Una persona, un uomo e una riflessione generica sui buchi neri

Quando aprii il blog lo feci perché avevo un po’ di tempo libero, avevo delle cose da dire e, in generale, mi divertiva l’idea di averne e gestirne uno.
E’ andato tutto bene per un po’, non sono uno che scrive chilometri di cose o miliardi di post, mi piace farlo se ho davvero qualcosa da dire.
La pubblicazione de Il Cavalier Buffone ha però dato un arresto parziale alle attività, col contributo del lavoro e della famiglia, che hanno richiesto più attenzione. Di tutti gli articoli che avevo in mente (come la serie Sui Generis) alla fine ne sono scaturiti ben pochi.
Non è stanca, vorrei che lo sapeste, non è nemmeno perché non ho nulla da dire. Il problema, se di tale si tratta, è che ho davvero un sacco di roba da fare e mi rendo conto che così facendo rischio di perdere qualche lettore.

Ultimamente questo blog è stato più un mezzo promozionale per diffondere il romanzo, non è l’unico ma a modo suo ha funzionato. Non vorrei che qualcuno tra voi pensasse che ormai ci sia solo questo, la verità sta in una constatazione fredda a cui sono arrivato: il web non serve a granché.
Se sei un autore emergente tutto ciò che hai in mano è Facebook e il tuo blog. E diversi modi per spammare il prossimo.
Su Facebook in particolare prolifera il germe dell’autore spammone, che si aggiunge la parola ‘Scrittore’ accanto al nome una volta pubblicato un libercolo. Non dimentichiamo cos’è uno scrittore, un tizio che vive con quella roba, non uno scribacchino come noialtri che, se ha culo, pubblica qualcosa e poi torna al suo lavoro di merda.
Ecco, Facebook. Gruppi di ‘scrittori’, gruppi di autori, post sparsi di pubblicità di libri sconosciuti, gente che ti chiede l’amicizia e l’unica cosa che gli vedi in bacheca è la copertina del romanzo, che non ti rivolge la parola nemmeno se ti ci metti davanti.
C’è chi ha ammesso di usare questo strumento solo per quello, una sorta di dichiarazione di intenti. A me personalmente uno solo, ma almeno ogni tanto qualche fesseria divertente la scrive.

Il punto è questo: non considero Facebook uno strumento di promozione, per me è un giocattolo. Certo, mi aiuta a stare in contatto con amici lontani e a conoscere persone interessanti. Al tempo stesso scanso bufale su olio di palma e tasse sui condizionatori, sopporto sfoghi personali di cui non me ne può fregare di meno e ogni tanto litigo con qualche idiota arrogante. Tutto normale.
Poi c’è il libercolo.
“Ecco il mio romanzo! Comprate il mio libro! Ho 300 recensioni positive!”
E stai sempre lì, nel tuo circolino degli amici, un condominio dal quale non riesci a uscire e nemmeno ti rendo conto di esserne prigioniero.
Stai chiedendo di comprare il tuo libro a quelli che l’hanno già fatto o che si sono rotti le palle di sentirtelo dire.
Il blog serve anche a uscire dal condominio Facebook, ma quanto è utile? Parliamoci chiaro, sono convinto della bontà del Cavalier Buffone, ma non sono così cretino da pensare di aver scritto il capolavoro e che tutti stanno lì ad attenderlo.

Nessuno sa che esisto.

E quindi eccomi qua, uno sfogo su una pagina che naviga nel mare della rete, un messaggio nella bottiglia e, ancora una volta, rèclame al Cavalier Buffone. Posso farlo? Sì, non disturbo nessuno, sono qui e so che se qualcuno mi legge è lo stesso di ieri e l’altroieri, che ringrazio per essere qui.
Ora c’è una promozione, di solito non aderisco (credo di averlo fatto un paio di volte), non perché sia tignoso, ma perché credo che 3 euro per un romanzo di 600 pagine non siano tanti. Non sono tanti nemmeno per qualsiasi altro libro, a ben pensarci.
Però adesso costa un euro, anzi, 99 centesimi.

Lettere Animate Summer

Ho deciso di aderire per un motivo semplice: vorrei che qualcun altro mi leggesse. Non è questione di ego, c’entra l’ambizione, lo ammetto, ma soprattutto vorrei che mi conoscesse.
Sono trascorsi due anni da un grave problema di mobbing che mi ha colpito, quando la tua reputazione viene demolita agli occhi della comunità per squallidi motivi ciò che ti resta una volta uscito è un tiepido anonimato e tante menzogne.
Io vorrei che voi sappiate chi sono, una persona, un uomo con una famiglia che ha quasi rischiato di perderla per la cattiveria dell’ignoranza e dell’egoismo, che si è ripassato in soli due anni un catalogo di piscofarmaci e antidepressivi e ne è uscito solo qulche mese fa. Una persona, un uomo, che nonostante non si consideri migliore di nessuno ha cercato di resistere stringendo la propria dignità e che in mezzo a tanta sofferenza ha pubblicato quel libercolo, ne ha scritto un altro, ha praticato arti marziali al limite della resistenza fisica, ha preso due medaglie e un diploma da allenatore, che gestisce due classi di bambini, che cerca di motivarli insegnando loro quanto è bello il kung fu e praticarlo assieme ad altri.

Il Cavalier Buffone è in promozione, nemmeno so fino a quando, ma prima di lui, vi prego, conoscete il suo autore, conoscete me.
Una persona, un uomo, non un esempio, non un eroe. Nessuno.
Uno come voi, che ha i vostri stessi problemi e che, a modo suo, ha scritto qualcosa per farvi sorridere quando lui non ci riusciva.

Sorridete, ridete e ditelo in giro: c’è un tizio qui che ha qualcosa da dirvi, non vi cambierà la vita ma vi strapperà un sorriso.

E buon proseguimento.

Il Cavalier Buffone

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3 commenti su “Una persona, un uomo e una riflessione generica sui buchi neri

  1. Facebook mi diverte, ma sono consapevole che come unica base di spam è quasi zero, specie per chi non ha millemila contatti. Il blog… insomma, mi basta la consapevolezza di una cosetta ben fatta. Di più, non avendo un nome, non posso fare. E va bene così. Ci tocca star sereni e tranquilli, ce lo meritiamo.

    • mi basta la consapevolezza di una cosetta ben fatta

      Questa frase, nella sua semplicità, riassume il tutto cosmico che nel mio cervello confuso e contorto non riesco a esprimere.
      Ti approvo e appoggio ogni carattere.

      • Grazie, ma per noi “sconosciuti” è così. A me il mio bloggetto piace, e ogni recensione positiva mi ripaga della fatica, del tempo, della testardaggine (sardonica, forse…) impiegata per veder nascere il librino. Davvero, il gusto sta nella maggior perfezione dei gesti, delle parole, possibile. Il resto, non è per noi, forse. (WordPress non mi fa firmare col nome, ma sono sempre io, Luciana… 😉 )

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