Il Cavalier Buffone: un parto lungo 6… anzi no, 8 anni

Il Cavalier Buffone

La storia nasceva da un mio antico desiderio, ovvero raccontare le avventure da taverna dove bardi matti come cavalli sciorinavano storie e canzonette. Presi così un vecchio progetto, dove Stevenus McSion entrava in un locale e, tra una bevuta e un corteggiamento, narrava storielle, fino a che accadeva qualcosa che costringeva tutti gli avventori con cui avesse legato ad andare all’avventura. Partendo da quella base decisi di non usare lui direttamente ma un altro personaggio, uno smemorato senza nome noto come il Viandante, per citare il wanderer di Ultima, colui che sarebbe diventato l’Avatar. Quando affronti un mondo nuovo che tenta di essere diverso il rischio dello spiegone noioso è dietro l’angolo, da qui l’idea: essendo il Viandante privo di memoria, avrebbe dovuto reimparare tutto, attraverso le storie che gli venivano raccontate.
Ecco quindi che il protagonista diventa l’alter ego non dello scrittore, ma del lettore stesso, che attraverso i suoi occhi apprende, con la sua mente razionale cerca di interpretare, fino a che è pronto per l’avventura.

Bard_01

Se poi per strada avesse anche fatto un po’ ridere tanto meglio, mi dissi, quindi elaborai tutta una serie di aneddoti, alcuni lunghi e altri brevi, che sottolineassero la natura goliardica dell’opera.
Nel 2012 lo terminai, nel frattempo riuscii a sposarmi e a figliare e ancor oggi sembra incredibile che ci sia voluto così tanto tempo. Non era perfetto, era lungo e in molti frangenti tedioso. I lettori di prova evidenziarono i problemi e mi ci vollero quasi due anni per sistemarli e arrivare al punto di dire “Più di così non so che altro fare”.

Stevenus_01

Tanto valeva provare, impaginato come si deve, seguendo tutte le linee guida che gli editori preferiscono lo spedii in giro. Qualcuno rispose, altri no. Succede. Il libro era lungo, chi mai avrebbe rischiato a stampare un testo del genere di un autore sconosciuto? Manco li cani, that’s the answer.
Però un giorno, tra un rifiuto e l’altro, mi pervenne questa email:

Salve Fabrizio,
mi scuso per averti fatto aspettare molto per avere una risposta al tuo manoscritto ma siamo stati indecisi a lungo sulla risposta da inviarti.
Abbiamo letto il manoscritto completo e ci è piaciuto molto, le idee sono davvero originali e i personaggi ben caratterizzati e lineari, non mancano i colpi di scena e gli intermezzi sonori risultano sempre leggeri e non annoiano la lettura.
Il problema è che il tuo romanzo è molto lungo per noi, un’opera così lunga probabilmente sarebbe adatta ad un cartaceo o comunque meriterebbe una buona correzione bozze che noi non possiamo ora tentare di fare in quanto gestendo in due tutta la redazione ci porterebbe via moltissimo tempo che purtroppo non abbiamo.
Ti scrivo quindi per rifiutare la tua proposta ma per invitarti prima di tutto ad inviarci altro materiale se mai vorrai proporci qualche altro lavoro e inoltre ti invito a non mollare i tuoi sogni da scrittore perché questo libro merita davvero di essere pubblicato.
In bocca al lupo per tutto.
Saluti

South Park
AH? QUINDI NON FACEVA DEL TUTTO CAGARE!

Sì, va bene, rifiutato, ci sta: la motivazione, invece di abbattermi, mi esaltò.
Nel frattempo era giunta la proposta di Lettere Animate (che in precedenza aveva respinto un altro testo di fantascienza, segno che comunque selezione ne fanno), quindi ho ringraziato la CE (che non cito, ma il cui lavoro stimo molto) e sono andato avanti.
Sì, d’accordo, era bizzarro che io cercassi un editore digitale e proprio uno di essi mi dicesse che quel libro sarebbe stato più bello in cartaceo. D’accordo, si trattava comunque di 600 pagine di roba, nessuno, come ho già detto, avrebbe rischiato tanto per un esordiente. Ci sono dei casi, documentati, di totale eccezione alla regola, ma non avevo la presunzione di aver scritto il nuovo Guerra e Pace. Solo un romanzo fantasy, spiritoso e romantico, avventuroso e buffo.

E poi c’era Stevenus, un personaggio a cui sono sempre stato affezionato, dentro e fuori dal libro. Mi piaceva interpretarlo sui forum GDR dove giocavo e fargli dire minchiate a nastro; il pensiero che fossi riuscito a trasporne la bizzarria nel testo mi fece nascere un pensiero, che poi era un ricordo. Ne Il Cavalier Buffone si parla dell’Opera d’Incanto, un presunto potere ‘magico’ donato agli artisti da fantomatiche Fate Custodi, così definito nell’Enciclopedia Finisterrica:

