La controtendenza del non sapere

La controtendenza del non sapere
ovvero
Sfogo concentrato di banalità totale
con dottorato in bigologia e atti menatori

Picard_Captain

Circa 13 anni fa cominciai a lavorare per la mia attuale azienda (sì, ho ancora un lavoro, anche se non so per quanto). La prima volta non si scorda mai, dice il detto, e infatti non posso dimenticare il mio primo giorno di lavoro.
Tra le tante assurdità, tra cui quella di essere cazziato per non sapere usare un sistema mai visto prima, ci fu un simpatico cliente che mi chiese una cosa, almeno in apparenza, molto semplice: trasformare il suo contratto da utente casalingo a professionista, buttandoci dentro una Partita Iva e scaricare così qualcosa dalle tasse (all’epoca c’erano dei bei vantaggi).
Non sapendo nulla dell’argomento andai da una specie di responsabile, gli posi il quesito e questi alza gli occhi 2-3 secondi, prima di rispondermi. Non entrerò nel dettaglio, ma il procedimento da lui illustrato era talmente astruso e strampalato da farmi inarcare tre sopracciglia. Dopo aver chiesto riscontri per mezza giornata ecco che si svela l’arcano: non esiste nessun modo per farlo, cioè, nessuno ci aveva ancora pensato.
Se ne deduce che quel tanghero la procedura se la fosse inventata al momento.
Nella mia profonda ingenuità, mi posi una domanda: non sarebbe stato meglio dire ‘Non lo so’, magari seguito da un ‘Proviamo a chiedere a…’ e così via?
No, guai. Accidenti, in quest’epoca dove i dottori stanno ovunque è assurdo che non si sappiano le cose, piuttosto ce le inventiamo, no?

Il fondamento su cui si basava Socrate era il concetto di “sapere di non sapere”, un apparente paradosso che invece è di una saggezza senza tempo, tale che può adattarsi a ogni aspetto della nostra vita quotidiana.
La consapevolezza della propria ignoranza, intesa come mancanza di conoscenza su determinate o comunque sempre troppe nozioni, non è un motivo di vergogna, bensì una spinta a colmare le lacune.
Non sapere ed esserne perfettamente a conoscenza ci mette nella privilegiata posizione di poter scegliere: imparo o no? Se decido di imparare accresco il mio sapere, se invece opto per il contrario imparerò qualcos’altro. Forse Socrate non aveva previsto la seconda opzione, ma dopotutto non dobbiamo nemmeno sentirci obbligati a imparare tutto, giusto?
Al di là di questa visione personale sulla scelta dell’ignoranza, l’aspetto fondamentale del sapere di non sapere è che non bisogna vergognarsene: è normale. Si dice che nessuno nasce ‘imparato’, un luogo comune basato su una grande verità, poiché la sfera della conoscenza è così vasta che abbracciarla tutta nel corso di una vita è impossibile.
Ecco quindi che rimango basito davanti alla tendenza di voler essere tutti dottori, di non voler ammettere di non sapere, a costo di deviare il discorso per dare la colpa a qualcun altro.
“A me lo chiedi? Tizio deve saperlo”
Guai a dire “Non lo so, però forse Tizio sì”, vietato non sapere.
Dopo 13 anni qua dentro non è cambiato nulla, persistono gli ignoranti illegali (quelli senza patente, che manco vogliono ammetterlo), li trovo in ogni corridoio, in ascensore, nel parcheggio, persino in strada, dal panettiere, dal gelataio. Sono ovunque.

Perché vi vergognate? Perché non ammettete, invece, con spavalderia “Non ne so un CAZZO”?
Ho rispetto per chi non sa e non si fa problemi ad ammetterlo, perché sono i primi che si incuriosiscono e vanno a colmare il vuoto, perché sono sinceri con se stessi, più che con me.
No, non metto mano al fanale della Ford quando si fulmina una lampadina (almeno una volta al mese), perché ho paura di romperlo. Quindi vado dal meccanico. Sì, potrei imparare, ma lui lo fa meglio di me.
No, non mi preoccupo di non sapere come funziona l’iperbole dell’Ira di Dio applicata alla tangente del reddito annuo di Salaminchia: non lo so, se mi serve lo imparo.
Io non so un cazzo. E non me ne vanto, è così e basta.
Non voglio seguire la moda del dottorato in bigologia e atti menatori conseguita in edicola, preferisco non sapere e all’occorrenza imparare.

No, non lo so, mi dispiace.
Ma posso informarmi.

Non lo so

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