Sei anni senza il Buffone

Sono trascorsi ormai sei anni da quando ho terminato Il Cavalier Buffone, una stesura che mi ha tenuto compagnia dal 2006, pur essendo stato concepito prima. Sei anni durante i quali ho tentato di promuoverlo con scarso successo, trovandogli poi innumerevoli difetti, in cui ho avuto modo di pentirmi di non essermi concesso altro tempo per sistemarlo, o per tentare altre vie editoriali.
Cosa è rimasto dopo sei anni?
Ho scritto Non chiederlo alla Luna, iniziato la saga di Steamwitch Inc, partecipato a diverse iniziative di gruppo (Dodicidio e 99 Rimostranze a Dio), preso una cintura nera, un diploma da istruttore, fondato e abbandonato un’associazione sportiva, iniziato a insegnare Tai Chi e, in mezzo a questo casino, sono pure riuscito a farmi una famiglia.

Mi manca Il Cavalier Buffone. Mi manca scriverlo. E’ stato lungo, spesso tedioso, ma anche molto divertente. Immergermi in quel mondo pieno di cliché, con la sua metanarrativa, la quarta parete che sfrigolava, il Viandante, Jamie, Mia Dulcecor e la combriccola del Grifone Lussurioso.
Mi manca la poesia, il linguaggio aulico e studiato, le trovate narrative, gli esperimenti linguistici e di forma, di impostazione.
Mi manca la fantasia sfrenata con cui l’ho concepito e realizzato.

A modo suo Il Cavalier Buffone è unico, non perché sia un capolavoro, ma per il modo in cui nasce e si sviluppa, ma soprattutto per quello che mi ha dato scriverlo. In un tempo così lungo (otto anni!) c’è una vita che si dibatte e cerca di essere qualcosa, ci sono amicizie, amori, delusioni, drammi. Otto anni sono tanti, poi li lasci così, di colpo, e te ne restano altri sei per renderti conto che Finisterre ha lasciato un vuoto nella tua sfera puramente artistica. Cambio di prospettiva, io che divento tu. Perché non è solo gergo, in quel libro io parlavo a me stesso, mi cercavo in quelle pagine e al di fuori.

Ora sto pensando seriamente di riprenderlo, rivederlo, sistemarlo e soprattutto toglierlo dalle dita di un editore che editore non è, dargli il suo ruolo, un posto tutto suo dove stare, anche a impolverarsi.
Mi manchi, caro Buffone, mi manchi tanto.

Stevenus_01

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