Il Cavalier Buffone: Incipit, che Odino ti fulmini!

Odino

Ovvero
Ma quante stramaledette volte
ho dovuto riscrivere l’inizio?

Ovvero
Troppe, ma non abbastanza

L’incipit (da adesso Incipit, con la ‘I’ maiuscola, che merita rispetto) è la bestia nera di ogni scrittore, autore emergente e facenti funzione.
L’Incipit è il momento in cui cominci, in cui metti la pietra della costruzione e vale per qualsiasi cosa, non solo il romanzo. Quante volte, davanti a un biglietto vi siete scervellati prima di scrivere la lista della spesa? Cosa mi manca? Ma siamo sicuri? Aspetta che controllo…
Un annuncio pubblicitario ‘VENDO SCOOTER…’ eeeeh… seminuovo? Con 100.000 chilometri? Verde? C’ha il Gesù bambino catarifrangente benedetto che non si sa mai?

L’Incipit è bastardo, ma sul serio. Sentiamo wikipedia, per i non addetti:

La voce verbale latina incipit è la parola iniziale della formula latina che introduce – talvolta anche con il nome dell’autore – il titolo di un’opera; in filologia e bibliografia con l’incipit si fa riferimento alle prime parole con cui inizia realmente un testo.
Se nella terminologia canonica, la voce incipit definisce propriamente la parola o la frase iniziale di un qualsiasi componimento, l’uso che viene fatto nell’attuale critica letteraria moderna è più esteso. Non solo dunque la prima parola o la prima frase ma l’intera tranche d’avvio che può essere di lunghezza diversa.

Ci siamo capiti? Oggi per Incipit intendiamo l’inizio del libro, non solo le prime parole o la prima frase, ma un’ampia parte di come comincia, se non addirittura il primo capitolo.
Qual è lo scopo dell’Incipit, dunque, a parte dare fuoco alle polveri al romanzo? Semplice, a ingolosire il lettore, a dargli un motivo per girare pagina senza rompersi troppo i maroni e, vi piaccia o meno, pure all’editore. Sì, perché se il lettore è comunque spinto dalla motivazione di averci speso dei soldi (l’ho pagato, tanto vale continuare) all’editore non interessa un tubo: se si scassa i maroni è finita prima ancora di cominciare.

Cane_dorme

Quando iniziai Il Cavalier Buffone di queste cose non m’importava nulla, cioè non avevo in mente di tentare di pubblicarlo (dopotutto lo avevo appena iniziato), né di arruffianarmi eventuali lettori (che magari non lo leggeva manco mia madre). Volevo solo scrivere qualcosa di divertente, con annessi pensieri personali però volti a non ammorbare troppo.
Risultato: l’Incipit numero 1 faceva davvero CAGARE. Lento, noioso, pedante, macchinoso. Sì, va bene, sei iniziato e quindi? Nessuno si sarebbe accorto che era appena cominciato il libro.
Cos’aveva di tanto sbagliato quell’inizio? L’ho appena detto: non iniziava nulla, era una LUNGA elucubrazione (=pippa mentale) del protagonista, il Viandante.
Perché farla così? Facile: l’avevo riciclata.
Il Cavalier Buffone nasceva infatti da ben due costole di ben due progetti precedenti. Uno era quello di una storia ambientata in una taverna e l’altra un libro di poesie (di cui dovrò per forza parlare, sigh), chiamato Sonate di Mezzo Carattere, titolo ripreso ne Il Cavalier Buffone per l’opera di Stevenus McSion.
Trattando quella raccolta di tematiche oscure, malefiche e deprimenti, elaborai un numero spropositato di versi in prosa, uno di essi finì con l’aprire il nuovo romanzo.
Rimase così sino a che non lo terminati, poi il beta reader (estraneo alla mia vita privata) a cui implorai una lettura e un parere, per quanto feroci sarebbero stati, mi fece notare, con termini signorili, che era proprio una gran bella rottura di coglioni.
Lo rimaneggiai e nacque Incipit #2, che diventò dopo una settimana Incipit #3.

Iniziai a sistemare il resto, pensando che, in fin dei conti, ormai andava bene. Beta reader number two mi fece notare che era un po’ troppo macchinoso. Daje, mettiamoci sotto e facciamo Incipit #4. Niente da fare, rinunciai: non avevo idea di come riscrivere l’inizio.
Quando presi la decisione di provare a spedirlo a qualche editore, feci ammenda e ripresi le prime pagine, rileggendole dopo tanto tempo con un altro tipo di esperienza in testa.
Sì, dovetti ammettere, faceva proprio schifo e non potevo spedirlo a quel modo.
Fu così che nacque Incipit #5, tagliandone praticamente metà e riscrivendo da zero il 30% del restante, cercando di adattarlo al tono del resto del libro.
Ora è perfetto? No, non credo, non lo so. Va sicuramente meglio di prima, invece di partire tetro e in modalità Pippa, prova a essere spiritoso sin dalle prime battute.

In soldoni, che poi sennò si fa tardi, non posso dire di essere ancora soddisfatto al 100% del mio Incipit, ma a ben vedere non conosco nessuno che lo sia del proprio, quindi lascerò ai lettori la sentenza.
Il succo di tutto questo reportage da fine del mondo è il seguente: non dare per scontato l’Incipit, ma non abbiatene nemmeno paura.
Potrebbe fare davvero schifo e sarebbe un problema, perché è il biglietto da visita, è quello che viene letto per primo e deve essere interessante, stuzzicante o almeno non provocare accenni di orchite. Provate a sentire scrittori più navigati e chiedete loro un parere sull’Incipit: suderanno freddo, rievocando i propri, le notti insonni a pensare se andasse bene così o se era il caso di aggiungere un’esplosione atomica, un mazzo di fiori o un po’ di gnocca.
Tutti temono l’Incipit, l’Incipit è crudele è sadico, non dolce, seppur anch’esso rischioso, come il finale. No, il finale è catartico, liberatorio: via, andata, sì, ti posso riscrivere quando voglio, semmai.
L’Incipit, invece,  sta lì ad attendervi, pronto a essere ripreso, ma voi non vorrete toccarlo. Orgoglio? Pigrizia? No, paura, semplice paura. Ma se cambio l’inizio cambia tutto il libro? Devo modificare un sacco di cose dopo e via di questo passo?
Non cambia un accidenti, poi si recupera.

Questo mi ha insegnato Il Cavalier Buffone, a temere l’Incipit ma a pensare di dedicarci più tempo che al resto, almeno i primi tempi, per poi tornarci a cose fatte.
Inizia bene? E’ coerente col resto? Alla fine la soluzione migliore, per quanto mi riguarda, è stato adattare l’Incipit al resto del libro, non il contrario.
Più semplice.
Più coerente.
Più giusto.
Scaltro…

Oh, provateci voi a fare un Incipit indistruttibile senza scrivere “Era una notte buia e tempestosa…”!

Snoopy 01

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