto, bene o male come quello attuale. Saranno loro a scegliere per la comodità o, cosa molto importante negli ultimi tempi, per l’ecologia. Stampare e vendere un milione di copie di un best seller ha un costo in energia (reperimento materia prima, produzione, distribuzione, consegna) e materia prima (alberi in particolar modo, ma anche petrolio per la produzione di energia). Noi siamo legati al supermercato, forse loro compreranno solo on line e a quel punto non ci sarà il problema del cartaceo. Non so se conoscete Nathan Never, lui collezionava vecchi dischi in vinile e vecchi libri, roba costosa nel suo futuro. Ecco, credo che andremo in quella direzione e il problema dell’ebook non si porrà più.

        Per la Megane, la sto vendendo, ma stavo dando una sistemata. Con quello che ci guadagno mi prendo una fuoriserie. Il mio sogno sarebbe il Maggiolone del 1970 ma quando l’ho detto a mia moglie mi ha mostrato un biglietto da visita: era del suo avvocato.

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