«Chi sogna ha paura di crescere»

Quand’ero un giovane menestrello fui condotto a una gita, la chiamarono ‘ritiro spirituale’. Succede quando frequenti una scuola gestita da suore. Non ho mai saputo dove fosse questo posto, ma lì conobbi un uomo, un prete piuttosto giovane: capelli ricci e arruffati (di quelli che ti vengono se sei riccio e non provi nemmeno a pettinarti quando ti alzi dal letto), magro e due occhialetti da vista. Sorrideva. Sorrideva sempre, tanto che sulle prime lo presi pure in simpatia, abituato a preti burberi che tiravano scappellotti, non dolorosi ma ‘pedagogici’, alla prima occasione.
Questo pretino viveva in un luogo stupendo, una chiesetta immersa in un boschetto dove non si udiva alcun suono che non fosse naturale. Tipo quei monaci sperduti sui monti, eremiti che meditano in luoghi simili al Paradiso e la cui maturità e lunga riflessione sull’esistenza sia in grado di fornire grandi risposte, o perlomeno abbastanza utili da usarle.
Che mai poteva quindi condividere quest’uomo con noi quattordicenni brufolosi?
«Chi sogna ha paura di crescere»
Non ho mai scordato le sue parole, né l’espressione che aveva nel dirle. Non era serio, non era amareggiato. Sorrideva. Dal basso della sua orrenda cecità, quest’uomo fortunato non aveva realizzato che in vece il suo sogno s’era materializzato attorno a lui stesso, e denigrava i miei, senza nemmeno sapere quali fossero.
Presumendo che avere un sogno non porti da nessuna parte e che, in buona sostanza, non serva a nulla, lascia intuire che l’unica alternativa fosse… niente. Se non hai sogni come puoi mutarli in ambizioni? Se non hai ambizioni come puoi avere degli obbiettivi? Se non hai obbiettivi a cosa ti serve vivere?
Non sono ovviamente così stupido da rinnegare una fede solo perché uno dei suoi missionari si è rivelato tanto sciocco, ma da allora ho cominciato a dividere il chierico dall’uomo, con ottimi risultati.
Quella, comunque, è stata la scintilla che mi ha spinto a cominciare a scrivere, perché tanti erano i mondi nella mia testa, tante le idee e le fantasie che era un peccato rimanessero solo lì. Qualcosa è uscita al pubblico, altro è rimasto nel mio cassetto, ma niente a questo mondo mi ha fatto pentire di essermi dedicato a questo sogno.

 

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