L’Artigiano

Artigiano

Il 9 agosto è venuto a mancare un uomo, un altro uomo. Ne muoiono tanti ogni giorno nell’indifferenza generale o nella sofferenza collettiva o famigliare.
Però ieri ne è morto uno speciale: Fabio Musati.

Chi frequenta questo blog ne avrà sentito parlare, fu il fondatore di F.I.A.E. assieme ad Amnerus Di Cesare, ne ideò la sigla e il motto: “Né comandanti né condottieri”
Rileggete e riflettete su quest’ultima frase, perché racchiude un pensiero profondo e pratico.
In un panorama come può esserlo quello della letteratura esordiente, più volte si scontrò con circolini e condominii di aspiranti scribacchini, chiusi a invidiare il prossimo o a darsi pacchi a vicenda sulla schiena, con personaggi dal discutibile carisma a tirare le redini di una baracca traballante.
Nessun comandante non voleva dire democrazia, non voleva dire che chiunque poteva dire cazzate, ma che nessuno gli avrebbe tappato la bocca o cacciato se sapeva stare in una comunità.
Nessun condottiero non voleva dire anarchia, non voleva dire di andare allo sbaraglio e come va si vedrà, ma che la motivazione doveva prima di tutto venire dai singoli, contagiando tutti gli altri per procedere ASSIEME verso un sogno.
Voleva dire lavorare assieme.
E così fu, F.I.A.E. oggi è una realtà consolidata e rispettata, forse non più unita come un tempo ma i cui componenti hanno trovato una propria direzione, anche e soprattutto grazie al resto della comunità.

Ma non sono qui per raccontare la storia di F.I.A.E., c’è chi è più competente di me in merito, così come esiste chi ha conosciuto Fabio meglio di me.
Per me è stato sempre un fantasma, lo vedevo e non lo vedevo ma c’era sempre. Una presenza, grande ma in disparte, che osservava in un angolo e, all’occorrenza, interveniva.
Così è stato per Dodicidio, c’era una fucilata di idee, tutte valide ma che non incontravano i favori di ogni membro, e alla fine arriva lui con questa, mettendo tutti d’accordo.
Beh, tutti tranne me. Non mi piaceva l’idea di un noir, ma ci entrai lo stesso perché sentivo che era giusto farlo, che era professionale tentare. E percepivo la sfida, la volevo con tutte le mie forze.
Da allora Fabio c’è sempre stato, in qualche modo. Faceva spesso presentazioni e mi invitava sempre, non con un misero evento di Facebook, ma con un messaggio privato, dedicato.
Ciao, Fabrizio, vuoi venire? Mi farebbe piacere.
Non ci riuscivo mai, per orari, lavoro, posizione dell’evento. Sfiga, insomma.
E ora mi sto torturando, perché se avessi trovato il modo di andarci gli avrei almeno stretto la mano.
Non siamo andati mai d’accordo sotto il profilo artistico, a me piace seguire un metodo mentre per lui (testuale) ‘le regolette sono per i perdenti’. Quanto m’ha fatto incazzare non avete idea.
Eppure era sempre lì a spronare, ‘bravo, continua così’, lo faceva con chiunque di noi. Come uno zio che ti guarda da lontano perché ha le sue faccende, ma non ti perde d’occhio. Mai.

C’è giustamente chi è ferito al cuore da questa dipartita, chi si domanda cosa fare ora. Non sono lo zio ma una risposta ce l’ho.
Adesso si prosegue sulla via tracciata, con più determinazione. Le persone ci possono abbandonare, i pensieri, gli ideali e gli esempi sono ciò che lasciano. Il mondo funziona così. Da sempre. E va avanti.
Si raccoglie il testimone di un uomo che meritava più tempo e riconoscimenti, si segue l’esempio di una persona paziente che guidava puntando l’indice davanti a sé tirandoti una pacca sulla schiena.

Ora vorrei essere vicino ai famigliari, ai quali questa perdita fa indubbiamente più male.
Ma lo sono anche ai suoi amici, a coloro che sono cresciuti professionalmente con lui e grazie a lui. A questi ultimi vorrei dire che non finisce qui, che avete un privilegio che io non sono riuscito ad avere.
Gli avete stretto la mano. Avete sentito il suo calore, sfiorato la sua pelle.
Avete conosciuto l’uomo di carne e sangue che per me era solo digitale. Un uomo semplice ma che ne ha ispirati tanti.

Ciao, Fabio, artigiano della scrittura.

Fabio_Musati

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Un commento su “L’Artigiano

  1. Bene o male hai scritto quello che avevo scritto io per il mio articolo di stamattina, articolo che ho poi cancellato.
    Perché?
    Dopo aver scritto tanto di Fabio, mi sono fermato un attimo e ho valutato il suo apparire sia sul forum che sul gruppo FB, e ho visto in lui una persona tanto disponibile quanto schiva. Ho pensato a coma avrebbe potuto considerare lui un simile lungo necrologio e sono giunto alla conclusione che forse non l’avrebbe gradito troppo. Così mi sono limitato a venire qua a commentare. Hai fatto tutto tu, hai detto tutto tu, l’unica cosa che distingue la mia esperienza è che forse per me non aveva tante parole di incoraggiamento, era un po’ più burbero, ma è questo che ho apprezzato di lui. Niente fronzoli, niente perdite di tempo. Come il padre che ho avuto, uomo di poche parole ma che si faceva capire.
    E niente, ho deciso di ricordarlo diversamente, dedicandogli qualcosa in cui lui era bravo: la scrittura.
    Ciao Fabio.

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