Di mentori e brave persone (1)

Sto leggendo con interesse e commozione una serie di articoli di Amneris Di Cesare: GENTE PER BENE CHE INCONTRI SUL WEB, che vi consiglio di leggere. La rete pullula di tante teste di minchia, ma anche di brave persone, e pensavo di emulare il suo tentativo con una serie di articoli tematici.
Poi oggi mi cade l’occhio sull’oroscopo (sì, sono uno di quelli che li legge, mi piacciono), in particolare quello di Rob Brezsny, che dice riguardo al mio segno:

“Rispetta chi è superiore a te, se mai esiste”, diceva Mark Twain. Cosa pensi di questa frase provocatoria, Scorpione? C’è qualche genio o qualche eroe che consideri degno del tuo rispetto? Se non ne hai nessuno, ti consiglio di andarlo a cercare. In questa fase della tua evoluzione hai bisogno di persone che ti ispirino con la loro grande personalità. È importante che tu impari da maestri e modelli che conoscono meglio di te il gioco della vita. Penso che ti farebbe bene anche provare ammirazione e riverenza.

Parliamo sempre di persone cattive e stronze, perché in fin dei conti sono quelle che più fanno notizia, su cui puoi fare battute al vetriolo e far divertire i lettori. Però non ci sono solo quelle, dentro e fuori la rete esistono personaggi che, in un modo o nell’altro, ci hanno insegnato qualcosa.
Ecco l’idea.

Oggi vorrei parlarvi del mio antico maestro di Lettere, il professor Marino.
Marino era un piccolo uomo, umile nel porsi, nel vestirsi e nel linguaggio. Io che ero uno studente ferrato nelle materie tecniche e discreto in quelle letterarie, avevo un’avversione incomprensibile verso la Storia. Mi interessava, ma detestavo dovermi imparare concetti e date e sciorinarli come se fossi un robot.
Tutti gli insegnanti di Lettere che avevao avuto sino a quel momento facevano lezione col libro aperto, seguendo la traccia del testo paragrafo per paragrafo. Lui no. Lui girava tra i banchi e intanto raccontava, come se fossero aneddoti, della Storia antica.
Mi ricordo in particolar modo di quando raccontò della battaglia di Maratona, il trasporto e il tono che usava per descrivere l’evento non era quello di un semplice professore che si limitava a ripetere la lezione a memoria. No, lui stava NARRANDO la Storia, risaltando eventi e persone, cercando di dar loro una personalità e un volto, approfondendo con piccole storie non presenti nei testi scolastici per aumentare il nostro interesse.
Le lezioni di Storia, con lui, erano come sedersi attorno al fuoco a raccontare storie di fantasmi: non un semplice indottrinamento o passaggio di nozioni, bensì un condividere sapere e conoscenza attraverso l’emozione delle parole, messe sempre al posto giusto.
Un grande narratore, quindi, il professor Marino sapeva accendere l’interesse anche quando non te l’aspettavi. La sua lunga lezione su Pericle fece sorgere riflessioni sulla natura della democrazia, sui paragoni con la situazione politica di allora e anche sulla natura umana.
Alessandro Magno, descritto da lui, sembrava una specie di Cavaliere Oscuro da tanto lo faceva sembrare eroico e cazzuto, ricordo che andai ad approfondire ogni leggenda possibile sul personaggio per come mi ingolosì la sua lezione.

Come tutte le cose belle, purtroppo anche le sue lezioni terminarono, ma non perché finì la scuola. La moglie del nuovo preside, laureata in Lettere e con velleità di insegnamento, ce lo tolse per sostituirsi a lui, relegandolo ad altre classi.
La differenza era enorme, nel senso che lei era proprio una bestia: una professoressa stampata in serie che sparava eventi e date come se leggesse la lista della spesa. E poi ci stava pure sul cazzo, che non aiutava.
Una sommossa popolare, proteste congiunte e minacce di boicottaggio della sua esistenza terrena la spinsero a cedere il posto a Marino, che entrò quel giorno in classe accolto da uno scroscio di applausi.
Eravamo felici e lui commosso, ma il suo volto era cambiato: qualcosa non andava. Le sue lezioni furono sempre splendide e stimolanti, fino a che terminò l’anno scolastico e la sua permanenza nell’istituto.
Sì, quella STRONZA lo fece licenziare, offesa dalla preferenza che avevamo per lui. Ottenemmo il suo numero di casa per vie traverse, qualcuno lo chiamò e dopo una lunga conversazione ci rasserenammo: aveva trovato un altro impiego.
Io cambiai istituto, un po’ perché dovevo e un po’ perché l’idea di prendere lezioni da quell’altra zozza proprio non mi andava giù.

Oggi si parla poco dei bravi insegnanti, che pur ci sono, io ricordo Marino non solo perché riuscì a rompere i miei indugi sugli studi storici, ma perché fu il primo estraneo a motivarmi nella passione per la scrittura.
Mi colse mentre sperimentavo i primi racconti e, ammise, li lesse con forti dubbi. Ma lo fece, cioè, li lesse comunque per poi venirsi a complimentare. Lo disse davanti a tutti (immane vergogna) che aveva letto quella roba senza farsi particolari aspettative, ma di esserne rimasto così colpito da volerlo dire.
Il tempo, la fine della scuola, il servizio militare, il lavoro e la vita non mi hanno permesso di provare a contattarlo ancora, in qualche modo. Con questo semplice articolo vorrei ringraziarlo, mi piacerebbe che arrivasse a leggerlo perché DEVE SAPERE che se non fosse stato per lui forse non avrei avuto quella motivazione che mi spinge ancora oggi a scrivere come un dannato, a studiare se occorre e a cercare di migliorarmi in ogni aspetto.

Grazie, professor Marino, con tutto il cuore io la stimo e le voglio bene.

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