Stevenus_avatar

«Dicesi Opera d’Incanto influenza ispiratrice, meritoria e pragmatica. Meritoria in quanto donata da una cosiddetta Fata Custode (vedi alla voce correlata) quale conseguenza di un atto ritenuto, appunto, meritorio dell’Opera d’Incanto. A seguito di analisi e testimonianze, è stato appurato che tale merito sia indiscutibilmente legato alle capacità e/o velleità artistiche del meritato, altrimenti detto Ricevente Dono. I parametri di tale merito sono invece considerati soggettivi, dove per soggettivo intendiamo quel che la Fata pensa o ritiene opportuno per proprio gusto e/o convenienza ritenere merito. In pratica se il meritato ingrazia la Fata ottiene il dono, altrimenti fastidiosi e non bene identificati rumori con la bocca nella lingua fatata. Pragmatica poiché non ha criteri nell’uso, ma viene usata, spesso in modo passivo, per ottenere un obbiettivo. Interminabili discussioni presso l’Università Utopiana hanno portato alla conclusione (seppur disponibile ad ampie riviste e correzioni dei posteri) che l’Opera d’Incanto può essere ricevuta solo da artisti, siano essi poeti, letterati, scultori, pittori, piastrellisti con inclinazioni creative, architetti, architetti abili, architetti meno abili, bardi, aspiranti tali e facenti funzioni. Quale che sia l’idea che l’artista possiede o il suo obbiettivo finale, se in possesso dell’Opera d’Incanto in qualche modo ci riuscirà, sicuramente. Che occorrano anni o secoli per essere compreso, contradditori o estranei metodi di approccio e/o esecuzione, azioni altamente sconsiderate tali da confonderlo col folle (vedi alla voce correlata), egli ce la farà. In qualche modo. Possiamo quindi definire l’Opera d’Incanto come un’ispirazione di natura metamagica (poiché gli studi strettamente magici non hanno prodotto alcun risultato se non quello di far litigare gli accademici) in grado di convincere l’artista che ciò che fa è assolutamente giusto, al punto da convincere anche gli altri»

Ok, magari non funziona proprio così in realtà, ma il punto è: sei abbastanza folle da credere in un lavoro che, con umiltà e pazienza, hai creato, sistemato, rifinito, limato sino allo sfinimento? Se la risposta è sì credici e basta, senza presunzione, quindi buttati. Ci hai speso sopra 8 anni della tua esistenza, ora basta, vai avanti.
Certo, sapere che un altro editore (che stimo e non cito) ne fosse interessato al punto da dirsi dispiaciuto di aver firmato il contratto con altri mi ha fatto girare i coglioni…

Stevenus_02

… ma suppongo che queste cose vadano così, quindi avere rimpianti, ormai, non ha alcun senso.
Dove si andrà non ne ho idea, in fondo non sono arrivato da nessuna parte precisa, solo alla prima tappa: il mio nome lì sopra e ancora tanto, tantissimo lavoro promozionale da fare.
Una tappa, appunto, quel posto che ti permette di andare al bagno, sciacquarti la faccia e rimboccarti le maniche per continuare la strada.
MA (MA) non ci sarei MAI arrivato se non mi fossi unito al FIAE.

Fiae_Heman

Hai scritto qualcosa? Bene! Raga, che ne pensate? Fa cagare, perché questo e quello bla bla bla…
Quando ti criticano che succede?

1) Ti abbacchi (la vita fa schifo, sono un fallito, esco dai mondiali al primo turno eccetera)
2) Ti incazzi (perché tu sei un figo, no? Il nuovo Hemingway di Borgo Tre Case)
3) Ci pensi su e ti fai instillare il dubbio che, forse, hanno ragione

Se scegli il punto ‘1’ inizi a tifare la McLaren, ti dai all’alcool e cominci a leggere Fabio Volo.
Se scegli il punto ‘2’ inizi a odiare il mondo intero, nessuno ti capisce, te sei er mejo e finisci col pagare un EAP o ti autopubblichi, prendendo ortaggi nel 98% dei casi

Se scegli il punto ‘3’ inizi a camminare nella direzione giusta. Le critiche vanno prese, incassate, analizzate e verificate. Come raccontai sulla genesi di Dodicidio, provare a esplorare l’alternativa offerta dalla critica potrebbe produrre ottimi risultati.
L’incipit così non va bla bla bla
Troppi avverbi bla bla bla
Le ‘d’ eufoniche bla bla bla
Bla bla bla
Ma un bla bla bla utile, costruttivo, che aiuta e a suo modo consiglia.
Per questo io ringrazio TUTTO il FIAE, ringrazio Amneris Di Cesare per gli incoraggiamenti, Luca Fadda per la sincerità e Cristina Lattaro per le imbeccate e il suo suggerimento finale (che terrò segreto), grazie al quale è arrivata la proposta.

Inchino

Grazie anche a voi lettori di esser giunti sin qui, spero di avervi fatto trascorrere un paio di minuti senza ammorbarvi e vi auguro buon proseguimento.

 

Maestro, come sono andato?

Chuck Norris Approved

Bar

Il Cavalier Buffone

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4 commenti su “Il Cavalier Buffone: un parto lungo 6… anzi no, 8 anni

  1. L’ha ribloggato su Sono Solo Scarabocchie ha commentato:
    Questo è il lavoro di un mio caro amico, Fabrizio Colonna, al suo primo libro pubblicato. Esce in ebook e lo si può scaricare comodamente da Amazon.it questo il link. Costa poco, 2,49 euro ed è bello consistente. Chi, come me, lo ha già iniziato a leggere si sta dicendo soddisfattissimo dell’acquisto fatto. Perciò forza, date una possibilità a un appassionato della scrittura con tante, tantissime idee in testa! Diamogli la possibilità di continuare a pubblicare! http://www.amazon.it/Il-Cavalier-Buffone-Fabrizio-Colonna-ebook/dp/B00L2SJ23U/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1403078340&sr=8-1&keywords=il+cavalier+buffone

  2. Pingback: Il Cavalier Buffone. No, non Silvio, ma Fabrizio. Colonna.Storie d'AltriMenti

  3. ho scaricato ieri l’estratto gratuito e oggi non vedevo l’ora di acquistarlo; sono sicura che non mi deluderà! si contano sulle dita i libri fantasy che ultimamente mi hanno entusiasmato e il tuo è uno tra quelli.

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